Opinione di luisasalvi su Un mondo perfetto
Con Kevin Costner, Clint Eastwood, T. J. Lowther, Laura Dern
- negative [6]
- sufficienti [5]
- positive [60]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Mi pare che Eastwood abbia fatto tesoro delle capacità spettacolari di Leone e sappia soddisfare insieme il pubblico e la critica, ma proprio evitando prese di posizione ideologiche, in modo da non scontentare nessuno, e mantenendosi un po' alla superficie dei fatti narrati, curandone di più gli aspetti sentimentali d'effetto sul pubblico che l'indagine psicologica. Il mondo perfetto non è certo quello rigido dei testimoni di Geova della famiglia del bambino preso in ostaggio, né quello imposto dalla giustizia americana, né quello cercato dall'evaso Butch, ossessionato dal ricordo di un padre violento che lo picchiava quando era ubriaco, ma che forse lo amava, o almeno lui vuole crederlo e vorrebbe averglielo sentito dire; perciò si adira violentemente quando l'uomo che lo ha ospitato picchia il nipotino, lo minaccia e lo costringe e dire al piccolo che lui lo ama, e poi sembra intenzionato ad ucciderlo; ma a sua volta tratta il suo piccolo ostaggio con peggiori prepotenze, dando ordini minacciosi, anche se ormai gli si è affezionato; ma è evidente che anche il vecchio negro è affezionato al suo nipotino. Forse il mondo perfetto è quello del bambino, che ama la rigida mamma e il violento Butch, che trova il coraggio di sparargli per impedirgli di compiere una folle strage, ma poi gli torna accanto frapponendosi fra lui e il poliziotto che intende ucciderlo. Forse il mondo perfetto è quello in cui ci troviamo, se sappiamo viverlo e vederlo con gli occhi amorevoli e compassionevoli, benevoli ma tutt'altro che ingenui o ciechi, di quel bimbo. E forse così ho trovato o dato un senso ad un film che sembrava averne poco. Ma l'improvvisa violenza di Butch mi pare giustificata troppo superficialmente dal racconto dell'ispettore Red, che lo conosce da tempo e già lo aveva fatto condannare alla prigione, quando lui era ragazzo, per evitargli di tornare dal padre violento; tuttavia è gratuita e folle la sua reazione per qualche scopaccione dato ad un bimbo, presentata come normale e non come frutto di follia o di perdita di controllo; è vero che questo può essere anche dovuto alla pessima prova di Costner, lodata come ottima da Mereghetti. A me Costner sembra attore molto modesto, ma un buon regista deve saper ovviare ai difetti dei suoi attori. No Mereghetti: il film non finisce "in tragedia", non solo perché non è tale la morte di un evaso assassino, ma anche perché ormai, ferito gravemente già dal bambino, e ripreso, la sua morte appare (nel film) liberatoria; ma prima la fuga non era affatto proposta come "impossibile", né Butch è "un loser dal cuore tenero" (secondo qualche "critico" di Mereghetti ogni personaggio che finisce male è un "perdente", con la stessa logica per cui ogni film ambientato in ambienti chiusi è claustrofobico); la famiglia di negri è una bella famiglia, unita all'interno e ospitale e fiduciosa verso gli estranei; anche la donna cui prima si era rivolto il bambino per chiede "dolcetti" per Halloweeen lo tratta con simpatia; fra gli inseguitori solo il tiratore scelto è presentato come un duro amorale e privo di scrupoli; non vedo come si possa dedurre dal film un'immagine del "cinismo degli Stati Uniti" o una "sconsolata analisi morale di un'America dai padri assenti o violenti". Piuttosto, come spesso nei film di Eastwood, la giustizia che piace è quella fatta da sé, e questo è il vero guaio e la vera violenza della cultura media americana, che ormai si sta diffondendo sempre più anche da noi, e che non viene "descritta" e rifiutata nel film, bensì viene proposta in esso come soluzione e approvata dal critico; anche se in questo film si riduce a non molto, ma in particolare ai gesti finali, e perciò emblematici, dell'ispettore che sferra un pugno al tiratore scelto che ha ucciso Butch, e della psicologa che subito dopo lo colpisce violentemente con una ginocchiata sulle palle; non molto diversa dalla giustizia di Butch. Una confusione forse nata in America, ma ormai diffusa anche da noi, e comunque già molto viva nei film di Leone, da cui deve averla presa Eastwood, per cui la violenza legale e burocratica viene disprezzata e rifiutata, ma a favore di una violenza individuale e piuttosto arbitraria, comunque illegale, proposta come unica degna dei veri uomini: era la tesi esplicita di C'era una volta il west, e resta alla base di molti film di Eastwood; in questo ho cercato di proporre come mondo perfetto quello del bambino comprensivo, ma non è affatto chiaro che tale sia la proposta del regista.
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