Milano calibro 9 (1972)
Con Gastone Moschin, Barbara Bouchet, Mario Adorf, Frank Wolff, Luigi Pistilli, Ivo Garrani, Philippe Leroy, Lionel Stander, Mario Novelli, Giuseppe Castellano, Salvatore Arico, Fernando Cerulli, Giulio Baraghini
La trama
Accusato di aver tentato di fregare il boss, il gangster Ugo è costretto a uccidere per non essere ucciso. Un ragazzo si mette dalla sua parte e lo vendica quando la sua donna lo tradisce e lo fa uccidere dal nuovo amante.
Tratto molto liberamente da un giallo di Scerbanenco, uno dei migliori film di fernando Di Leo, il maestro italiano del noir rivalutato di recente. Bella suspence, ottima direzione degli attori..
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 28/02/2012 - utile per 18 utenti
Voto al film: 
“Commissario, io sono appena arrivato qui, ma ho studiato molto bene la cosa: secondo me lei fa un’indagine piuttosto unilaterale”.
“Unilaterale? Questi qui, caro mio, sono organizzati come servizi segreti: i corrieri conoscono un numero di telefono e basta e, quando controlliamo, si tratta quasi sempre di un locale pubblico”.
“Lei non ha capito, o forse non mi sono spiegato: a ogni cambio di quotazione in borsa, a una congiuntura sfavorevole, partono centinaia e centinaia di milioni. Alla fine il movimento è di miliardi, lo Stato spesso è in difficoltà per questo”.
“Dove vuoi arrivare, Mercuri?”.
“Non è l’Americano che dà le carte: nel giro ci sono banchieri e industriali che annegano nei miliardi, ricchi che se ne fregano se l’economia nazionale va a rotoli e che mandano i loro soldi in Svizzera, in Germania, nel Liechtenstein”.
“E allora?”.
“Perché, oltre che dell’Americano, non ci occupiamo anche di questi qui, commissario?”.
“Mercuri, ma tu forse forse ce l’hai coi ricchi?”.
[Frank Wolff e Luigi Pistilli]
Un’amnistia anticipa l’uscita da San Vittore di Ugo Piazza (Gastone Moschin), arrestato tre anni prima per una rapina finita male: l’uomo, accusato da Rocco (Mario Adorf), braccio destro dell’Americano (Lionel Stander), il boss della malavita milanese che organizzò il colpo, di aver sottratto i trecentomila dollari della refurtiva, ha anche il fiato sul collo della polizia, che attraverso lui vuole incastrare proprio l’Americano. Il boss, per tenere gli occhi addosso a Piazza sperando che si tradisca e riveli il nascondiglio del denaro scomparso, lo riprende a lavorare nella sua organizzazione criminale, coinvolgendolo in un regolamento di conti tra gang rivali. Anche Piazza, però, subdolo doppiogiochista nonostante gli avvertimenti (“Se non sei stato alle regole te la faranno pagare”) dell’amico Chino (Philippe Leroy), ha un piano: fomentare proprio la guerra tra bande per sbarazzarsi dell’Americano e potersi godere insieme a Nelly (Barbara Bouchet), la donna che ama, i soldi del bottino senza scoprirsi e rischiare una vendetta. Mentre tenta di fuggire dopo una sanguinosa sparatoria nella villa dell’Americano, viene fermato a un casello autostradale dalla polizia e convocato in questura per accertamenti: lo attenderà, invece, un tragico colpo di scena.
Primo titolo della cosiddetta “trilogia del milieu” realizzata da Fernando Di Leo tra il 1972 e il 1973 (seguiranno La mala ordina e Il boss), il più celebre (ma La mala ordina, personale predilezione, ha un passo ancora superiore) e imitato, con cui il regista torna a Giorgio Scerbanenco dopo I ragazzi del massacro: dall’universo dello scrittore di origine ucraina riprende alcuni spunti e situazioni importanti (il titolo del film da quello dell’omonima raccolta di racconti, il passaggio dei soldi tra i corrieri e la sequenza del pacco bomba da Stazione Centrale ammazzare subito), creando ex novo il personaggio di Ugo Piazza (seppur modulato sulle caratteristiche dei protagonisti degli altri racconti dell’antologia citata) e gli snodi cruciali del plot ma mantenendosi sempre fedele allo sguardo nero e realistico dell’autore sul mondo della malavita organizzata. ESPANDI +
- negative [3]
- sufficienti [6]
- positive [43]
- leggi tutte le opinioni
28 febbraio 2012 Opinione di FABIO1971 su "Milano calibro 9"
“Tu sei appena arrivato, Mercuri, ma l’organizzazione dell’Americano è una cosa grossa: contrabbando di valuta, infiniti passaggi, molti uomini. Sono anni che gli sto col fiato sulla nuca, ma non mi riesce ancora di azzannarlo”. “Commissario, io sono appena arrivato qui, ma ho studiato molto bene la cosa: secondo me lei fa un’indagine piuttosto unilaterale”. “Unilaterale? Questi qui, caro mio, sono organizzati come servizi segreti: i corrieri conoscono un numero di...
