L'uomo di Aran (1934)
Con Colman "Tiger" King, Maggie Dillane, Michael Dillane, Pat Mullen
La trama
L'isola di Aran è uno scoglio inospitale al largo delle coste occidentali irlandesi. Qui vive una piccola comunità di pastori e pescatori la cui esistenza è condizionata e ritmata dai cicli della natura e dalla perenne lotta contro l'oceano.
Attraverso una visione corale del lavoro e del sacrificio Flaherty riprende con la macchina da presa momenti di vita quotidiana che si trasformano in un poema epico di esaltazione dell'uomo e della sua perenne ansia di governare la natura, anche quando questa lo mette a dura prova e sembra quasi sul punto di annientarlo. Il regista racconta magistralmente anche l'aspra e terribile bellezza del paesaggio.
L'opinione più votata
Di steno79 scritta il 12/10/2010 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
E' un film di grande bellezza visiva, probabilmente il capolavoro di Flaherty (l'altro titolo più acclamato di questo regista è Nanook l'eschimese, che però non ho visto). Morandini lo definisce nel suo Dizionario "la punta più alta della scuola britannica del documentario", ma questa definizione risulta poco convincente, in quanto Flaherty non apparteneva a quel tipo di scuola cinematografica (di cui i più importanti esponenti furono Humphrey Jennings e John Grierson), anche se realizzò in Inghilterra questo film e il successivo La danza degli elefanti.
L'uomo di Aran andrebbe descritto come un "documentario poetico": un film in cui la poesia delle immagini prende il sopravvento e in cui conta soprattutto il rapporto mitico fra l'uomo e gli elementi della natura. Non si tratta di un vero documentario: la famiglia rappresentata non era una famiglia reale, in quanto il padre, la madre e il bambino provenivano da contesti familiari differenti, pur essendo tutti abitanti dell'isola; la caccia allo squalo non veniva praticata da parecchi decenni (anche se la sequenza è indubbiamente coinvolgente ed efficace), e non ci viene detto quasi nulla sugli aspetti sociali della vita degli abitanti dell'isola. Questi aspetti causarono al regista diverse critiche da parte della stampa inglese, soprattutto quella di orientamento socialista, ma, in ultima analisi, non sminuiscono la grande forza del film, che nella visione di Flaherty resta legato ad un'idea di Eternità nella lotta perpetua fra l'Uomo ed una Natura poco accogliente. La versione originale dura circa 75 minuti (mentre quella doppiata in italiano è tagliata), che si seguono senza un attimo di noia grazie al ritmo sapiente della narrazione e alla spettacolare bellezza delle immagini.
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2 febbraio 2011 Opinione di chribio1 su "L'uomo di Aran"
da dargli per lo meno una sufficienza solo xche' narra le gesta e il modo di vivere di una popolazione isolana alquanto sperduta e con difficili stili di vita,vivendo solo di pesca e per di piu' quasi 80 anni fa !!! voto.6.
voto al film: 
12 ottobre 2010 Opinione di steno79 su "L'uomo di Aran"
VOTO 10/10 Il film è ambientato su un'isola rocciosa al largo della costa irlandese, ed inizia con un ragazzo e sua madre che si recano in riva al mare per aiutare il padre e i suoi compagni di lavoro a sistemare la barca di loro proprietà: si tratta di una dura lotta per la sopravvivenza, soprattutto quando la rete da pesca rimane impigliata a causa della marea. In seguito vediamo la madre che porta delle alghe su un terreno dove il padre sta spaccando le pietre: tutto il suolo deve...
voto al film: 
26 novembre 2009 Opinione di Peppe Comune su "L'uomo di Aran"
L'isola di Aran si trova al largo della costa occidentale irlandese. Praticamente inospitale,è un accumulo di rocce senza vegetazione e con un mare non sempre amico. "(...) In questo ambiente disperato l'uomo di Aran, sapendo che l'indipendenza è il bene più prezioso che si può avere nella vita, lotta per la sua sopravvivenza, per quanto povera possa essere.(...)". Questo recita la didascalia sottotitolata che precede il film, per avvertire che si parlerà...
voto al film: 
30 ottobre 2008 Opinione di colonel blimp su "L'uomo di Aran"
Flaherty è un pratico della "falsità documentaria", uno di quei documentaristi che arriva sul posto e sa già cosa deve mostrare: non esita a montare ad effetto scene di pura azione descrittiva e non è preoccupato nel frammentare la continuità della ripresa. Nelle vicende di questi uomini e donne dell'isola irlandese, quello che conta è percepire la fatica della vita condotta da questa gente, non importa se viene messa in scena, lo spettatore ripone la fedeltà nello spazio occupato...
voto al film: 
13 ottobre 2008 Opinione di akenaton su "L'uomo di Aran"
Negli anni 30 le isole Aran, al largo della costa irlandese, erano poverissime e la vita era una quotidiana lotta contro le asperità della natura; il regista Flaherty aveva fatto installare su una delle tre isolette un piccolo laboratorio in cui poteva visionare la pellicola, e nel 1992, visitando quei luoghi che sembravano fermi a 60 anni prima, provai veramente una forte emozione...
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22 maggio 2005 Opinione di sasso67 su "L'uomo di Aran"
L'uomo di Aran non è soltanto una persona, ma un prototipo di uomo, di quelli che deve lottare ogni giorno per portare a casa il minimo indispensabile per vivere. L'uomo di Aran vive su un'isola che ciamarla isola è già un complimento, perché si tratta piuttosto di uno scoglio sul quale non c'è meno la terra per coltivare qualche patata. Il mare è l'unica risorsa, ma anche un pericoloso cliente: un giorno la pesca può andare bene, ma il giorno dopo una tempesta ti può sfasciare la...
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3 dicembre 2004 Opinione di Aquilant su "L'uomo di Aran"
Un ragazzo gioca con un granchio appena pescato mentre altrove un bambino va lentamente addormentandosi accarezzato dal mormorio crescente dei flutti. I pescatori sono sulla via del ritorno, appare già in lontananza, in lotta disperata contro le onde rese furiose dalla dislocante tempesta, una fragile imbarcazione che a stento riesce a pervenire all’approdo finale. Ribolle la schiuma in un estremo tentativo di rivalsa mentre gli stremati pescatori e l’intrepida figura ammantata di nero...
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10 novembre 2004 Opinione di ed wood su "L'uomo di Aran"
Un unicum nella storia del cinema. Proprio quando l'eta' d'oro delle avanguardie era oramai terminata, Flaherty opera una sintesi storica di formalismo sovietico e naturalismo nordeuropeo, creando un magnifico ibrido di documentario e finzione, realismo e poesia, quotidianita' ed epos. Un'opera di grande fascino visivo e sonoro, che, nonostante l'aderenza alla dura realta' di tutti i giorni, finisce per rivelare un'anima metafisica: nella rappresentazione dello scontro eterno tra l'Uomo e la...
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