Opinione di OGM su Brutti, sporchi e cattivi
Con Nino Manfredi, Francesco Annibali, Maria Bosco, Maria Luisa Santella
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Sul film
C'è un cinema coraggioso che non paventa l'orrore, né se ne compiace, e affonda il pennello nei liquami del degrado per dimostrare che, se è vero che dal letame nascono i fior, questi ultimi appartengono certamente a piante carnivore. La famiglia Mazzatella trasforma la miseria in uno sconcio tripudio della fisicità grassa e sanguigna: i corpi ammassati nella baracca sono il terreno di coltura di istinti voraci e lascivi, perché la promiscuità forzata soffoca il respiro dell'umanità, diventando un cappio al collo per i valori liberi come l'amore e la civiltà. Starsi addosso è un invito a fagocitarsi a vicenda, per creare nuovo spazio vitale e appropriarsi delle altrui sostanze, benché queste siano sono solo luridi rifiuti e squallidi residuati di esistenza. Essere buttati lì, in quella fossa comune che è l'emarginazione delle bidonville, annulla le distinzioni di ruolo, età e condizione secondo le quali è usualmente organizzata la società, e, in questo modo, complicità e rivalità sono il frutto estemporaneo della necessità, che può davvero, indipendentemente dai vincoli di parentela, creare sodalizi impossibili o mettere tutti contro tutti. In questo brodo primordiale, i concetti di incesto, adulterio, bigamia perdono di significato, perché la mancanza di una struttura gerarchica o morale rende ognuno, indistintamente, cacciatore e preda di ogni altro. Con Brutti sporchi e cattivi Ettore Scola conia una forma di naturalismo espressionista inedita per il panorama italiano; il suo film è un quadro dipinto con colori acidi, in cui lo spirito popolare imputridisce in un marciume infernale di cui si cibano tutti, uomini e topi, fino ad ammorbare l'anima e l'aria. I contorni di questo nefasto ritratto corale sono ricalcati a mano con un tratto spesso e nero, che inchioda le figure all'orribile sfondo, decretando ad ogni istante – e, con desolante incisività, nell'ultima scena – la definitiva e totale assenza di ogni speranza.
Commenti
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5 giugno 2010, 23:11 di Peppe Comune
D'accordo per il capolavoro. Analisi ineccepibile.
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6 giugno 2010, 16:35 di OGM
Grazie Peppe. Questo film, per me, è stato una grande scoperta. Un caro saluto da OGM.
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3 marzo 2011, 01:05 di bluefalcon
Ho visto questo film col grande Nino con immensa gioia e piacere. Mi stavo perdendo davvero qualcosa di splendido. Ti ringrazio per l'accurata analisi che aiuta a valutare il film con una profondità maggiore, certamente dovuta ad un simile capolavoro. Un film che rientrerà fra i miei preferiti di sempre. Penso che il tuo commento valorizzi moltissimo il lavoro di Scola. Complimenti e un saluto.
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4 marzo 2011, 11:03 di OGM
Caro bluefalcon, grazie di cuore per il tuo gentile commento. Questo è un film ingiustamente dimenticato, del quale si parla troppo poco. Eppure gli spetterebbe un posto d'onore nella storia del cinema italiano. Il fatto è che l'opera, per i palati nazionali, infrange forse qualche tabù di troppo, ed è probabilmente per questo stesso motivo che non ha avuto un seguito, e non è riuscita a fare scuola. Guardando questo film, il piacere e la sorpresa sono dovuti proprio alla rara sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di decisamente diverso ed estremamente coraggioso rispetto ai consueti canoni artistici nostrani, che, in nome di una poeticità sempre ed esclusivamente autocelebrativa, non osano affondare le mani in quel "brutto senza speranza" che pure appartiene a molti aspetti della realtà. Qualcuno, a dire il vero, ha provato a sfondare questa barriera estetica (Pasolini, Ciprì e Maresco, giusto per citare due esempi difficilmente accostabili, ma comunque significativi). Purtroppo il tentativo è stato malamente accolto, ed è per questo rimasto ad occupare una fascia marginale della filmografia di casa nostra. Un carissimo saluto da OGM.
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