voto al film: 
10 febbraio 2011 Opinione di GIANNISV66 su "Milano calibro 9"
C'era una volta il poliziottesco. Comincia così una storia tutta italiana, di un genere che ha molte affinità con lo spaghetti-western. Ovvero prendere un genere nato altrove e modificarne la struttura, gli stilemi narrativi, il linguaggio, per approdare a qualcosa di asolutamente nuovo che ben si distingue da ciò da cui era partito. In Italia tutto comincia con Banditi a Milano di Carlo Lizzani, che però è un poliziesco vero e proprio; bisogna...
voto al film: 
27 dicembre 2010 Opinione di PompiereFI su "Milano calibro 9"
Ugo Piazza, alias Gastone Moschin, esce dopo 3 anni dalla prigione di San Vittore grazie a un’amnistia e l’accoglienza che riceve non è quella delle più simpatiche. Alcuni scagnozzi inviati da un tipo chiamato l’Americano lo seguono, lo sequestrano e lo picchiano, cercando di farlo parlare in merito alla sparizione di 300.000 dollari americani avvenuta poco prima del suo arresto. Nella colluttazione gli vengono sottratti anche la carta...
voto al film: 
1 dicembre 2010 Opinione di bukowski91 su "Milano calibro 9"
Un film poliziesco memorabile forse perché non lo è completamente: si può dire che è un ibrido tra noir e gangster-movie. Ma c'è da marcare soprattutto la sua attualità: nel film si dice che prima o poi metteranno l'antimafia anche a milano. Infatti sarebbe un film da vedere per coloro che pensano che a milano non c' è mafia... I ritmi serrati e la solida sceneggiatura tengono ben alta la tensione fino alla fine
voto al film: 
29 ottobre 2010 Opinione di barabbovich su "Milano calibro 9"
La rivalutazione di Totò, come dicono i giuristi, ha creato un pericoloso precedente. Da quando al principe De Curtis sono stati riconosciuti gli impareggiabili meriti, spesso destinati a foraggiare a suon di improvvisazioni i film di registi meno che mediocri, sono stati sdoganati attori, registi e generi quantomeno discutibili. Tra questi, non fa eccezione il poliziottesco degli anni '70, sottogenere cinematografico che in Italia non ha avuto mai concorrenti di rango, se non per...
voto al film: 
3 settembre 2010 Opinione di XANDER su "Milano calibro 9"
Un film molto diverso dai polizieschi nostrani: primo perchè è un noir e secondo per la trama originale. Il film ne vale la visione anche per la splendida colonna sonora e per le interpretazioni magnifiche soprattutto di Mario Adorf. Di Leo inoltre sa come ci si comporta nelle sequenze d'azione
voto al film: 
19 luglio 2010 Opinione di chribio1 su "Milano calibro 9"
il film ha un incipit molto forte e tiene bene per tutta la visione.voto.6.
voto al film: 
19 luglio 2010 Opinione di wang yu su "Milano calibro 9"
A me qusto film non mi è piaciuto,è eccessivamente verboso,gente che muore crivellata di colpi senza una goccia di sangue,quello che fa la parte del cieco non convince;mentre il resto degli attori principali dimostra una notevole bravura specie Mario Adorf-
voto al film: 
20 giugno 2010 Opinione di mimmovelvet su "Milano calibro 9"
Ricordate Gastone Moschin di “Amici miei”? Cercate di dimenticarlo, perché quello di “Milano Calibro 9” è il solo Gastone Moschin, pardon Ugo Piazza, davvero indimenticabile. Il foggiano Fernando Di Leo applica al suo personaggio principale una maschera fatta di malavita, tradimenti, sospetti infiniti, e una buona dose di nociva umanità. Tratto da un racconto del grande scrittore italo-russo Giorgio Scerbanenco, “Stazione centrale ammazzare...
voto al film: 
16 dicembre 2009 Opinione di rebis su "Milano calibro 9"
Impone il noir che non si può fuggire con i soldi e con la donna. Qui si deve abbandonare anche la camicia - per chi ce l'ha alla nascita - o, peggio, abbandonar se stessi. Dall'assunto, Di Leo martella un film furioso su volti che sembrano sbucare dagli appunti di Michelangelo, e controlla la cinepresa sopra ataviche avidità intestine che si contorcono. Grande musica di Bacalov che abbatte la ruvidità maschile con il trasporto del pianto. Non tutto è chiaro sulla...
voto al film: 
- negative [3]
- sufficienti [6]
- positive [43]
- leggi tutte le opinioni



























