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Magnificat (1993)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Magnificat: assente
Ritmo ritmo in Magnificat: presente
Impegno impegno in Magnificat: forte
Tensione tensione in Magnificat: presente
Erotismo erotismo in Magnificat: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Magnificat

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Magnificat (voti: 24 media: 3,46) 24

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locandina di Magnificat

La trama

Intreccio di vicende attorno al fulcro di un convento, nel buio Medio Evo.

Durante la Settimana Santa, nel decimo secolo. Esecuzioni di condanne a morte; la favorita di un re che spera in un figlio maschio; una ragazzina monacata in cambio di una macina; un re libertino in attesa della morte, attorniato dai suoi bastardi; un monaco che registra i defunti ma che muore ignorato da tutti; due sposini spiati nell'intimità. Intanto, si susseguono i riti della Passione.  

Pupi Avati realizza un film insolito (per lui e per il cinema italiano), "forte" e concettoso, mistico e feroce, affascinante per la sua complessità tematica e per la resa in immagini; coraggioso per la scelta anticommerciale: la sua opera migliore.

L'opinione più votata

Di dedo scritta il 04/12/2010 - utile per 23 utenti

Voto al film: voto buono

Pupi Avati è un regista serio e, nel parlare del film, considererò fortemente attendibile la ricostruzione storica descritta, circoscritta in un periodo ben determinato: la settimana santa del 926 d.c.. E’ uno spaccato variegato e vivo delle condizioni di vita di un piccolo feudo, in ambiente montano, ostile, sia da parte dei servi della gleba, sia del clero, sia della casata gentilizia. La trama,  non si focalizza su singoli personaggi ma ha una dimensione corale riguardando la quotidianità  degli abitanti del feudo. Avati con taglio tipico del cronista descrive la misera vita del contado, con poche possibilità di emergere ad un rango più elevato, salvo essere scelti come aiutante del boia ufficiale o rinchiudersi in convento come novizia, spogliata di ogni avere terreno (un settimo del patrimonio familiare) da accreditare alla madre badessa. Un clero che opera in un convento con i suoi rigidi rituali, in cui si miscelano credenza religiosa con superstizione ed evidenti connessioni con l’eredità ancestrale pagana, con le sue pseudo reliquie, lucrose per il richiamo di numerosi fedeli. Una corte feudale, sufficientemente povera e devota, quasi succube, al potere ecclesiastico, molto distante dalle esigenze del contado. Il regista ebbe a dire:”  Sono risalito a mille anni fa per trovare un'epoca in cui la fede era fondamentale per riempire quel silenzio di Dio che era allora identico a quello che è oggi. [...] Era tale e tanta la necessità di trovare un interlocutore che trascendesse le cose e gli uomini per dare un senso ad una vita così grama e bestiale, per trovare un modo di vivere e sperare” La fede religiosa era l’unico collante capace di tenere in piedi una umanità arcaica così scollegata ed ancora dominata da usi e credenze pagane. Alcuni momenti del film mi hanno particolarmente colpito. L’amministrazione della Giustizia che ricorre ancora all’ordalia come prova determinante nel giudizio su un caso di supposto uxoricidio. L’elencazione delle pene erogabili a seconda del reato, La rappresentazione di una esecuzione a morte mediante squartamento. L’orrore della concubina del re quando viene a sapere che il figlio appena nato è una femmina, quindi non considerabile nella successione al trono. La formale  rivendicazione da parte dell’erede del feudo del diritto di “ius primae noctis” in un caso di matrimonio.  I ripetuti e vani tentativi del nuovo feudatario di avere un segno di contatto e di approvazione da parte dell’anima del padre. Il lavaggio della salma di costui in una vasca piena di vino, onde togliere le lordure accumulatesi durante una vita in cui non aveva mai fatto un bagno. Il film con precisione ed equilibrio rappresenta con cruda ed efficace capacità il complesso di eventi che si intrecciano e si amalgamo tra loro armonicamente. Lo spettatore viene aiutato nella successione degli avvenimenti tramite una voce fuori campo che fa da collante tra le vicende poliedriche di un genere di vita per noi sconosciuto ed assurdo. Questa opera di  Pupi Avati è fuori dai suoi abituali argomenti. Alla misticità associa una feroce critica verso la conduzione di una esistenza acritica e succube, temi oltremodo attuali. E’ consapevole che il film non avrà un grande successo commerciale, ma, supportato da una scenografia, fotografia (di Cesare Battistelli) e costumistica di impressionante impatto visivo, dalla generosa e pertinente colonna musicale di Riz Ortolani, realizza un film di grande spessore tematico e significato, molto attento nella cura della ricostruzione dell’ambiente arcaico nei suoi particolari peculiari . A mio avviso è la sua migliore prestazione. Voto 8
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SI

Opinioni su Magnificat


11 gennaio 2012 Opinione di Carlo Ceruti su "Magnificat"
Carlo Ceruti

Avati realizza un film poco commerciale e forse un po' pedante, ma interessante per il suo forte misticismo che qua e là sfioria l'inquietudine. Tabellino dei punteggi di Film Tv ritmo:2 impegno:3 tensione:2

voto al film: Carlo Ceruti assegna il voto sufficiente a Magnificat (1993)


