Opinione di jonas su La grande illusione
Con Pierre Fresnay, Erich Von Stroheim, Jean Gabin, Gaston Modot
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Più che un esplicito messaggio di pace e fratellanza, il film veicola l’idea che le aristocrazie guerriere della vecchia Europa siano definitivamente uscite dalla storia con il 1918 e la speranza che l’avvento delle masse possa portare la pace universale (speranza brutalmente smentita: le dittature del ’900 si basavano proprio sulla manovra delle masse e non delle élites). La vicenda tarda a ingranare, all’inizio si disperde un po’, ma quando i prigionieri arrivano alla fortezza-prigione comandata da von Rauffenstein il livello si impenna. L’ufficiale tedesco solidarizza da subito, istintivamente, col collega de Boeldieu: lo riconosce suo pari non solo quanto a grado militare (lo sarebbero anche il proletario Maréchal e il ricco ebreo Rosenthal, che vengono bollati sprezzantemente come “regali della rivoluzione francese”) ma soprattutto quanto a ceto sociale e stile di vita. Dato che il suo concetto di solidarietà travalica i confini nazionali ma esclude l’interclassismo, non riesce a capacitarsi che de Boeldieu si sacrifichi per proteggere la fuga dei compagni: gli spara per senso del dovere ma sa che, uccidendo lui, uccide anche sé stesso (“per un uomo del popolo morire in guerra è una cosa terribile, ma per noi è una buona soluzione” “e io l’ho perduta”). Questa sequenza elegiaca impedisce di definire il film come antimilitarista, perché anzi l’etica militare viene guardata con nostalgia e si riconosce ai suoi rappresentanti il merito di essersi autoimmolati per favorire l’avvento dei tempi nuovi. L’ultima parte mostra, in parallelo alla solidarietà internazionale tra aristocratici, quella tra popolani: i due fuggiaschi trovano rifugio in casa di una contadina tedesca, vedova di guerra, che non li consegna ai suoi e potrebbe anche innamorarsi di Maréchal se lui non dovesse riparare in Svizzera. È la parte più aperta alla speranza: gli uomini e le donne normali avrebbero tutto da guadagnare dalla convivenza pacifica e tutto da perdere dalla guerra. Un discorso logico e razionale, ma sappiamo come sono andate le cose.
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