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Processo alla città (1952)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Processo alla città: assente
Ritmo ritmo in Processo alla città: presente
Impegno impegno in Processo alla città: presente
Tensione tensione in Processo alla città: presente
Erotismo erotismo in Processo alla città: assente

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FilmTV assegna il voto sufficiente a Processo alla città

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Processo alla città (voti: 8 media: 4,38) 8

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locandina di Processo alla città

La trama

Un giudice onesto alle prese con gli sporchi intrecci fra camorra e politica.

Siamo a Napoli, agli inizi del secolo. Due personaggi importanti della camorra sono stati arrestati in seguito a un omicidio e vanno sotto processo. Le loro amicizie altolocate influiscono sul corso del dibattimento. Il giudice Antonio Spicacci viene in un primo momento preso dallo sconforto, al punto di voler abbandonare l'incarico. Raro "film di denunzia" in costume, sulla camorra degli albori. Forse schematico, ma molto serrato, anzi di chiara scuola americana, e con una ottima ricostruzione d'ambiente. 

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L'opinione più votata

Di LorCio scritta il 29/06/2011 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto ottimo

Rivisto a sessant’anni di distanza, il miglior film di uno dei più onesti artigiani del nostro cinema, rischia di passare perfino per profetico. C’è un giudice istruttore che mette il naso in faccende sporche che coinvolgono i gentiluomini della città di Napoli (più sali in alto, più la puzza aumenta), e che a causa della sua pignola e retta azione giudiziaria viene additato dall’opinione pubblica come un magistrato in cerca di popolarità. Vi ricorda qualcosa? Sembra il soggetto della cronaca contemporanea. E invece il film rielabora un fattaccio di nera dei primi del novecento (il famoso caso Cuocolo, qui divenuto Ruotolo) avvenuto nel capoluogo partenopeo, in cui ci sono di mezzo prostitute, delinquenti, mediatori, malfattori, notabili (e ancora si potrebbe pensare ad un film dei nostri tempi, mentre continuiamo sempre a parlare del capolavoro di Luigi Zampa, datato 1952), tutti assieme per salvaguardare l’onore, messo in pericolo a causa di un tradimento. Proprio Tradimento si chiama la canzone che canta una delle ragazze implicate, ed è la chiave di volta di cui si serve il giudice istruttore Antonio Spicacci per risolvere l’intricatissima vicenda. Primo film del cinema sonoro italiano a nominare la camorra, Processo alla città ha un titolo che dice tutto – come fa notare il delegato Perrone, pratica spalla di Spicacci nelle indagini, il giudice si ritroverebbe a processare l’intera Napoli per quanto in quella realtà così assurdamente reale la legge degli uomini non corrisponde a quella della giustizia – e sa essere molte cose: un atto d’accusa documentato, scrupoloso e preciso sul potere malavitoso che sopprime i deboli come l’ignaro Luigi Esposito, colpevole di comodo, o lo sfruttato don Filippetti (e si sente dietro la mano di quello che sarà il nostro principale regista di cinema civile e di denuncia, quel Francesco Rosi che dieci anni dopo avrebbe diretto Le mani sulla città sempre su Napoli e i suoi poteri); un giallo teso ed appassionante che riesce a mantenere un ritmo degno di un film americano; una splendida commistione tra il cinema popolare (i caratteristi, da Tina Pica a Agostino Salvietti passando per Dante Maggio, Nino Vingelli, Vittoria Crispo e tanti altri, provengono dalla sceneggiata o dal teatro dialettale), il cinema di denuncia e il cinema d’industria (dietro c’è la democristiana Film Costellazione diretta da Turi Vasile, nonostante le note simpatie comuniste di Zampa, Rosi ed Ettore Giannini, l’altro soggettista che avrebbe dovuto realizzare il film dietro la macchina da presa – la sceneggiatura fu poi scritta dall’affidabilissima Suso Cecchi D’Amico assieme a Diego Fabbri, Vasile, Giannini e Zampa). Strutturato fondamentalmente in tre atti (le prime indagini, la trasferta a Pozzuoli e la risoluzione), ha una serie di sequenze memorabili, tra le quali non si possono non citare le rivelazioni del pescatore di fronte alla tavolata degli ansiosi congiurati e le scene in cui compare il cattivo più cattivo della storia, impersonato da un inquietante Eduardo Giannelli. Amedeo Nazzari è semplicemente perfetto in un ruolo che gli è congeniale (un eroe irreprensibile di cuore e di principi che non guarda in faccia a nessuno pur di far valere la giustizia); Paolo Stoppa, da par suo, conferma ancora una volta di essere stato un gigante della recitazione. Tanto per capirne ulteriormente il valore seminale, ad aiutare Zampa in sede di regia c’erano Mauro Bolognini e Nanni Loy, più il già citato Rosi: che volete di più?
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SI

Opinioni su Processo alla città


29 giugno 2011 Opinione di LorCio su "Processo alla città"
LorCio

Rivisto a sessant’anni di distanza, il miglior film di uno dei più onesti artigiani del nostro cinema, rischia di passare perfino per profetico. C’è un giudice istruttore che mette il naso in faccende sporche che coinvolgono i gentiluomini della città di Napoli (più sali in alto, più la puzza aumenta), e che a causa della sua pignola e retta azione giudiziaria viene additato dall’opinione pubblica come un magistrato in cerca di...

voto al film: LorCio assegna il voto ottimo a Processo alla città (1952)

2 commenti
[utile per 5 utenti]

10 settembre 2010 Opinione di mm40 su "Processo alla città"
mm40

Il film in sè non è male, ma neppure un capolavoro: è ammirabile per l'accurato intreccio - senza mai propendere con decisione da una parte o dall'altra, ma fondendo con grazia le componenti - fra neorealismo, melodramma, giallo. Il merito principale di Processo alla città, però, è quello di essere uno dei precursori del 'cinema civile' (di denuncia, insomma) in Italia, alla pari con i lavori che Germi stava licenziando in quegli anni, da In nome...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Processo alla città (1952)



24 settembre 2009 Opinione di perunavolta su "Processo alla città"
perunavolta

Un bianco e nero e attori  grandi. C'è il meglio della cinematografia di quei tempi. Anche l'ultimo degli interpreti , che ha una particina, è  davvero bravo. Pur essendo un film la cui storia si  svolge a Napoli, è parlato in italiano...e non vado oltre!

voto al film: perunavolta assegna il voto ottimo a Processo alla città (1952)

1 commento

25 maggio 2009 Opinione di TeresaLo su "Processo alla città"
TeresaLo

Prima ma molto prima di film come Il Divo, Gomorra o simili, osannati per la memoria corta per i vecchi film, C'é Questo Grande Film.

voto al film: TeresaLo assegna il voto ottimo a Processo alla città (1952)



25 agosto 2008 Opinione di lonestar su "Processo alla città"
lonestar

Non male, un ottimo giallo italiano del 52, una rarità.

voto al film: lonestar assegna il voto buono a Processo alla città (1952)


4 febbraio 2006 Opinione di emmepi8 su "Processo alla città"
emmepi8

Sceneggiato dallo stesso regista con FRancesco Rosi (fresco dall'esperienza con Visconti) e Ettore Giannini (ottimo personaggio del nostro teatro che poi debutterà nell'unico vero caso di musical italiano Carosello Napoletano). Il film affronta un caso di camorra agli inizi del secolo, coraggioso e storicamente valido, qualche approissimaione qua e la , ma nell'insieme un'operazione da ricordare con passione. Una stupenda fotografia in bianco e nero di Serafin, dove ci dipinge uan Napoli...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Processo alla città (1952)




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