4 dicembre 2010 Opinione di dedo su "Magnificat"
dedo

Pupi Avati è un regista serio e, nel parlare del film, considererò fortemente attendibile la ricostruzione storica descritta, circoscritta in un periodo ben determinato: la settimana santa del 926 d.c.. E’ uno spaccato variegato e vivo delle condizioni di vita di un piccolo feudo, in ambiente montano, ostile, sia da parte dei servi della gleba, sia del clero, sia della casata gentilizia. La trama,  non si focalizza su singoli personaggi ma ha una dimensione corale...

voto al film: dedo assegna il voto buono a Magnificat (1993)

10 commenti
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4 ottobre 2010 Opinione di picius su "Magnificat"
picius

Ho visto per la prima volta stasera questo piccolo gioiello di Pupi Avati, di cui non conoscevo l'esistenza. Pur con qualche incongruenza (es. alla festa di fidanzamento sanno leggere tutti... nel 900.. ma quando mai?!?..) l'ho trovato molto ben fatto; come sempre Avati ottiene moltissimo dai suoi attori, bella l'ambientazione e la fotografia. Voto 8.

voto al film: picius assegna il voto buono a Magnificat (1993)


23 febbraio 2010 Opinione di mm40 su "Magnificat"
mm40

Angeli e boia, suore e guerrieri, signorotti e streghe: la varietà del fitto intreccio di storie di Magnificat rappresenta fedelmente il caos che dominava le vite terrene in quel 926, anno in cui la religione era ancora contaminata pesantemente, se non dominata addirittura, dalla superstizione. Come un Decameron (tre secoli prima) privo di ironia ed erotismo: una violenta tragedia. Avati si conferma autore curioso e poliedrico e, fra una preghiera ed una tortura, ci trasporta su una...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Magnificat (1993)

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15 novembre 2008 Opinione di jonas su "Magnificat"
jonas

Il Pupi Avati parrocchiale e ciellino che conosciamo comincia da questo film-manifesto: il Medioevo come periodo di profondi contrasti, di grandi santi e grandi peccatori; l’importanza di mantenere sempre e comunque una fede imperturbabile e un animo semplice, al resto ci penserà Dio. Quasi luterano nel suo integralismo.

voto al film: jonas assegna il voto mediocre a Magnificat (1993)


27 ottobre 2008 Opinione di supadany su "Magnificat"
supadany

Un film complesso ed affascinante, difficile da digerire, ma interessante. Non mi ha conquistato del tutto, ma le tematiche affrontate mi hanno comunque interessato.

voto al film: supadany assegna il voto sufficiente a Magnificat (1993)



8 ottobre 2008 Opinione di EsseBi su "Magnificat"
EsseBi

il film scorre lento ,a volte confuso e non lascia, secondo me, alcuna traccia. Da dimenticare

voto al film: EsseBi assegna il voto mediocre a Magnificat (1993)


9 luglio 2008 Opinione di emmepi8 su "Magnificat"
emmepi8

Un film che tutti potrebbero pensare che sia di altri e non di Avati; senz’altro una reazione sua dopo le varie saghe familiari o le storie di oltreoceano, sempre con i suoi toni, validi, ma alle volte spenti. Qui affronta un tema che è quello del secolo X, in cui la religione non ha ancora raggiunto un suo equilibrio, che magari sposterà nei secoli, ma qui è ancora allo stato prado, misto fra superstizione e religiosità, con una crudeltà veramente forte, ci fa conoscere una...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Magnificat (1993)



6 luglio 2008 Opinione di ed wood su "Magnificat"
ed wood

m'aspettavo un film del tutto diverso: credevo si trattasse di un'opera austera, lenta, incentrata sul tema della Fede e sui relativi dilemmi, un film alla Dreyer insomma...e invece, eccomi di fronte ad un affascinante affresco del Medioevo, che per lo stile "alla buona" mi ha ricordato il Rossellini di "Francesco, giullare di Dio" e certo Pasolini...certo l'andamento rapsodico non giova alla coesione narrativa della pellicola, ma forse l'intento di Avati era proprio quello di puntare tutto...

voto al film: ed wood assegna il voto buono a Magnificat (1993)


3 luglio 2008 Opinione di LorCio su "Magnificat"
LorCio

Abbastanza ardimentoso per l’artigiano Avati offrire un film non proprio semplice come questo. Però il Pupi nazionale vince la scommessa, e dirige con grande maestria un film complesso e profondamente laico nella sua sacralità rispettosa e popolare al tempo stesso. È la sua opera più difficile e audace, un affresco che ha nella coralità il suo punto di forza e al contempo il suo tallone d’Achille (troppi personaggi talvolta rendono difficoltosa la visione), ma di indubbia potenza...

voto al film: LorCio assegna il voto buono a Magnificat (1993)




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