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Opinione di Peppe Comune su Il ginocchio di Claire

[Le genou de Claire, Francia 1970, Commedia, durata 105']   Regia di Eric Rohmer
Con Jean-Claude Brialy, Aurora Cornu, Béatrice Romand, Laurence de Monaghan




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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05/03/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Jèrome è un diplomatico di trentacinque anni circa che si concede una vacanza sul lago di Annency prima del matrimonio con una ragazza svedese di nome Lucinda. Qui è irretito dalle affabulatorie fantasie amorose dell'amica Aurora e si rende disponibile a fare da cavia per i suoi giochi di seduzione. Si sdoppia e il Jèrome diplomatico e vicino alle nozze cede il passo all'ipotetico personaggio di un romanzo di appendice, a un Jèrome che si lascia andare alle sue sensazioni più perniciose, che si lascia coinvolgere in un gioco di sguardi e ammiccamenti con due ragazzine: Laura e Claire, o meglio, col ginocchio di Claire, l'unica parte del suo corpo che lui vorrebbe toccare, accarezzare, possedere. "Il ginocchio di Claire" è il quinto della serie dei racconti morali ed è per i contenuti che tratta e la carica erotica che lo pervade, il più spregiudicato della serie. Come detto, è Aurora a imbastire un gioco a incastri i cui pezzi si muovono come schegge impazzite, sono sfuggenti, enigmatici e non ci si rende perfettamente conto di chi gioca per davvero e chi no, se ci sono in gioco sentimenti veri o è tutta mera finzione. Quello che è certo è che l'infatuazione di Jèrome per il ginocchio di Claire, il segno di un corpo che diventerà perfetto come dice Aurora, sembra una cosa tremendamente seria, un'ossessione che lo fa scendere a un grado d'infantilismo tale da adoperarsi per mettere in crisi il rapporto d'amore col suo ragazzo. Per quale fine poi se il matrimonio con Lucinda non è mai messo in discussione? Semplicemente per toccargli il ginocchio, per dire di aver catturato l'oggetto delle ossessioni di un'estate. Non c'è nient'altro che questo dietro le sue cervellotiche manovre perchè con Rohmer è sicuro che si può parlare di feticismo e prostituzione senza scadere mai nella volgarità gratuita. Direi che Jèrome può apparire antipatico più per le sue elucubrazioni mentali che per i giochi di seduzione che cerca di imbastire che si risolvono tutti in un intreccio di sensazioni alimentate dalla passione che alla fine non arrivano a nulla di concreto, solo a riflettere verso l'esterno la percezione che si sia trattato di un gioco tanto sensuale quanto inconcludente e fine a se stesso. In fondo il seduttore rohmeriano non diventa mai vittima dei frutti delle sue conquiste e cio che rimane sempre è la fondamentale raffinatezza con cui l'autore francese gioca con le corde dell'animo umano facendocene intravedere gli imprescrutabili percorsi.


SI

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