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La città della gioia (1992)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La città della gioia: assente
Ritmo ritmo in La città della gioia: presente
Impegno impegno in La città della gioia: presente
Tensione tensione in La città della gioia: presente
Erotismo erotismo in La città della gioia: assente

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FilmTV assegna il voto mediocre a La città della gioia

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a La città della gioia (voti: 15 media: 3,47) 15

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locandina di La città della gioia

La trama

Max Love, giovane e brillante medico, lascia gli Stati Uniti dopo che gli è morta sotto i ferri una ragazzina, e si reca in India. A Calcutta le sue vicende si intersecano con quelle di un povero contadino che, dopo un'aggressione, viene portato alla "Città della gioia", un quartiere molto povero abitato da persone disperate. Dapprima Max rifiuta di farsi coinvolgere, ma poi, a poco a poco...  

Dal romanzo di Dominique Lapierre, un film discontinuo, che alterna momenti retorici (anche se spettacolari) e intensi a lentezze e a soluzioni superficiali. Swayze è fuori parte.

Incluso nelle taglist:

L'opinione più votata

Di millertropico scritta il 12/12/2010 - utile per 3 utenti

Voto al film: voto sufficiente

E' forse proprio questo La città della gioia il titolo che ha chiarito definitivamente le controversie fra i pro e i contro sul cinema di Roland Joffe e non certo in senso positivo. Joffe appartiene sicuramente alla categoria dei registi che prediligono confrontarsi con tematiche sociali e politiche scottanti e dimenticate (e in questo è assolutamente encomiabile) ma trova difficilmente il passo giusto per incidere davvero, e spesso diventa semplicemente un patetico osservatore che cerca forse di riscattare nel racconto i propri sensi di colpa e quelli dell'intero occidente. Gli era andata benissimo con il sopravvalutato Mission (sterminio degli indios) e se l'era cavata egregiamente con Urla dal silenzio (le atrocità commesse dai khmer rossi), ma questa volta parlando delle bidonville di Calcutta, proprio non ce la fa ad essere incisivo, e il film risente davvero della retorica espansa (per la verità anche un pò troppo "consolatoria") dei buoni sentimenti. E' tratto, come ben si sa, dal libro omonimo di Lapierre (testimonianza diretta di una lunga e documentata esperienza in loco)  importante per molti versi (non ultimo quello di essere stato scritto per acquisire fondi a favore di una nobile causa, come quella del mantenimento e dell'istruzione dei bambini indiani alla quale si è dedicato per tantissimi anni), ma non mantiene purtroppo il tono tutto sommato "realistico" della scrittura. Ne esce fuori un film hollywoodianamente magniloquente ed enfatico, che ha soprattutto il difetto di riproporre il clichè a mio avviso fortemente usurato e soprattutto un pò sgradevole, del bianco "superiore" ma "umanitario" in questo quasi "celebrativo" trionfo dei buoni sentimenti e della forza di volontà. Il protagonista è infatti un medico americano in forte ed evidente crisi esistenziale (i sensi di colpa a cui accennavo sopra) che in cerca di una personale redenzione morale, finisce per prestare la sua opera a favore di poveri e lebbrosi che cura ed "emancipa" (il classico yankee che insegna agli indiani la coscienza dei propri diritti e la giustezza della ribellione contro le ingiusitizie). Lo interpreta un Patrick Swayze decisamente non al meglio delle sue possibilità (le sue incitazioni alla rivolta contro mafia e tradizioni di casta, sono efficacemente e platealmente edificanti, ma  "epidermiche", nel senso che sono sicuramente pistolotti che possono far presa sullo spettatore, ma che si guardano bene dal ricercare, 'analizzare e denunciare seriamente le reali cause che generano queste inaccettabili differenziazioni classiste strettamente legate per altro alla complessità della realtà indiana che non viene sufficiente approfondita, Resta quindi poco più di una lezione un pò usurata di "esportazione" della libertà e di una democrazia più cosciente, fortunatamente privata e personale, realizzata questa volta senza il "ricorso alla forza".. Sotto questo profilo, dunque risulta fortemente deficitario. Per fortuna ci viene in parallelo raccontata anche l'odissea del contadino Hasari Pal (interpretato dall'ottimo Omu Puri).in cerca di solidarietà e di aiuto per poter mettere insieme una dote per la figlia.  La sua traversata di Calcutta come uomo risciò, è decisamente la parte migliore del film., quella che ci riporta in qualche maniera a un a realtà più documentaria e meno oleografica di una condizione di vita, e ne nobilita così in parte il risultato. 
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Opinioni su La città della gioia


12 dicembre 2010 Opinione di millertropico su "La città della gioia"
millertropico

E' forse proprio questo La città della gioia il titolo che ha chiarito definitivamente le controversie fra i pro e i contro sul cinema di Roland Joffe e non certo in senso positivo. Joffe appartiene sicuramente alla categoria dei registi che prediligono confrontarsi con tematiche sociali e politiche scottanti e dimenticate (e in questo è assolutamente encomiabile) ma trova difficilmente il passo giusto per incidere davvero, e spesso diventa semplicemente un patetico...

voto al film: millertropico assegna il voto sufficiente a La città della gioia (1992)

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[utile per 3 utenti]

3 settembre 2009 Opinione di Molliccio su "La città della gioia"
Molliccio

Un film molto bello, che risulta ancora attuale purtroppo. Unico difetto: l'idea del grande americano che va a salvare la povera gente....mah!!

voto al film: Molliccio assegna il voto buono a La città della gioia (1992)



26 maggio 2006 Opinione di pea su "La città della gioia"
pea

finalmente ieri pomeriggio sno riuscito a vedere questo film! ci ho messo 14 anni ma meglio tardi che mai... allora. per cominciare, avendo letto prima il giudizio di filmtv, mi aspettavo di peggio. nn è stato malaccio. nn sono d'accordo per esempio con la stroncatura di swayze. ok, nn è robert de niro, ha un'espressività di poco superiore a quella di sylvester stallone, insomma, forse nn è proprio l'attore ideale per questo genere di film, però se la cava secondo me, in modo...

voto al film: pea assegna il voto sufficiente a La città della gioia (1992)


3 febbraio 2006 Opinione di willow77 su "La città della gioia"
willow77

FILM BEN FATTO FORSE UN PO RETORICO.....MA FUNZIONA.....MIGLIOR FILM DI SWAIZE!

voto al film: willow77 assegna il voto buono a La città della gioia (1992)



7 agosto 2005 Opinione di Jimmy Dean su "La città della gioia"
Jimmy Dean

Un bel film, bello davvero

voto al film: Jimmy Dean assegna il voto buono a La città della gioia (1992)


29 febbraio 2004 Opinione di thewildone su "La città della gioia"
thewildone

Molto molto bello, quasi commovente. Un ottimo Swayze

voto al film: thewildone assegna il voto buono a La città della gioia (1992)



24 settembre 2003 Opinione di will kane su "La città della gioia"
will kane

Ben fotografato,montato come un tipico kolossal hollywoodiano,"La citta'della gioia" scorre bene per le due ore e venti che dura,e merita comunque una visione:la parte migliore del film è quella che vede protagonista l'umile portatore di riscio'indiano(Om Puri),che si danna per mantenere la propria famiglia e subisce per quasi tutta la durata della proiezione le angherie dei guappi locali.Swayze,a parte qualche posa plastica è abbastanza simpatico,non fosse che per le innumerevoli botte...

voto al film: will kane assegna il voto buono a La città della gioia (1992)



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