Giorni perduti (1945)
Con Ray Milland, Jane Wyman, Philip Terry, Howard Da Silva, Frank Faylen
La trama
Dopo il successo iniziale, uno scrittore ha incontrato difficoltà, è entrato in crisi esistenziale e si è dato all'alcol, invano dissuaso dal fratello e dalla fidanzata. Finisce in breve in una clinica psichiatrica dove, dopo un lungo calvario, tenta di togliersi la vita. Per sua fortuna però i suoi cari non l'hanno abbandonato e la fidanzata lo salva in extremis. Film durissimo e assai coraggioso per l'epoca, con atmosfere quasi da noir. Celebre la sena dell'incubo con i topi e il pipistrello. Oscar per il film, la regia, la sceneggiatura e il protagonista, Palma d'oro a Cannes per il film e per Milland. Pare che in origine il protagonista dovesse essere anche esplicitamente omosessuale, ma la censura dell'epoca non lo permise.
L'opinione più votata
Di angelina scritta il 04/04/2012 - utile per 25 utenti
Voto al film: 
Don Birman (Ray Milland),scrittore in crisi creativa,che dopo un iniziale successo è caduto nell'oblio,si è rifugiato nell'alcool,dalla cui dipendenza non riesce a staccarsi,nonostante l'affetto e il fervido sostegno del fratello Wick (Philip Terry) e della dolce fidanzata Helen (Jane Wyman).
Durante un solitario fine settimana a New York,dopo aver rifiutato di seguire Wick in campagna,a casa di amici,Birman tocca il fondo dell'autodistruzione e viene ricoverato in un reparto psichiatrico per alcolizzati da dove riesce a fuggire in condizioni disperate.
Dal bellissimo incipit,un piano sequenza,che da una panoramica su una grigia New York riprende una modesta casa in mattoni,dove da una finestra,appesa per una corda,pende una bottiglia di whisky,Billy Wilder ci introduce subito nel cuore del dramma,la discesa agli inferi di uno scrittore alcolizzato e il disperato tentativo del fratello e della fidanzata di salvarlo dalla sua ossessione.
Rimasto solo,in un "perduto" fine settimana (The Lost Weekend),in una New York cupa e desolata,Don Birman,per procurarsi una bottiglia di whisky è disposto a vendersi l'anima,la propria dignità e la sua macchina da scrivere.
Tratto dall'omonimo racconto di Charles R.Jackson,adattato dallo stesso Billy Wilder,in collaborazione con Charles Brackett (anche produttore),The Lost Weekend è l'affresco amaro e struggente di una perdizione,sorretto dalla straordinaria intepretazione di Ray Milland - premiato con l'Oscar - e dalla splendida fotografia di John F.Seitz ,dal taglio espressionista,nel raffinato gioco di ombre e luci,contrappuntato dalla musica di Miklòs Ròsza,di grande suggestione emotiva.
"Qui,nel disincanto - soprattutto nella consapevolezza del Male e nello stile espressionista adottato - si vede tutto il retroterra europeo del regista,cresciuto tra Vienna e Berlino,ebreo laico che ha visto il suo mondo minacciato e prossimo al collasso." (Luigi Locatelli)
Memorabili alcune sequenze.La frenetica ricerca di un banco dei pegni aperto,durante la festività ebraica del Kippur,in un quartiere squallido e desolato,il ricovero coatto in un sinistro reparto psichiatrico per alcolizzati,la macabra allucinazione del topo aggredito da un pipistrello,anch'essa di chiaro rimando espressionista.
Wilder sfugge qualsiasi deriva retorica e sentimentale,lo stile è asciutto e rigoroso,l'implacabile discesa di Don Birman verso l'autodistruzione è vista con sguardo lucido e impietoso,anche se partecipe.In ottemperanza al Codice Hays di autocensura vennero omesse,nella trasposizione cinematografica del racconto di Charles Jackson,l'omosessualità del protagonista e la sua relazione con un uomo.
Dramma umano e sociale di grande potenza espressiva e stilistica,struggente tranche de vie di un uomo alla deriva,The Lost Weekend concede solo nel finale,forse un pò troppo affrettato e consolatorio,la possibilità di un riscatto in nome dell'amore.
Quattro premi Oscar nel 1946 e Palma d'oro al Festival di Cannes,nel medesimo anno,a Billy Wilder.Menzione speciale a Ray Milland per la migliore intepretazione maschile.
