I figli della violenza (1950)
Con Miguel Inclán, Estela Inda, Alfonso Mejia, Roberto Cobo, Alma Delia Fuentes
La trama
A Città del Messico, Jaibo è il leader di una banda di giovani teppisti appena uscito dal riformatorio. Pedro è un teppista come lui, ma con qualche voglia di riscatto. E' il film più celebre del periodo messicano di Buñuel, palma d'oro a Cannes e modello ideale di ogni film sull'infanzia violata e di ogni regista del terzo mondo. Non c'è una sola scena patetica, non c'è un solo cedimento naturalista. Buñuel è sempre il vecchio, crudele surrealista di un tempo, un diagnostico dei mali della società tra i più lucidi che il cinema abbia mai avuto. Ancor oggi sconvolgente. Magistrale fotografia di Gabriel Figueroa, i cui estetismi sono temperati da Buñuel salvo poi scatenarsi in sequenze come quella del sogno di Paco.
L'opinione più votata
Di Peppe Comune scritta il 03/11/2010 - utile per 13 utenti
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6 gennaio 2012 Opinione di steno79 su "I figli della violenza"
VOTO 10/10 Il capolavoro del periodo messicano di Bunuel: un film di impressionante potenza a livello narrativo e figurativo, un'analisi spietata del degrado e della miseria che partoriscono il crimine, un grido di dolore emesso senza facili moralismi, ma con un linguaggio asciutto ed essenziale, dove si ritrovano le radici surrealiste della poetica bunueliana, soprattutto in certe simbologie visive e nelle due sequenze oniriche. Pare che sia stato ispirato dalla visione di Sciuscià di De...
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9 dicembre 2011 Opinione di alfatocoferolo su "I figli della violenza"
Opera verista, essenziale e di grande impatto sociale e umano. Miseria economica e miseria umana costituiscono un connubio pressoché letale e se ne accorge Pedro ch'eppure prova a riscattarsi agli occhi della madre e della società ma finisce calamitato nel buco nero di cui Jaibo rappresenta il centro gravitazionale. Ci sono degli schemi, insomma, c'è un tentativo di semplificare ma non appare forzato nè ingenuo perché la miseria è essa stessa un fattore semplificativo che riduce alla...
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2 luglio 2011 Opinione di emmepi8 su "I figli della violenza"
Un film ancora del periodo messicano, che certamente non è stato breve per Bunuel, ma che gli ha permesso di avere la libertà espressiva a cui ha sempre aspirato. Qui siamo in una tematica quasi neorealistica, nel senso che prende in considerazione la situazione giovanile nei bassi borghi della metropoli, ma il regista non rinuncia mai ad inserire la sua visione surreale attraverso i sogni del ragazzo succube di una madre insensibile e di un contesto...
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3 novembre 2010 Opinione di Peppe Comune su "I figli della violenza"
"Los olvidados" ("I figli della violenza", Palma d'oro a Cannes) è il terzo film messicano di Luis Bunuel, che attinge dagli archivi della polizia criminale per offrirci la verità di un paesaggio urbano di desolante miseria e indicibile crudeltà umana. Bunuel ci propone l'infanzia negata, quella che degenera facilmente in atti delinquenziali e lo fa precisando il suo intento sociale (parlò di "film di lotta sociale") con l'accuratezza analitica dello studioso e la...
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10 aprile 2010 Opinione di mm40 su "I figli della violenza"
I figli della violenza, ma anche dell'analfabetismo, della delinquenza e della miseria. Soprattutto quest'ultima: come dice il direttore del carcere minorile, non si dovrebbero rinchiudere i ragazzini, ma la miseria; quella descritta dal film di Bunuel è una società impietosa che pensa principalmente a sopravvivere, sempre a testa bassa sul (duro) lavoro, e non riesce a turbarsi di fronte a nulla. Non c'è un futuro in questo sistema. I figli della violenza è uno...
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11 aprile 2007 Opinione di AlexDeLarge su "I figli della violenza"
Film stupendo del periodo messicano del grande Luis Bunuel. Straordinaria la scena del sogno di Pedro. Esprime la violenza quotidiana (ovviamente resa all'esasperazione) nelle periferie delle grandi metropoli, in questo caso Città del Messico.
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20 marzo 2007 Opinione di mise en scene 88 su "I figli della violenza"
Un film bellissimo sulla mancanza dell'amore, un film sulla lotta sociale. Un film che ancora oggi sconvolge, per la sua lucidità e crudezza.
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20 febbraio 2007 Opinione di Zarathustra su "I figli della violenza"
Bunuel, che lavorava in america dopo essere scappato da qualche anno dal regime instaurato nella sua amata/odiata spagna, arriva in messico per fare un film sul suo amico Lorca ucciso dai franchisti (un film che non verrà mai realizzato) e nel suo viaggio scopre che il messico, nel suo misto di contraddizioni e ambiguità sociali, è proprio il posto che fa per lui. Inizia a lavorare per pagarsi il pane e i suoi primi lavori sono scadenti ma non per colpa sua, gli tocca girare i film in 4-5...
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27 dicembre 2006 Opinione di carlos brigante su "I figli della violenza"
Crudele, spietato, cattivo, desolante, desolato, glaciale (come la fotografia di Figueroa): questo è LOS OLVIDADOS; un film di "denuncia sociale" secondo il regista in cui dei ragazzi, dei teppisti (vittime e/o carnefici?), sono "figli della violenza" della società in cui vivono. Mancanza d'affetto e di educazione; ma come può una società diseducata educare? Mi viene in mente "I quattrocento colpi" di Truffaut o per certi versi il neorealismo di Sciuscià di De Sica, solo che...
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30 ottobre 2006 Opinione di stalker63 su "I figli della violenza"
Un film di una durezza sconcertante, questa storia di miseria e disperazione nelle baracche di Città del Messico, dove sono protagonisti ragazzi senza un passato e senza un futuro. Una delle poche prove di Bunuel dove non vi siano elementi surreali (a parte il sogno), ma comunque un capolavoro assoluto.
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