La città delle donne (1980)
Con Marcello Mastroianni, Ettore Manni, Anna Prucnal, Bernice Stegers
La trama
Snaporaz, uomo di mezza età, scende dal treno su cui sta viaggiando con la moglie per seguire una donna misteriosa. Si trova dapprima in un albergo dove scatenate femministe tengono un tumultuoso convegno (di cui nulla capisce), poi nel castello di un certo Katzone, un santone dell'erotismo, poi in un tribunale dove le donne lo condannano e in un'arena in cui deve essere linciato. Fantasia sfrenata, iconografia di grande inventiva per quello che appare come il tentativo di esorcizzare una volta per tutte un fondamentale "tabù" felliniano: la donna. Ma, con un percorso faticoso e ingarbugliato, uno sforzo di scarso costrutto. Forse il film meno riuscito del regista.
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 2011-05-10 21:17:12 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Esplorazione direi definitiva del pianeta donna che si conclude con una sconfitta sia del maschio vigliacco e superficiale (Snaporaz-Fellini) che del maschio fallocrate e reazionario (Katzone, il mostro nascosto dentro Snaporaz). La sconfitta investe anche il piano onirico con la definitiva scomparsa della donna ideale, sotto terribili violenti colpi di mitraglietta automatica.
Già l’inizio del film è abbastanza sintomatico: risate femminili e una voce che dice “Ancora Marcello?” Alludendo al ritorno di Marcellino Mastroianni ad incarnare Snaporaz, l’alter ego Felliniano (era dai tempi di 8 e mezzo che i due non giravano più un film insieme).
Il treno entra in una buia galleria ma stavolta non si allude alla penetrazione, ma alla terribile confusione del protagonista che non sembra più stare al passo del mondo che lo circonda, e lo guarda spaventato e indifeso. Così come guarda smarrito e angosciato una donna non più oggetto passivo dei suoi desideri, ma una donna che lo giudica (anche sessualmente, il capostazione è più bravo di te a scopare), lo emargina, lo prende per il culo, una donna che si autodetermina ed insieme alle altre inscena un girotondo sui pattini che richiama la danza liberatoria di Matisse (che appare sulle pareti del congresso delle femministe). I bambini sul treno picchiettano sul vetro e fanno dei cenni a Snaporaz Mastroianni Fellini, una possibile fuga, una possibile danza come ai tempi della Dolce Vita? E nò questi sono Tempi Moderni altro che bella vita, tempi di calci nelle palle, di donne Flor e i loro sette mariti, di casalinghe che sulla musica di Chaplin inscenano la pantomima Matrimonio-Manicomio, donne che sanno riconoscere gli occhi del maschio carceriere e padrone.
Azione e reazione, azione e reazione, dopo anni di sfruttamento e schiavitù, la donna reagisce e si affranca da una società degli uomini, diventando essa stessa violenta e stronza (come un uomo).
Vuole usare l’uomo, lo violenta, lo incatena, diventa essa stessa aguzzina e carceriera, terrorista e inseguitrice, diventa come Katzone, simbolo del collezionismo senza amore, una degenerazione decadente e moderna del Casanova, chiuso nel suo villino abusivo, tra sculture oscene e reliquie ridicole. E l’uccello meccanico? I tempi cambiano, adesso abbiamo un bel vibratore king size a 3000 giri al minuto. E guarda caso come per Casanova, compare il busto di marmo della Madre, la grande madre rifugio, il buco, la fessura dove nascondersi.Gli orgasmi all’unisono delle migliaia di donne amate da Katzone diventano un coro da chiesa, poi un lamento funebre. Per tutto il film si respira un’aria di morte, un’ombra che da mattina a sera ti segue e non ti abbandona.
Nel frattempo litigi familiari (autobiografici) che richiamano in maniera impressionante quelli di 8 e mezzo (ma non c’è più Flaiano): “Io non sono tua madre, io non sono un tuo rifugio! ESPANDI +
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2011-05-10 21:17:12 Opinione di Snaporaz68 su "La città delle donne"
IL FUNERALE DELLA DONNA IDEALE Esplorazione direi definitiva del pianeta donna che si conclude con una sconfitta sia del maschio vigliacco e superficiale (Snaporaz-Fellini) che del maschio fallocrate e reazionario (Katzone, il mostro nascosto dentro Snaporaz). La sconfitta investe anche il piano onirico con la definitiva scomparsa della donna ideale, sotto terribili violenti colpi di mitraglietta automatica. Già l’inizio del film è abbastanza sintomatico: risate...
