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Opinione di millertropico su Il cameraman

[The Cameraman, USA 1928, Comico, durata 70', b/n]   Regia di Edward Sedgwick
Con Buster Keaton, Marceline Day, Harold Goodwin, Harry Gribbon




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25/12/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Luke Shannon (Buster Keaton) è un cineamatore che cerca disperatamente di essere assunto dalla M.G.M., anche perché è innamorato di un'impiegata che ci lavora dentro., Riesce ad ottenere che alcuni esperti visionino il film che ha girato, ma il risultato è disastroso: inquadrature capovolte, sovrimpressioni senza senso, etc. Sarà una piccola scimmia raccolta per strada a supportarlo per il raggiungimento del suo scopo e a far sì che il sogno si avveri, aiutandolo prima a filmare una rissa scoppiata a Chinatown, e poi recuperando la pellicola con cui era stato impressionato l'atto di coraggio con cui aveva salvato Sally, la ragazza del suo cuore che stava per annegare, ruolo che un suo rivale in amore aveva invece subdolamente usurpato per far breccia nel cuore della donna. Luke trova così l'amore e il lavoro, visto che sarà finalmente assunto dalla major, proprio grazie a quella pellicola che registra rissa e salvataggio, con la quale otterrà anche un grandissimo successo di pubblico. Capolavoro assoluto dell'attore (qui la regia è "assegnata" a Edward Sedgwick, ma il motore geniale che lo anima  e il "cuore pulsante" del lavoro è sempre e solo il suo) è uno straordinario omaggio al "fare cinema" e alla passione per questo incredibile mestiere. La pellicola  contiene davvero una vera e propria "summa" delle gags keatoniane, e sarebbe anche solo per questo, assolutamente imperdibile. Riprendendo il tema del cinema e dei suoi rapporti con la realtà già presente in altri suoi lavori come La palla n° 13, tanto per fare un esempio concreto, viene affrontato questa volta (e ancora meglio), l'attore qui riesce ad essere davvero grandioso ed esemplare (la ricchezza delle invenzioni e delle divagazioni è straordinaria: Keaton davanti alla cinepresa che gioca da solo tutti i ruoli di una partita di baseball, il finale beffardo e antieroico in cui, uscito per strada con la ragazza dopo il successo ottenuto, si troverà letteralmente sommerso da una folla osannante... ma gli applausi scroscianti che lo faranno inorgoglire, scoprirà poi  che non erano destinati alla sua figura, ma bensì al ritorno di Lindbergh dalla trasvolata oceanica). Esilarante e inquieto come sempre, si rapporta ancora una volta con l'estraneità del mondo e con l'impossibilità di vivere in sintonia con la realtà  (Benayoun) mettendo a confronto con assoluta maestria e padronanza del mezzo,  due tendenze estreme: l'avanguardia e il racconto tradizionale e facendole convivere con assoluta ingegnosa inventiva.


SI

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