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Caccia tragica (1946)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Caccia tragica: assente
Ritmo ritmo in Caccia tragica: presente
Impegno impegno in Caccia tragica: forte
Tensione tensione in Caccia tragica: forte
Erotismo erotismo in Caccia tragica: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Caccia tragica

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Caccia tragica (voti: 7 media: 4,14) 7

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locandina di Caccia tragica

La trama

Nell'immediato dopoguerra un camion sul quale viaggiano Michele e Giovanna, novelli sposi, e il ragioniere incaricato di portare in sede quattro milioni, viene assalito da due banditi. I malviventi (Alberto un disoccupato e Daniela la sua amante) uccidono l'autista e il ragioniere, si impossessano del denaro e prendono in ostaggio Giovanna. Comincia così una caccia all'uomo che vede coinvolti i contadini e i carabinieri.  

Un grande film di De Santis, il "neorealista" più attento agli elementi spettacolari del cinema di genere (qui, un camion-diligenza). Sceneggiatura "all'americana" scritta tra gli altri da Michelangelo Antonioni e Cesare Zavattini.

L'opinione più votata

Di sasso67 scritta il 17/03/2011 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto buono

Nell'intervista resa a Curzio Maltese, pubblicata su Repubblica il 15 marzo 2010, nella quale tenta l'apologia di Amici Miei - Come tutto ebbe inizio, Christian De Sica sostanzialmente sostiene una sorta di supremazia del cinema comico d'oggi sul cinema serio, quello dei - come li definisce lui - «cineasti laureati». De Sica ritiene che solo i comici stanno ancora fra la gente, «prendono i mezzi pubblici, stanno al bar, parlano con le persone normali, ascoltano». Non so quanto sia davvero così, ma il figlio del grande Vittorio pensa anche che l'errore degli artefici della commedia all'italiana fu quello di rinchiudersi nelle ville ad organizzare serate tra amici, senza più vedere nessuno che non facesse parte "del giro". E conclude la propria riflessione, raccontando che «un giorno Luchino Visconti disse a mio padre: vedi, ormai non andiamo più in giro, quindi non potremo fare mai più La terra trema o Ladri di biciclette. Ci tocca fare Morte a Venezia e Il giardino dei Finzi Contini. Cose bellissime, per carità. Ma la vita sta altrove». Tutto questo per dire che il discorso di Christian De Sica è sicuramente condivisibile, anche se parte da una premessa non scontata come l'attore vorrebbe (farci) pensare. E cioè che la gente si riconoscesse davvero nei capolavori del neorealismo e che coloro che prendono i mezzi pubblici e frequentano i bar non aspettassero altro che entrare in sala per vedere i nuovi capolavori di Rossellini, De Sica (senior) e Visconti. Nel volume Il cinema neorealista italiano. Da "Roma città aperta" a "I soliti ignoti", Gian Piero Brunetta sostiene infatti che, a differenza di Visconti, Giuseppe De Santis puntasse a costruire un cinema per il popolo, per coinvolgere ed appassionare, con trame anche avventurose (in parte mutuate dal cinema americano, dico io) «quelle stesse platee popolari che nel frattempo disertavano le proiezioni di Germania anno zero e Umberto D., per accorrere in folla ad assistere ai film di Matarazzo e di Carmine Gallone». In questo senso, De Santis imposta, già con Caccia tragica, un cinema figurativamente influenzato dall'esperienza eisensteiniana (e, del resto, lo sguardo del regista di Fondi era direzionato verso l'URSS anche politicamente), narrativamente parente del cinema americano (per buttare là due nomi, direi Walsh e Huston), ma che non prescindeva dalla realtà sociale e politica dell'Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. Interessantissima, in quest'ottica, l'ambientazione in una pianura padana sconvolta dallo scontro tra i vecchi proprietari terrieri e le cooperative di contadini, che rifiutavano l'antica condizione di braccianti e mezzadri, per mettere il sudore della fronte al servizio delle proprie famigli,e anziché di un padrone dalle belle braghe bianche. Ed a testimoniare il recente passaggio della guerra, restano le mine sepolte nei campi, che impongono agli agricoltori un lavoro supplementare, preliminare perfino al dissodamento di quella terra che nel finale viene lanciata al reduce, che aveva pensato di fare soldi senza il duro lavoro delle braccia, e si era inconsapevolmente messo al servizio dei proprietari terrieri.
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SI

Opinioni su Caccia tragica


14 luglio 2011 Opinione di emmepi8 su "Caccia tragica"
emmepi8

Un capolavoro del nostro cinema, che fa esordire nel lungometraggio un regista come Giuseppe De Santis, che l’anno dopo si affermerà definitivamente con Riso Amaro. Ma qui siamo in un ritratto di un Italia post guerra, una fotografia bruciante e vera senza mezzi termini. Siamo ancora nel disboscamento delle mine dai campi, nella problematica dei  reduci dalla guerra e dai campi di concentramento,  che non riescono ad inserirsi nella società con un lavoro onesto...

voto al film: emmepi8 assegna il voto ottimo a Caccia tragica (1946)

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17 marzo 2011 Opinione di sasso67 su "Caccia tragica"
sasso67

Nell'intervista resa a Curzio Maltese, pubblicata su Repubblica il 15 marzo 2010, nella quale tenta l'apologia di Amici Miei - Come tutto ebbe inizio, Christian De Sica sostanzialmente sostiene una sorta di supremazia del cinema comico d'oggi sul cinema serio, quello dei - come li definisce lui - «cineasti laureati». De Sica ritiene che solo i comici stanno ancora fra la gente, «prendono i mezzi pubblici, stanno al bar, parlano con le persone normali, ascoltano». Non...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Caccia tragica (1946)

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22 febbraio 2011 Opinione di mm40 su "Caccia tragica"
mm40

Un film 'comunista' nel senso classico del termine, in un'accezione prettamente politica e legata alla definizione del comunismo stesso: la massa contadina che si muove 'come un sol uomo' in cerca di giustizia, che ricorda sociologicamente da vicino quella della Corazzata Potemkin di Ejzentstejn, è la rappresentazione dell'insorgere del popolo italiano contro l'invasore tedesco, contro la dittatura fascista, nel nome di una riscoperta libertà che si esercita anche e soprattutto...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Caccia tragica (1946)

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1 maggio 2007 Opinione di Mr.Klein su "Caccia tragica"
Mr.Klein

Le virtù di una trama,in special modo se affrontano l’arduo esame del racconto di genere,spesso si chiariscono con la visione della prima sequenza. E’ quello che succede con “Caccia tragica” :le immagini che attraggono subito sono quelle che si estendono dal bacio di due freschi sposi ad un paesaggio inconsueto come cornice. Ma questo non è un tradimento,più probabilmente è la traduzione fedele del senso di riscatto,patteggiato con un infaticabile spirito di sopravvivenza,di...

voto al film: Mr.Klein assegna il voto buono a Caccia tragica (1946)

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