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2011-04-25 18:38:31 Opinione di kkk su "La città delle donne"
convulso e avulso. tutto sommato insulso.
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2010-10-04 09:32:26 Opinione di hallorann su "La città delle donne"
Renzo Rossellini della Gaumont disse nel 1979: “Non c’è Papa abbastanza grande per Michelangelo, non c’è produttore abbastanza grande per Fellini”. Questa dichiarazione venne rilasciata al termine delle faticosissime riprese de LA CITTA’ DELLE DONNE, costate sette miliardi dell’epoca. Già, Fellini e i produttori. Dagli esordi fino agli ultimi film il suo genio ha sempre avuto problemi con i finanziatori. Si racconta che facendo il...
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2010-08-17 14:04:41 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "La città delle donne"
Ed ecco che Fellini comincia il suo percorso conclusivo, quello con cui si prospetta (poeticamente) di dire addio al cinema ed al mondo, e con cui vuole finire, una volta per tutte, di dire quello che sentiva di dover comunicare al resto del mondo. E questa, è una tappa fondamentale, che affronta un argomento complessissimo, molto caro al regista: la donna. Evita con grande sorpresa, di inserire Giulietta Masina nel contesto (a cui ha già dedicato un film intero), e fa...
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2009-02-28 22:38:31 Opinione di mm40 su "La città delle donne"
La donna: Fellini ripercorre la sua intera vita (e carriera) nel segno della presenza femminile, della sua personalità, della sua identità, dei suoi inevitabili contrasti con quella maschile. Il che significa un lavoro strettamente personale, iperfantasioso (iperbolico, onirico, visionario, surreale) e con necessariamente Mastroianni come protagonista, alter ego del regista dai tempi della Dolce vita. Il lavoro viene fuori da sè, con una naturalezza incredibile nonostante si avverta...
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2009-02-02 08:18:50 Opinione di OGM su "La città delle donne"
Fellini pare voler firmare il suo commiato, sofferto e un po' polemico, dalle donne del suo cinema, da quella femminilità intensamente seduttrice e potentemente materna che l'ondata femminista ha improvvisamente spazzato via. L'immagine di un tempo sopravvive solo nei suoi sogni dell'infanzia, in cui il regista, ancora una volta, mostra di volersi mollemente cullare. Quella scomparsa è la donna fatta per l'uomo, che a lui si concedeva per amore e per piacere, e che ora invece gli si...
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2009-01-08 18:18:52 Opinione di scandoniano su "La città delle donne"
Probabilmente il film “felliniano” per antonomasia. Così come ne “I vitelloni” veniva setacciato il mondo dell’irresponsabilità giovanile e l’attaccamento alla propria terra, così ne “La città delle donne” Federico Fellini dipinge il suo affresco sul mondo femminile. La mancanza di riferimenti temporali e spaziali nell’avventura onirico-erotica di Marcello Mastroianni (Snàporaz), perpetua la cifra stilistica puramente onirica di Fellini, amplificandone la matrice di...
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2008-10-11 16:26:48 Opinione di emmepi8 su "La città delle donne"
Un film che fu contestatissimo dalle femministe, ancor prima che uscisse. Io che amo il cinema di Fellini, e diciamo che ho avvalorato questa mia passione proprio guardando per la prima volta il suo cinema, mi rincresce dire che questa operazione assolutamente, nel suo insieme, non è riuscita a soddisfarmi. Parlo del suo insieme, perché è impossibile negare che Fellini guardandolo a tratti, non fa del grande cinema, e qui ce ne è da vendere a non finire, ma cucendolo insieme non ha...
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2007-08-08 18:23:13 Opinione di Mathiasparrow su "La città delle donne"
Ed ecco che Fellini affronta a visto aperto la propria personalissima "questione femminile"; un tema profondamente radicato nel suo variopinto immaginario, fin dalle sue prime opere. Il film alterna sequenze quasi magiche a lunghi tratti di totali capricci felliniani; due ore che trascorrono fra alti e bassi, convincendo a metà. Senza infamia e senza lode.
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