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La guerra è finita (1966)

[La guerre est finie, Francia 1966, Drammatico, durata 120', b/n]   Regia di Alain Resnais
Con Yves Montand, Ingrid Thulin, Michel Piccoli, Geneviève Bujold



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La guerra è finita: assente
Ritmo ritmo in La guerra è finita: presente
Impegno impegno in La guerra è finita: forte
Tensione tensione in La guerra è finita: forte
Erotismo erotismo in La guerra è finita: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a La guerra è finita

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a La guerra è finita (voti: 6 media: 3,50) 6

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locandina di La guerra è finita

03/06/2011

Gli autori raccontano le proprie opere - Jorge Semprun e Alain Resnais su "La guerre est finie"

Tre giorni nella vita di un uomo.Tre giorni datati con estrema precisione: siamo nel 1965, durante le feste di Pasqua. Cinque anni prima, l'anno precedente, sei mesi dopo,...

di spopola

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La trama

Diego Mora, che da venticinque anni vive in esilio a Parigi in seguito alla vittoria franchista in Spagna, viene rimandato in patria con il compito di dirigere un'azione sindacale antiregime. Alla frontiera, però, si verifica un incidente e Mora è costretto a tornare a Parigi per impedire a un compagno di mettersi nei guai. Ma, una volta rientrato, l'organizzazione degli esuli lo mette sotto accusa. Mora va in crisi e l'incontro con alcuni giovani con propositi terroristici acuisce i suoi dubbi. La complessità espositiva di Resnais è lo strumento narrativo per un film (scritto da Jorge Semprun) di forte tensione civile nell'analisi di una crisi politico-esistenziale. Ottimi gli interpreti. 

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L'opinione più votata

Di spopola scritta il 05/04/2010 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto buono

E’ il 1966 l’anno in cui Resnais, utilizzando una bellissima, profonda, importante, problematicamente coinvolgente sceneggiatura di Jorge Semprun, realizza La guerre est finie: Franco era ancora saldamente in sella sulla groppa di una Spagna devastata dalla sua luttuosa dittatura e non accennava minimamente a “mollare la stretta” e lo scrittore, dal suo esilio forzato, avvertiva impellente la necessità di ritornare su un argomento così scottante e per molti versi “dimenticato”, così da consegnarci la traccia di una storia emblematica che era forse anche “esperienza personale” che troverà nel regista il giusto mediatore per trasferirla in immagini cinematografiche di forte impatto e immediata presa.
La guerra, quella civile che aveva acceso la speranza di un mondo anelante libertà e giustizia sociale, era finita davvero da troppo tempo (sarà il protagonista ad ammetterlo con scoraggiata disillusione), lasciando il paese in mano a un potere feroce, fascista, intollerante. La Spagna era schiacciata, stroncata (e lo rimarrà fino alla morte di Franco) sotto il peso dell’oppressione, della tortura, della privazione di ogni diritto e del giustizialismo terribile della garrota utilizzata nelle esecuzioni sommarie finalizzate a decimare l’opposizione cosciente che non intendeva demordere né arretrare, spesso lontana dal suolo natio, a riorganizzarsi al di là del confine, in terra di Francia, senza troppe illusioni, ma con la forza rabbiosa di chi “sa” che deve continuare a lottare, anche a costo della vita perché tutto davvero non sia perduto e per sempre.
Il cinema in quegli anni era “barricadero”: non arretrava davanti ai temi importanti dell’attualità, non aveva paura di “sporcarsi le mani” raccontando la storia. Anche Resnais lo aveva già fatto più volte, proprio utilizzando la mediazione della forza poetica della sua arte, “narrando” il nazismo della Germania dei campi di concentramento e mostrando fra i primi le terribili testimonianze visive delle vittime dell’olocausto che sono più eloquenti di ogni parola (Nuit et brouillard) chiamando in causa non solo gli autori materiali dello sterminio, ma la responsabilità dell’intera Nazione, o ancor meglio, con il suo primo film di “finzione”, facendo diventare esperienza comune e universale la tragedia di Hiroshima, rendendola così, più che “condivisibile”,  assolutamente riconoscibile (Ci siamo detti  che potevamo tentare un’esperienza con un film in cui i personaggi non partecipassero direttamente all’azione tragica, ma se ne ricordassero, o la provassero praticamente.  Noi volevamo creare in qualche modo degli anti-eroi: la parola non è del tutto esatta, ma esprime bene quello che pensavamo. Così il giapponese non ha vissuto la catastrofe di Hiroshima, ma ne ha una conoscenza intellettuale, ne ha coscienza, proprio, come tutti gli spettatori del film – noi stessi – possono, dall’interno, sentire questo dramma, provarlo collettivamente, senza aver mai messo piede a Hiroshima, riviverlo anche attraverso la minuscola storia di Nevers che diventa allora quasi la fioca luce di una candela, capace con la sua forza drammatica, di rinviare ingrandita e rovesciata da una lente,  l’immane sciagura che l’uomo ha voluto riservare a una città, a un popolo, a una nazione, a una generazione, facendola diventare terrificante minaccia per il mondo intero, - e sono dichiarazioni del regista stresso rilasciate in un’intervista all’indomani della presentazione a Cannes dell’opera). ESPANDI +
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SI

Opinioni su La guerra è finita


20 ottobre 2010 Opinione di mm40 su "La guerra è finita"
mm40

Quarto lungometraggio di Resnais, che prende spunto da una sceneggiatura - non priva di riferimenti autobiografici - di Jorge Semprun (anche autore, pochi anni più tardi, di Z-L'orgia del potere, la cui storia è assimilabile a quella de La guerra è finita in più punti). Una vicenda claustrofobica, ansiogena, costruita sui binari paralleli della fuga e della solitudine, le due costanti della vita di Diego Mora, il protagonista (un bravissimo Yves Montand); ad una...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a La guerra è finita (1966)

nessun commento
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5 aprile 2010 Opinione di spopola su "La guerra è finita"
spopola

E’ il 1966 l’anno in cui Resnais, utilizzando una bellissima, profonda, importante, problematicamente coinvolgente sceneggiatura di Jorge Semprun, realizza La guerre est finie: Franco era ancora saldamente in sella sulla groppa di una Spagna devastata dalla sua luttuosa dittatura e non accennava minimamente a “mollare la stretta” e lo scrittore, dal suo esilio forzato, avvertiva impellente la necessità di ritornare su un argomento così scottante e per...

voto al film: spopola assegna il voto buono a La guerra è finita (1966)

2 commenti
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30 novembre 2008 Opinione di florentia viola su "La guerra è finita"
florentia viola

Siamo nel 1965 a Parigi Diego è militante del Partito Comunista spagnolo che comincia ad avere dei dubbi sulla strategia del partito e sul sistema della lotta armata contro il regime Franchista. I suoi compagni di partito lo accusano di pessimismo e disfattismo. Diego, nonostante tutti i suoi dubbi decide di partire per una nuova missione in Spagna pur sapendo di avere la polizia sulle sue tracce. Il film di Resnais è del 1966 e racconta tre giorni della vita di un uomo impegnato nella...

voto al film: florentia viola assegna il voto buono a La guerra è finita (1966)



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