Il bandito delle 11 (1965)
Con Jean-Paul Belmondo, Anna Karina, Dirk Sanders
La trama
Ferdinand e Marianne si ritrovano dopo cinque anni da che si sono lasciati e durante i quali lei è stata in una banda di criminali. Si isolano dal mondo, si amano, ma comunicare non è facile. Finiti i soldi, bisogna pur vivere: Ferdinand segue Marianne che torna nella banda. Un colpo, un omicidio, ma l'amore è finito: Ferdinand uccide Marianne e poi si suicida, alla ricerca dell'amore perfetto in un altro mondo. Ferdinand: "Perché sei triste?". Marianne: "Perché mi parli con parole e io ti guardo con sentimento". L'"amour fou", la solitudine, l'eccesso. Ferdinand si avvolge nella dinamite e accende la miccia: il punto di arrivo del primo Godard, un percorso che era partito con "Fino all'ultimo respiro".
L'opinione più votata
Di callme Snake scritta il 12/03/2010 - utile per 14 utenti
Voto al film: 
Una coppia di amanti in fuga dal mondo, un (improbabile) plot noir, una società sterile. Il mare, la natura, le confessioni, un diario. La Ford Galaxy del '62, L'Alfa Romeo, Samuel Fuller, Velasquez, Le Grand Escroc. Jean-Luc Godard, Jean-Paul Belmondo, Anna Karina (e Jean-Pierre Leaud, aiuto regista). Questi alcuni degli ingredienti che vengono lanciati (apparentemente senza logica), come macchie di colore, sulla tavolozza che darà vita al tableux Pierrot Le Fou. Godard affronta il Romanticismo, e lo fa a modo suo, ovvero in forma di saggio-poesia: i due protagonisti sono (dovrebbero, vorrebbero essere) "gli ultimi discendenti della Nuova Eloisa, del Werther e di Ermanno e Dorotea". Il loro rifiuto della civiltà senza sentimento in cui vivono si manifesta attraverso tutte le forme tipiche (e, in Godard, volutamente, freddamente stereotipiche) dell'universo romantico: il viaggio, nella sua variante della fuga, l'amour fou, la scrittura (il diario di Pierrot), la confusione con la natura (o il suo tentativo, soprattutto nella parte centrale, semi-parodia del Robinson Crusoe), la solitudine, la follia. Pierrot è una specie di intellettuale/artista/criminale che ricerca un'unità laddove ormai regna solo frammentazione e alienazione. Vorrebbe essere uno con il tutto: con se stesso, poi con la natura, con Anna Karina, forse persino con il pubblico, più volte interpellato. Non può. Certamente non può oggi, in questo mondo. Il colore è l'attante che si fa portavoce del sentore del suo fallimento: colori puri, campiture piatte, effetti da pop art, macchie cromatiche che si richiamano in continuazione, da un capo all'altro dello splendido Techniscope. Il continuo richiamarsi dei colori sembrerebbe evocare e rispecchiare il desiderio di Pierrot verso un'unità che sfiorerà (direi nelle sequenze musical che citano, forse, Vincente Minnelli: un regista non a caso spesso etichettato come "colorista") ma che non raggiungerà mai del tutto. I colori in Pierrot Le Fou sono infatti nettamente separati l'uno dall'altro, sono campiture di tinte pure in forme geometricamente definite: il massimo che possono fare è, appunto, richiamarsi l'un l'altro, senza mai mischiarsi per dar luogo a tutte le possibili sfumature. La con-fusione è impossibile. Il discorso cromatico iniziato con La Donna è Donna e proseguito nel Disprezzo (guarda caso tutti film in formato widescreen 2,35:1, contro l'1,37 Academy delle altre sue pellicole: come a voler creare un supporto abbastanza largo su cui stendere i colori liberamente) trova qui il suo apice e il suo senso (si veda la maestria con cui Coutard e Godard costruiscono le immagini: i colletti delle camicie e più in generale l'abbigliamento, le auto, gli arredamenti, i parallelepidedi-abitazioni, le bandiere, le luci che scorrono sul parabrezza e che bilanciano la composizione mediante la loro innaturale violenza cromatica). ESPANDI +
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21 aprile 2012 Opinione di ed wood su "Il bandito delle 11"
Questo è forse il film più "americano" di Godard, come suggerisce sin dall'inizio la scelta della fotografia a colori, con cromatismi accesi che richiamano il glorioso Technicolor degli anni 50. Che Godard sia un citazionista cinefilo, si era capito sin dal suo fondamentale esordio, "Fino all'ultimo respiro". Questo "Pierrot Le Fou" è probabilmente l'opera in cui JLG è riuscito meglio a sovrapporre l'immaginario a stelle e strisce alla sensibilità critica europea. C'è tanta...
