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Opinione di mm40 su Backbeat. Tutti hanno bisogno d'amore





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06/01/2011 voto al film: voto sufficiente

Sul film

La storia di Pete Best è nota, quantomeno a chi un po' di rock se ne intende: primo batterista dei Beatles a rimanere con una certa continuità dietro ai tamburi, venne letteralmente cacciato da John, Paul e George al momento di incidere il primo album della band, sostituendolo con Ringo. Ma la vita, breve ed intensa, di Stuart Sutcliffe è stata poco celebrata anche all'interno della mitologia beatlesiana: per capire l'importanza del personaggio, basti il soprannome con cui è frequentemente ricordato, cioè 'il quinto Beatle' (prima di tutti gli altri cui verrà attribuito tale nomignolo: il manager Epstein, il produttore Martin, il dj Murray the K, che non abbandonò il complesso per un secondo durante la sua prima tournè americana e via dicendo). Sutcliffe, amico fraterno di John, abbandonò i Beatles ad un passo dal successo di sua spontanea volontà, per dedicarsi all'amore (si fidanzò con una ragazza tedesca e rimase ad Amburgo al termine di uno dei primi 'tour' della band) ed alla pittura, arte in cui pareva piuttosto dotato. Backbeat ci racconta questo e molto altro, approfondendo la parentesi tedesca della prima fase della carriera dei Fab four (five a quei tempi, appunto) e mettendo in luce con buona verosimiglianza i caratteri dei vari componenti del gruppo ed i rapporti che fra essi intercorrevano. Il buon lavoro di ricerca sulla materia trattata fa il paio con la bella colonna sonora roccheggiante, a base di Twist and shout, Rock and roll music, Money (That's what I want) ed altri standard del primissimo r'n'r; curiosità: a registrare la colonna sonora del film - e quindi reincidere numerosi di quegli standard - sono stati chiamate alcune rockstars degli anni '90, fra le quali Dave Grohl dei Nirvana, Mike Mills dei REM (in quel periodo in ottimo rapporto con i Nirvana stessi), Thurstone Moore dei Sonic youth, Greg Dulli degli Afghan Whigs. Le pecche principali di Backbeat sono invece da ritrovare nella costruzione narrativa e nell'impianto di scenografie e fotografia, tutto piuttosto virato al televisivo, insomma scarsamente elaborato; è questo il fim d'esordio del regista Iain Softley, impegnato anche in sceneggiatura insieme a Stephen Ward ed Erwin Dietrich. A confermare l'amore infinito degli inglesi verso sè stessi, è arrivata per la pellicola una discreta quantità di premi: quasi esclusivamente da enti britannici. Ma non è affatto un cattivo esempio di biopic di un artista musicale, per quanto Sutcliffe abbia lasciato pochissimi segni come musicista. 6/10.

Sulla trama

Fra il 1960 ed il 1961 i futuri Beatles compiono alcuni viaggi di lavoro ad Amburgo: fra un'esibizione e l'altra John, Paul, George, il batterista Pete ed il bassista Stu conoscono il sesso, le anfetamine, le sbronze, le risse e soprattutto l'ambizione. Stu, in particolare, lascerà il complesso ad un passo dallo sfondare per dedicarsi alla pittura. Ma verrà stroncato troppo presto da un'emorragia cerebrale improvvisa, a soli 21 anni.


SI

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