Opinione di tinodeluca su Schindler's List
Con Liam Neeson, Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Caroline Goodall, Embeth Davidzt, Beatrice Macola
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Sul film
Quale rappresentazione deve dare il cinema di un folle, profeta di un credo politico, che intende portare un nuovo ordine sociale idoneo a garantire la salvezza dell’umanità e che, per farlo, scatena la sua violenza rigeneratrice contro un nemico – l’ebreo – considerandolo alla stregua di un parassita e di un fastidio nella vita?
Come rappresentare lo sterminio di massa, praticato da un regime che non lotta unicamente per lo spazio vitale ma, addirittura, per l’affermazione della presunta razza migliore? Un regime che massacra nemici disarmati e, dunque, non pericolosi, senza distinguere tra adulti e bambini, maschi e femmine, ricchi e poveri, eliminando con caparbia ostinazione milioni di individui, spezzando i loro sogni, le loro amicizie, i loro amori e che, per fare questo, crea un universo concentrazionario al cui centro pone le fabbriche dello sterminio, ritagliandole sul progetto di squallidi mattatoi.
Analogamente, come può uno scrittore sopravvissuto a questi campi di concentramento, narrare l’inenarrabile, rendere con parole la gravità di quanto visto e patito e sopravvivere ancora ad una vita ordinaria, nella quale gli uomini vivono sicuri in tiepide case, non lottano per un pezzo di pane e non muoiono per un si o per un no?
Se, dunque, non è possibile narrare l’indicibile, raccoglierlo in un solo discorso, in un libro, un trattato, afferrarlo nell’insieme, percepirne l’enormità neanche attraverso innumerevoli e infinite parole, come può il cinema della Shoah, con i tempi e i limiti che lo circoscrivono nel rettangolo bianco in fondo alla sala scura, coglierne l’aberrazione e la mostruosità?
Allora, il cineasta deve inventare un metodo nuovo, deve contestualizzare, stringere il cerchio, deve trovare un punto focale, scendere nel dettaglio, scoprire i particolari come quando, per avere la percezione di quanto sia grande un oggetto posto nel panorama, è necessario interporre qualcosa che permetta il confronto, tra l’obiettivo e lo sfondo.
E come ignorare la necessità per l’animo umano di chiudere la porta alle spalle dell’orrore, di proiettarsi verso cose più liete e nobili, di desiderare nuovamente il sole dopo una notte angosciosa e tormentata?
E’ con questa duplice necessità che si è dovuto confrontare Steven Spielberg, quando cominciò a girare Schindler’s List, sapendo bene che l’impresa era difficile, se non impossibile.
Schindler’s List, per chi non l’avesse visto, narra la storia vera di un industriale tedesco senza scrupoli, Oskar Schindler, che arrivato a Cracovia, cerca di ricavare profitto dalla persecuzione degli ebrei nel ghetto, rilevando una fabbrica di pentole in smalto, usando operai e impiegati destinati a morte sicura e garantendo loro in cambio la sopravvivenza.
Ma lo spregiudicato industriale, pur essendo iscritto al partito nazista, non si fa coinvolgere dal fanatismo cieco e violento e, dopo un percorso di ravvedimento lungo e tormentato, giunge a riscattare la vita di quante più persone sia possibile, finendo sul lastrico.
«Sono state usate al 40 per cento macchine da presa a spalla per raccontare il più possibile gli eventi con un taglio documentaristico, da cinema-verità», ha dichiarato Spielberg «Non credo, infatti, che ci sarà mai un libro o un film o qualsiasi altra forma di espressione in grado di rappresentare il vero orrore dello sterminio nazista. Nel mio film cerco di darne un’idea, voglio convincere la gente che non può voltare le spalle a quello che è accaduto e fingere che esista solo il domani».
Spielberg, con Schindler’s List, ha vinto 7 Premi Oscar nel 1994 : miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior scenografia, miglior colonna sonora drammatica.
Il successo di questo film ha permesso a Spielberg di contribuire alla creazione della Survivors of the Shoah Visual History Foundation, organizzazione non profit per la registrazione in video delle testimonianze di molti sopravvissuti alla segregazione nei campi di concentramento.
Commenti
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28 aprile 2010, 13:21 di tatanka yotanka
Bel commento. Hai spiegato bene perchè un solo film non può comprendere tutto l'orrore vissuto in quegli anni. Per quanto concerne il proiettarsi verso cose più liete e nobili qualche dubbio rimane. Ciao.
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