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12 marzo 2010 Opinione di callme Snake su "Il bandito delle 11"
La solitudine del romantico. Una coppia di amanti in fuga dal mondo, un (improbabile) plot noir, una società sterile. Il mare, la natura, le confessioni, un diario. La Ford Galaxy del '62, L'Alfa Romeo, Samuel Fuller, Velasquez, Le Grand Escroc. Jean-Luc Godard, Jean-Paul Belmondo, Anna Karina (e Jean-Pierre Leaud, aiuto regista). Questi alcuni degli ingredienti che vengono lanciati (apparentemente senza logica), come macchie di colore, sulla tavolozza che darà vita al tableux...
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15 luglio 2009 Opinione di steno79 su "Il bandito delle 11"
Per gli ammiratori di Godard, fra cui volentieri mi inserisco, questo è certamente uno dei migliori film del regista, purtroppo uscito in Italia con un titolo bruttissimo e numerosi tagli (l'edizione da vedere è assolutamente quella originale). La trama, tratta da un romanzo "nero" di Daniel White che non conosco, è volutamente incoerente e sopra le righe : conta la sperimentazione di uno stile cinematografico di estrema libertà, sia a livello formale che...
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17 febbraio 2009 Opinione di mm40 su "Il bandito delle 11"
Esteticamente è anche un bel film. Peccato però che sia di Godard: la trama è sbriciolata dai dialoghi, spesso incomprensibili, fuori luogo, privi di nesso logico o semplici citazioni poetiche. Più in generale: è un discreto film d'azione, di fuga, d'amore e di gangster, ma completamente - e sciaguratamente - rovinato dalle continue speculazioni gratuite di bassa filosofia e dalla presunzione del commento del narratore esterno e degli intermezzi di montaggio (neon, scritte su fogli,...
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28 dicembre 2008 Opinione di sasso67 su "Il bandito delle 11"
Altro inguardabile ed irritante pistolotto filmato della fin troppo premiata ditta Godard.
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23 settembre 2008 Opinione di carlos brigante su "Il bandito delle 11"
Godard sfrutta un'esile struttura da film poliziesco per creare un'opera-saggio per parlare di tutto: della vita, della morte, della pubblicità, della guerra, della politica, del cinema, della letteratura, del tradimento, della libertà......dell'eternità. Allo spettatore non viene permesso di immedesimarsi, di proseguire spedito sulla via della narrazione. Egli è costretto a fermarsi, a riflettere, ad ascoltare. Godard dilata i tempi o li contrae a suo piacimento, fa rivolgere gli attori...
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9 novembre 2007 Opinione di pierrot le fou su "Il bandito delle 11"
Uno dei film più belli che abbia mai visto. Si respira aria di "Libertà" nel senso più assoluto del termine, creatività oltre i limiti del geniale, amore e colori mozzafiato. Voglia di gridare che non è importante cosa faremo, ciò che importa è esistere e non dimenticarlo mai.
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4 maggio 2006 Opinione di Uofeltorreip su "Il bandito delle 11"
Images et Sones, un film eccezionale che ci fa riflettere su tutto quello che si potrebbe fare al cinema, e che solo pochi hanno fatto. Se riuscite a trovarlo non fatevelo scappare.
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