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I migliori anni della nostra vita (1946)

[The Best Years of Our Lives, USA 1946, Drammatico, durata 172', b/n]   Regia di William Wyler
Con Fredric March, Dana Andrews, Harold Russell, Myrna Loy, Teresa Wright, Virginia Mayo



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in I migliori anni della nostra vita: assente
Ritmo ritmo in I migliori anni della nostra vita: presente
Impegno impegno in I migliori anni della nostra vita: minimo
Tensione tensione in I migliori anni della nostra vita: minimo
Erotismo erotismo in I migliori anni della nostra vita: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a I migliori anni della nostra vita

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a I migliori anni della nostra vita (voti: 24 media: 4,17) 24

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La trama

Il difficile reinserimento di tre ex combattenti ritornati, al termine della guerra, nella loro piccola cittadina di provincia. Uno si impegna per gli ex-commilitoni, uno è tradito dalla moglie, un altro torna mutilato. Lacrime e sospiri in una struggente storia ben raccontata da Wyler. All'epoca grande successo di pubblico e sette Oscar: film, regia, attore protagonista (March), attore non protagonista (Harold Russell), sceneggiatura non originale (Robert Sherwood), montaggio (Daniel Mandell), musica (Hugo Friedhofer).  

L'opinione più votata

Di LorCio scritta il 14/10/2011 - utile per 3 utenti

Voto al film: voto ottimo

Un titolo entrato nel gergo comune anche grazie alla, checché se ne dica, splendida canzone cantata da Renato Zero, che ha un significato denso di speranza eppure contraddittorio: possono essere i migliori anni della nostra vita quelli appena successivi alla fine del secondo conflitto mondiale? Probabilmente sì, perché ogni fine può essere un nuovo inizio. Il film racconta, nel corso di quasi tre, appassionanti ore di romanzo popolare americano, le storie di tre reduci di guerra alle prese con i problemi del reinserimento: il bancario di mezz’età Friedrich March (Oscar) torna in famiglia ma si dà troppo spesso all’alcool e pensa disperatamente a coloro che non ce l’hanno fatta, nonostante la dolce mogliettina Myrna Loy (donne di cui abbiamo perso lo stampino) cerchi di introdurlo di nuovo nella quotidianità della famiglia; l’aitante Dana Andrews perde il posto di lavoro e l’amore della fatua Virginia Mayo; e il mutilato Harold Russell (mutilato delle mani anche nella realtà) non riesce ad accettare il fatto che la famiglia lo tratti da menomato. Proprio quest’ultimo filone inserisce il bellissimo film di William Wyler in una specie di neorealismo americano formato mainstreaming, certamente non accostabile ad una corrente precisa né tantomeno folta: Russell è la testimonianza dei sacrifici bellici che l’America ha subito per salvare il mondo e allo stesso tempo è la rappresentazione del dolore e dello strazio dei padri e dei figli della nazione alle prese con l’elaborazione del lutto e con la necessità di voltare pagina. Non è involontario che la scena più commovente (cinicamente si direbbe anche scontatamente) sia quella in cui Russell si spoglia, presentandosi di fronte all’amata senza gli arti, ossia nelle condizioni attuali, le condizioni che vanno accettate senza se e senza ma. Con una perizia che unisce le esigenze autoriali con le voglie di un pubblico sofferente ma desideroso di ricominciare, Wyler si fa assistere da un reparto tecnico efficientissimo che ricrea spazi metropolitani con filologica coerenza e manda le sue attrici a vestirsi con gli abiti dei grandi magazzini in un nome di un realismo tutt’altro che banale e per forza di cose attendibile. Il film esprime l’inganno che l’America ha fatto ai suoi soldati: non a caso è denso di rimpianti (specie da parte del personaggio di Andrews), di malinconie, di fermento. Fotografia livida ed intensa ingiustamente non premiata con l’Oscar così come invece furono premiati film, regia, March, Russell, sceneggiatura, musica e montaggio. Per quanto datato, nei suoi limiti, sta agli Stati Uniti come Ladri di biciclette sta all’Italia: gli effetti sono diversi, le cause forse pure (a differenza dell’America, l’Italia vive un tormentatissimo complesso di colpa), ma i sentimenti sono gli stessi.
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SI

Opinioni su I migliori anni della nostra vita


14 ottobre 2011 Opinione di LorCio su "I migliori anni della nostra vita"
LorCio

Un titolo entrato nel gergo comune anche grazie alla, checché se ne dica, splendida canzone cantata da Renato Zero, che ha un significato denso di speranza eppure contraddittorio: possono essere i migliori anni della nostra vita quelli appena successivi alla fine del secondo conflitto mondiale? Probabilmente sì, perché ogni fine può essere un nuovo inizio. Il film racconta, nel corso di quasi tre, appassionanti ore di romanzo popolare americano, le storie di tre reduci di guerra alle...

voto al film: LorCio assegna il voto ottimo a I migliori anni della nostra vita (1946)

1 commento
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20 marzo 2011 Opinione di michel su "I migliori anni della nostra vita"
michel

NUOVI OCCHI, NUOVO CUORE, NUOVE MANI Il difficile ritorno a casa di tre soldati americani alla fine del secondo conflitto mondiale. Il più anziano, tornato a fare il banchiere, pretende di concedere prestiti in base alla stima e non più alla solvibilità dei suoi clienti. Il secondo scopre di non amare il suo lavoro e tanto meno sua moglie. Il terzo ha un problema meno filosofico, deve ricostruirsi un'identità con due morsetti al posto delle mani. Il film dice...