- negative [2]
- sufficienti [1]
- positive [20]
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4 aprile 2012 Opinione di angelina su "Giorni perduti"
Don Birman (Ray Milland),scrittore in crisi creativa,che dopo un iniziale successo è caduto nell'oblio,si è rifugiato nell'alcool,dalla cui dipendenza non riesce a staccarsi,nonostante l'affetto e il fervido sostegno del fratello Wick (Philip Terry) e della dolce fidanzata Helen (Jane Wyman). Durante un solitario fine settimana a New York,dopo aver rifiutato di seguire Wick in campagna,a casa di amici,Birman tocca il fondo dell'autodistruzione e viene ricoverato in un reparto psichiatrico...
voto al film: 
31 marzo 2012 Opinione di XANDER su "Giorni perduti"
In assoluto il miglior film di Billi Wilder. Altro che filmacci come Sabrina ecc. Qui si vide il vero MAESTRO. Una storia scritta benissimo, recitata ancora meglio. Ti trascina in un mondo brutto fino al baratro. Alcune scene sono un vero pugno nello stomaco da digerire. Giustamente vincitore di 4 premi Oscar
voto al film: 
3 marzo 2012 Opinione di emmepi8 su "Giorni perduti"
Wilder ha, nella prima parte della sua carriera, un doppio binario di storia cinematografiche, drammi e commedia, stupendo sia in un campo che nell'altro ed affrontando temi forti e con toni non certo morbidi, anche se mischiando nella storia un tono melodrammatico che rendeva più appetibile l'argomento. Giorni Perduti è un esempio giusto per questa impostazione prospettata, affrontando un argomento scottante come quello dell'alcolismo, portando l'argomento al risultato voluto, tramite...
voto al film: 
2 luglio 2010 Opinione di Axeroth su "Giorni perduti"
Dicendolo con terminologia moderna, ed appartenendo ad una generazione molto postuma a quegli anni, lo definisco il Trainspotting dell'alcol, o potrei definire il film di Boyle, Il Giorni Perduti della droga. Capolavoro, assolutamente da vedere, pregno di suspense, sostanza, realismo, e manifesto del delirio psicologico sotto l'effetto etilico. L'amore fra Don ed Helen è un amore tormentato, smisurato, incontrollabile e quasi impossibile, ma poi lui si sveglia o meglio, riemerge dal...
voto al film: 
31 maggio 2010 Opinione di Baliverna su "Giorni perduti"
Grande Billy Wilder, che nel ’45 stupì tutti con uno dei suoi capolavori. E’ un film di notevole forza drammatica, che rappresenta senza pietà la vita infernale di un alcolizzato, analizzandone i risvolti psicologici e affettivi. Ray Milland dà un’eccellente interpretazione, specie nelle scene dove è ridotto all’ultimo stadio, con la barba lunga e la faccia sfigurata dall’alcool. Molto buoni sono anche i passi dove il terrore degli...
voto al film: 
25 marzo 2010 Opinione di Stefano82 su "Giorni perduti"
Film molto bello sulle problematiche dell'alcol, molto spesso sottovalutate inquanto l'alcolizzato è visto spesso come un antieroe. Si viene catapultati in questa realtà soffocante dalla schiavitù per l'alcol, e come si possa distruggere una vita per colpa di un distillato.
voto al film: 
18 febbraio 2010 Opinione di cantautoredelnulla su "Giorni perduti"
Delirium tremens: la prima volta che lessi questa definizione fu su film tv in una mini-recensione su questo film. Lo vidi sulla fiducia, considerato un capolavoro, dopo averlo visto ho potuto confermare che non c'erano dubbi sulla correttezza del giudizio. La scena del delirium tremens è entrata a tal punto a far parte del mio immaginario (è incredibilmente suggestiva) che ogni volta che alzo un po' troppo il gomito non posso fare a meno di rivederla davanti ai miei occhi!
voto al film: 
29 gennaio 2009 Opinione di carlos brigante su "Giorni perduti"
Wilder ci porta all'interno di un incubo allucinato di un aspirante scrittore schiavo dei demoni dell'alcol. Il vortice autodistruttivo del protagonista è trattato con forza visionaria: le allucinazioni unite alla fotografia, che in certi momenti richiama l'Espressionismo tedesco, alla profondità di campo, ai soffitti intravisti e all'interpretazione di Milland, portano lo spettatore in una spirale da incubo che sembra senza scampo. Si giunge così al finale dove a mio...
voto al film: 
19 agosto 2008 Opinione di Dalton su "Giorni perduti"
Qui Wilder si rivela meno misogeno e più visionario del solito, nel descrivere la travolgente voragine esistenziale di un fallito ridotto alla dipsomania e alla mascalzonaggine. Il melodramma lascia nel finale una possibilità di redenzione ma anche uno spiraglio alla mancata soluzione di continuità. Bravo Milland, loser ante litteram. Celebre la sequenza dell'allucinazione.
voto al film: 
28 febbraio 2008 Opinione di mm40 su "Giorni perduti"
Ridicolo come si possa rovinare un bel film con un finale incomprensibile e assurdamente inverosimile. Wilder costruisce un incalzante racconto di degradazione umana fino ad implodere negli ultimi minuti con una sequenza raggelante in cui il protagonista fa improvvisamente la morale al pubblico e decide di sua spontanea volontà di smettere di avere una gravissima dipendenza. Se tutto il film è creato attorno all'impossibilità di uscire dal tunnel, appare quantomeno fuori luogo e deludente...
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