Magnificat (1993)
Con Luigi Diberti, Arnaldo Ninchi, Massimo Bellinzoni, Dalia Lahav, Lorella Morlotti, Michelangelo Brancato
La trama
Intreccio di vicende attorno al fulcro di un convento, nel buio Medio Evo.
Durante la Settimana Santa, nel decimo secolo. Esecuzioni di condanne a morte; la favorita di un re che spera in un figlio maschio; una ragazzina monacata in cambio di una macina; un re libertino in attesa della morte, attorniato dai suoi bastardi; un monaco che registra i defunti ma che muore ignorato da tutti; due sposini spiati nell'intimità. Intanto, si susseguono i riti della Passione.
Pupi Avati realizza un film insolito (per lui e per il cinema italiano), "forte" e concettoso, mistico e feroce, affascinante per la sua complessità tematica e per la resa in immagini; coraggioso per la scelta anticommerciale: la sua opera migliore.
L'opinione più votata
Di dedo scritta il 04/12/2010 - utile per 23 utenti
Voto al film: 
- negative [4]
- sufficienti [3]
- positive [5]
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11 gennaio 2012 Opinione di Carlo Ceruti su "Magnificat"
Avati realizza un film poco commerciale e forse un po' pedante, ma interessante per il suo forte misticismo che qua e là sfioria l'inquietudine. Tabellino dei punteggi di Film Tv ritmo:2 impegno:3 tensione:2
voto al film: 
4 dicembre 2010 Opinione di dedo su "Magnificat"
Pupi Avati è un regista serio e, nel parlare del film, considererò fortemente attendibile la ricostruzione storica descritta, circoscritta in un periodo ben determinato: la settimana santa del 926 d.c.. E’ uno spaccato variegato e vivo delle condizioni di vita di un piccolo feudo, in ambiente montano, ostile, sia da parte dei servi della gleba, sia del clero, sia della casata gentilizia. La trama, non si focalizza su singoli personaggi ma ha una dimensione corale...
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4 ottobre 2010 Opinione di picius su "Magnificat"
Ho visto per la prima volta stasera questo piccolo gioiello di Pupi Avati, di cui non conoscevo l'esistenza. Pur con qualche incongruenza (es. alla festa di fidanzamento sanno leggere tutti... nel 900.. ma quando mai?!?..) l'ho trovato molto ben fatto; come sempre Avati ottiene moltissimo dai suoi attori, bella l'ambientazione e la fotografia. Voto 8.
voto al film: 
23 febbraio 2010 Opinione di mm40 su "Magnificat"
Angeli e boia, suore e guerrieri, signorotti e streghe: la varietà del fitto intreccio di storie di Magnificat rappresenta fedelmente il caos che dominava le vite terrene in quel 926, anno in cui la religione era ancora contaminata pesantemente, se non dominata addirittura, dalla superstizione. Come un Decameron (tre secoli prima) privo di ironia ed erotismo: una violenta tragedia. Avati si conferma autore curioso e poliedrico e, fra una preghiera ed una tortura, ci trasporta su una...
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15 novembre 2008 Opinione di jonas su "Magnificat"
Il Pupi Avati parrocchiale e ciellino che conosciamo comincia da questo film-manifesto: il Medioevo come periodo di profondi contrasti, di grandi santi e grandi peccatori; l’importanza di mantenere sempre e comunque una fede imperturbabile e un animo semplice, al resto ci penserà Dio. Quasi luterano nel suo integralismo.
voto al film: 
27 ottobre 2008 Opinione di supadany su "Magnificat"
Un film complesso ed affascinante, difficile da digerire, ma interessante. Non mi ha conquistato del tutto, ma le tematiche affrontate mi hanno comunque interessato.
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8 ottobre 2008 Opinione di EsseBi su "Magnificat"
il film scorre lento ,a volte confuso e non lascia, secondo me, alcuna traccia. Da dimenticare
voto al film: 
9 luglio 2008 Opinione di emmepi8 su "Magnificat"
Un film che tutti potrebbero pensare che sia di altri e non di Avati; senz’altro una reazione sua dopo le varie saghe familiari o le storie di oltreoceano, sempre con i suoi toni, validi, ma alle volte spenti. Qui affronta un tema che è quello del secolo X, in cui la religione non ha ancora raggiunto un suo equilibrio, che magari sposterà nei secoli, ma qui è ancora allo stato prado, misto fra superstizione e religiosità, con una crudeltà veramente forte, ci fa conoscere una...
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6 luglio 2008 Opinione di ed wood su "Magnificat"
m'aspettavo un film del tutto diverso: credevo si trattasse di un'opera austera, lenta, incentrata sul tema della Fede e sui relativi dilemmi, un film alla Dreyer insomma...e invece, eccomi di fronte ad un affascinante affresco del Medioevo, che per lo stile "alla buona" mi ha ricordato il Rossellini di "Francesco, giullare di Dio" e certo Pasolini...certo l'andamento rapsodico non giova alla coesione narrativa della pellicola, ma forse l'intento di Avati era proprio quello di puntare tutto...
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3 luglio 2008 Opinione di LorCio su "Magnificat"
Abbastanza ardimentoso per l’artigiano Avati offrire un film non proprio semplice come questo. Però il Pupi nazionale vince la scommessa, e dirige con grande maestria un film complesso e profondamente laico nella sua sacralità rispettosa e popolare al tempo stesso. È la sua opera più difficile e audace, un affresco che ha nella coralità il suo punto di forza e al contempo il suo tallone d’Achille (troppi personaggi talvolta rendono difficoltosa la visione), ma di indubbia potenza...
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