voto al film: michel assegna il voto sufficiente a I migliori anni della nostra vita (1946)



7 febbraio 2011 Opinione di fratellicapone su "I migliori anni della nostra vita"
fratellicapone

Un gran bel film su tre militari che tornano dalla guerra e devono riconvertirsi alla vita normale. C'è il bancario che trova una famiglia unita ed affettuosa ma sul lavoro si rende conto che la banca non fa nulla per aiutare i reduci (bello il discorso fatto davanti ai colleghi e il paragone con la guerra e la fiducia negli uomini); c'è il marinaio senza mani che non crede che la sua fidanzata gli voglia bene anche cosi; c'è l'ufficiale che trova una moglie che non lo...

voto al film: fratellicapone assegna il voto ottimo a I migliori anni della nostra vita (1946)

nessun commento
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12 luglio 2010 Opinione di marco l su "I migliori anni della nostra vita"
marco l

Perché è un'ottima pellicola? Credete sia facile trattare la problematica del reducismo, delle responsabilità individuali, sociali e statali che la sottendono, appena usciti dal tremendo sforzo bellico del secondo conflitto mondiale? Era il 1946 e gli USA avevano pagato in vite umane, che al contrario degli oneri economici la geopolitica non avrebbe risarcito, una guerra in origine lontana dai loro interessi. Dicono che i vari Rambo e Nato il Quattro Luglio siano stati...

voto al film: marco l  assegna il voto ottimo a I migliori anni della nostra vita (1946)



27 marzo 2010 Opinione di emmepi8 su "I migliori anni della nostra vita"
emmepi8

Un film tempista, nel senso che siamo nel 1946 ed il fatto dei reduci è argomento scottante. Si rischia il didascalico nella divisione dei tre personaggi, ma Wyler, da quel grande maestro che era, supera la prova a gonfie vele, e vederlo oggi si rimane anche affascinati dal coraggio di certe prese di posizione anche politiche e pacifiste che si prendono. Una sceneggiatura legata a Sherwood vecchia volpe delle storie forti e melodrammatiche, ma quasi sempre di pregio e qui il centro...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a I migliori anni della nostra vita (1946)


11 novembre 2009 Opinione di luisasalvi su "I migliori anni della nostra vita"
luisasalvi

Va inserito e compreso nel momento esatto in cui è uscito, che rispecchia e commenta in modo non banale: il problema dei reduci, che ci siamo abituati a vedere in modo molto più drammatico negli anni successivi e soprattutto dopo il Vietnam, allora emergeva appena; erano reduci da una guerra sentita come moralmente doverosa, al contrario del successivo Vietnam; nel film c'è già, visto con indignazioni, chi sostiene che la guerra è stata fatta dalla parte...

voto al film: luisasalvi assegna il voto buono a I migliori anni della nostra vita (1946)

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31 luglio 2009 Opinione di sasso67 su "I migliori anni della nostra vita"
sasso67

Melodramma postbellico con pregi e difetti – questi ultimi accentuati parecchio dal tempo trascorso dall’uscita del film. Alle sequenze che denunciano abbastanza apertamente i problemi dei reduci della seconda guerra mondiale, eroi dimenticati, si alternano siparietti sentimentali da romanzo d’appendice, mentre il finale zuccheroso – in sostituzione di un più congruo messaggio magari ottimistico, basato sulla necessità di rimboccarsi le maniche ed...

voto al film: sasso67 assegna il voto sufficiente a I migliori anni della nostra vita (1946)


8 gennaio 2009 Opinione di jonas su "I migliori anni della nostra vita"
jonas

Film-manifesto del reducismo americano dopo la seconda guerra mondiale. Presenta tre diverse tipologie di ex combattenti: un bancario (Fredric March) si reinserisce tranquillamente nell’alveo familiare diretto dalla moglie (Myrna Loy), si scontra con i superiori per ottenere condizioni favorevoli per i prestiti ai reduci, ma non riesce ad accettare che la figlia (Teresa Wright) si innamori di un proprio commilitone (Dana Andrews) più anziano di lei e già infelicemente sposato con una...

voto al film: jonas assegna il voto buono a I migliori anni della nostra vita (1946)

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4 agosto 2008 Opinione di teaestefano su "I migliori anni della nostra vita"
teaestefano

Gran bel cinema di una volta! E' quel tipo di film che oggi non si riesce più a fare: ben diretti, ben sceneggiati, ben interpretati, con personaggi ben definiti, e sentimenti rappresentati in modo profondo e non banale, soprattutto non cinico o qualunquista. In generale, infatti è un film molto umano. Il regista gestisce ottimamente una narrazione complessa e variegata, senza che mai il timone gli sfugga di mano. La rappresentazione della vita del reduce americano di quegli anni tornato...

voto al film: teaestefano assegna il voto buono a I migliori anni della nostra vita (1946)


4 marzo 2005 Opinione di giampy su "I migliori anni della nostra vita"
giampy

Un film che non coinvolge mai pienamente, ma che nonostante tutto si fa apprezzare per una certa intensità narrativa, qualche lodevole accenno di analisi psicologica di alcuni personaggi, e una grandissima prova da parte dell'intero cast. Fino ad allora decine di film avevano cercato di raccontare la vita degli americani in guerra, sia dei combattenti che dei civili, con tutte le beghe e i sacrifici che essa comportava. Ora però toccava occuparsi di come i reduci di guerra si sarebbero...

voto al film: giampy assegna il voto buono a I migliori anni della nostra vita (1946)




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