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Opinione di barabbovich su Un'anima divisa in due





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05/02/2012 voto al film: voto buono

Sul film

Pietro Di Leo (Fabrizio Bentivoglio) fa il vigilante in un grande magazzino di Milano, ha un figlio piccolo che adora, è separato dalla sua compagna e sta passando un momentaccio di stress che gli procura continue epistassi. L'occasione per voltare pagina arriva quando è costretto a fermare Pabe (Bakò), una zingara trovata a rubare. Con Pabe parte per Ancona, spende tutto quello che ha, trova lavoro e lo trova anche per la sua compagna. Ma la società conformista e xenofoba che si permette di fare apprezzamenti sulla cultura rom dimostra di essere mentalmente ancora molto arretrata. Per Pabe, che sta accarezzando l'idea di tornare presso il suo popolo, è forse troppo tardi. Il copione di Silvio Soldini e Roberto Tiraboschi, ricavato da un'idea di Umberto Marino, imbocca la strada meno didascalica e convenzionale per affrontare il tema della diversità in termini antropologici: evitato qualsiasi retaggio cattolico che potesse fare passare il protagonista per un redentore (qui sembra piuttosto che sia la gitana a sollevare le sorti del "gagio"), gli autori affrontano il tema con una dinamica complessa, che molto lascia agli umori dei personaggi e alle atmosfere e nella quale il confronto tra le due culture è comunque sempre paritario. Forse è questo eccesso di correttezza sul piano formale, che talvolta rischia l'oleografia, l'unico neo di un film che deve molto alla fotografia di Luca Bigazzi e alla consueta, eccellente prova di Fabrizio Bentivoglio. Cammei per il deputato verde Luigi Manconi, per Antonio Albanese, Ivano Marescotti, Giuseppe Cederna, Giorgio Tirabassi e Moni Ovadia.   


SI

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