Opinione di Peppe Comune su L'uomo di Aran
Con Colman "Tiger" King, Maggie Dillane, Michael Dillane, Pat Mullen
- negative [2]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
L'isola di Aran si trova al largo della costa occidentale irlandese. Praticamente inospitale,è un accumulo di rocce senza vegetazione e con un mare non sempre amico. "(...) In questo ambiente disperato l'uomo di Aran, sapendo che l'indipendenza è il bene più prezioso che si può avere nella vita, lotta per la sua sopravvivenza, per quanto povera possa essere.(...)". Questo recita la didascalia sottotitolata che precede il film, per avvertire che si parlerà di una comunità di pescatori e pastori del tutto ignara delle conquiste della tecnica e dell'industria. Tra realismo dei contenuti e poesia delle immagini, Flaherty fa un film sull'incontro scontro tra l'uomo e la natura : sull'esigenza dell'uomo di piegare la natura alle sue necessità primordiali e sull'inevitabilità della natura di seguire il suo corso. Alla fine ciò che colpisce è la simbiosi perfetta che vi si instaura rinvenibile nelle scene in cui, dimentico del timore di soccombere, l'uomo affronta impavido il mare in tempesta e l'impervia roccia che si erge a promontorio sulle onde schiumose dell'oceano. Non si tratta del dominio dell'uomo sulla natura, quanto piuttosto della matura capacità di armonizzare la sua lotta per la sopravvivenza con l'imprevedibilità degli scenari della natura. Perchè per la sua indipendenza per non essere dominato non deve neanche dominare.Quello di Aran è l'uomo portato ai suoi albori, quello costretto a rompere la roccia con la roccia, a pescare più con l'istinto che con i supporti della tecnica, a coltivare patate ricavando orti tra le intercapedini della scogliera, a votarsi al sacrificio per non perire. Pur trattandosi di un documentario impuro, nel senso che Flaherty non ha esitato a introdurre in un contesto verista situazioni non più consoni alla vita dell'isola (come la caccia allo squalo), "L'uomo di Aran" mantiene intatto il suo valore antropologico e storiografico. Le scene del mare in tormenta, con le onde che si stagliano alte fino al punto che sembrano avvolgere l'intera isola, sono di una bellezza senza tempo. Cosi come le facce degli attori che sembrano scavate nella roccia, avviluppate in un bianco e nero che accresce l'austera bellezza del paesaggio. Capolavoro.
Commenti
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14 febbraio 2010, 23:38 di bradipo68
sono stato alle isole Aran,o meglio sull'unica abitata se non erro.Ed è un posto che non dimenticherò mai,credimi.Bellissima recensione.
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20 aprile 2011, 12:24 di Utente rimosso (pgll)
Visitai le isole Aran nel 2002 prendendo fortunosamente il traghetto da Rossaveel. Ancora oggi viene segnalato ai turisti che "si sa quando si va ma non si è certi se si ritorna" perchè in caso di mare grosso non partono imbarcazioni. Il paesaggio, soprattutto ammirato da Dún Aonghasa è inospitale selvaggio e drammatico. La scogliera a picco (ci si sdraia e si guarda giù, il vento è fortissimo) e oltre l'infinito del mare e del cielo.
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