Opinione di yume su Pioggia
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Sul film
Frammenti di luce nell’acqua, case dai tetti aguzzi, una nave scivola nel canale, strade di Amsterdam, un carretto della frutta, gioco di luci, ombre sul selciato, c’è il sole, una finestra si chiude per un colpo di vento, facciate ridenti di finestre ordinate si allineano.
Cielo, nuvole sempre più nere stringono un aereo in volo, il vento si alza, la biancheria stesa svolazza, c’è battaglia tra nuvole nere e spazi di luce, uno stormo di uccelli in fuga, le prime gocce nel canale, piccoli cerchi concentrici si allargano, sempre più veloci.
Le case si specchiano nel selciato lucido, gli alberi nel canale, il cielo è di un grigio uniforme
Un passante apre la mano, la tende, sente le prime gocce, guarda il cielo con gesto consueto, tira su il bavero, prevede e si affretta, un ombrello si apre e una finestra di mansarda si chiude, un uccello bianco svolazza sull’acqua, ha le ali arruffate, non sa decidersi.
Pozzanghere sui bordi della strada, la vita si riflette a rovescio, le ruote lasciano lunghe strisce sull’asfalto, ombrelli neri, uno, due, una fila, la piazza gremita di ombrelli neri, uguali, lucidi, una bicicletta corre capovolta in una pozza d’acqua.
Qualche ombrello si chiude, passeggeri salgono sul tram, le gocce scorrono a righe sui finestrini, getti d’acqua schiumosa dai canali di scolo, grondaie sgocciolano allineando gocce ben separate fra loro, le strade si svuotano.
Lame di luce nel cielo, la pioggia rallenta, smette, l’acqua nelle pozzanghere ora è ferma.
Quindici minuti per un racconto visivo, dal sole alla pioggia e poi di nuovo al sole, un’avventura dello sguardo che trasmette al pensiero il suo ritmo e il suo umore, ne segna la gradazione e il tempo, un cine-poema di percezioni tattili, eppure solo apparentemente naturalistiche.
Joris Ivens e Mannus Franken girarono riprese per due anni, la pioggia di quindici minuti è la sintesi di tanti rovesci in tutti i punti della città, una costruzione dell’occhio che crea una realtà nuova, altra, non distinguibile da quella naturale.
Joris Ivens strizza da lontano il suo cine-occhio al compagno sovietico Dziga Vertov (“Io sono un occhio. Un occhio meccanico e sono in costante movimento!” ) che gira nello stesso anno, siamo nel ’29, L'uomo con la macchina da presa, la giornata di un cineoperatore per le strade di Mosca.
L’occhio che guarda attraverso l’obiettivo inventa la realtà da osservare, lo spettatore la percepisce come vera e l’accetta, anche se ne conosce l’artificio.
Il commento sonoro di Lou Lichtveld, aggiunto tre anni più tardi, si affianca all’immagine, il suono e la forma dell’acqua in uno spazio urbano diventano occasione per la creazione di uno spazio acustico e visivo globale, l’occhio vi si immerge, fa la sua esperienza percettiva, ne esce col suo ricordo prevalente, nel gioco della visione sempre mutevole.
“Chère imagination,ce que j’aime surtout en toi,c’est que tu ne pardonnes pas.”(André Breton)
Paola Di Giuseppe
http://www.viadelcinema.it/viadelcinema/Europa_monografie/Europa_monografie.html
Commenti
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15 ottobre 2010, 09:02 di dedo
Fantastica e poetica recensione Complimenti Dedo
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15 ottobre 2010, 09:50 di yume
Caro dedo,posso dedicartela? le piogge autunnali stanno arrivando, così le guardiamo insieme
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15 ottobre 2010, 16:27 di dedo
Ti ringrazio della generosa offerta, ma altri se la meritano più di me (es. i minatori cileni). Quanto alle pioggie autunnali mi alletterebbe vederle insieme a te, ma mentre te sei asciutta io che le sto vivendo da tempo, sono già fradicio. Un grazie sentito ed un caro saluto Dedo
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15 ottobre 2010, 17:04 di yume
Ai minatori cileni, caro dedo,come ai tanti, troppi dannati della terra il mio pensiero è sempre vicino, e non da ora. Certa però purtroppo della mia impotenza che nasce da colpevole incapacità ed effettiva non volontà di operare concretamente per migliorare la loro sorte, chiusa nel comodo bozzolo dei miei privilegi piccolo borghesi, cerco almeno di non lavarmi la coscienza a buon mercato. Non avrei mai potuto dedicare niente a loro che non fosse il mio impegno diretto, non a parole, e questo non l'ho fatto. Dunque.
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15 ottobre 2010, 17:53 di dedo
Conosco bene il tuo impegno civile e la mia osservazione non era certo un rimprovero. Ma ero sopraffatto dalla tua offerta di dedicarmi una così lirica recensione che ho pensato di non meritarmela. Ma chiudi con un "dunque" e quindi, molto emozionato, accetto la tua generosa offerta. E ci guarderemo le pioggie autunnali insieme (magari al coperto). Con affetto Dedo
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15 ottobre 2010, 18:00 di yume
Dedino dedino birichino! ok, ho un bell'ombrello grande giallo come il sole, come stare al coperto, e la prossima recensirò Singin' in the Rain.......
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15 ottobre 2010, 22:04 di Utente rimosso (Marcello Del Cam
Ora aspetto che tu scriva del "Popolo e i suoi fucili": chi ha avuto la fortuna di vedere questo film nei luoghi deputati al sogno di una generazione ricorderà come Ivens, Rouch, Rossif (ricordi "Morire a Madrid"?), Bunuel ("Terra em trance", "Las Hurdes"), Solanas prima maniera ("L'ora dei forni") e poi... e poi..., proiettati in piccole sale di preti, sindacati, sedi di gruppi a sinistra di... sempre a sinistra di..., ci riparavano dal peso degli ombrelli. E' straordinario leggere ciò che ho dimenticato negli anni - di Ivens e della pioggia.
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15 ottobre 2010, 22:13 di yume
Eh caro Marcello, stavolta mi sono sprofondata alle radici di Oshima, incazzatissimo contro tutto e tutti, e prima che ne vengo fuori passerà un po'.....nel frattempo però mi dò da fare a rastrellare in giro, gente di piccola taglia come me riesce a penetrare dappertutto, grazie per le fantastiche dritte :)
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27 ottobre 2010, 19:11 di yume
Vedi dedo, alla fine i minatori sono arrivati anche per me, quelli di Borinage, ma io ho uno share basso (su e mule dicono ID basso) e non te ne sei accorto neanche tu che, pure, mi sollecitavi sotto la pioggia. Ma meno male che c'è chi ci pensa, ai minatori.
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29 ottobre 2010, 08:14 di dedo
Non mi hai risposto alla domanda: "Che cos'è l' ID" ? ma hai cancellato la richiesta di spiegazione. Perchè ?
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29 ottobre 2010, 08:40 di yume
Scusa la dimenticanza, ID è un indice in base al quale la velocità di scaricamento di un film è più o meno avanzata (io scarico quelli introvabili, gli altri li compro, in genere su IBS o Raro video, sono i più convenienti, registro poco, non ho Sky e la notte dormo, non so programmare registrazioni perchè ho un lettore di cui non ho voglia di leggere le istruzioni che so già non capirei). L'ID dipende dunque da quello che tu hai come credenziale, cioè se hai caricato a tua volta molto materiale di cui altri usufruiscono.Un gran circuito mondiale.Su e mule funziona così e forse il mio paragone non calzava.Lì c'è garanzia di neutralità assoluta.
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