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Frenesia del delitto (1959)

[Compulsion, USA 1959, Drammatico, durata 103', b/n]   Regia di Richard Fleischer
Con Orson Welles, Dean Stockwell, Bradford Dillman



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Frenesia del delitto: assente
Ritmo ritmo in Frenesia del delitto: forte
Impegno impegno in Frenesia del delitto: forte
Tensione tensione in Frenesia del delitto: forte
Erotismo erotismo in Frenesia del delitto: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Frenesia del delitto

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Frenesia del delitto (voti: 7 media: 3,86) 7

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locandina di Frenesia del delitto

24/08/2011

"Frenesia del delitto" di Richard Fleischer

Il film rievoca il caso Leopold-Loeb, un fatto di cronaca particolarmente efferato e gratuito (l’omicidio che avrebbe dovuto essere “perfetto” commesso nella Chicago dei...

di spopola

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La trama

Dallo stesso caso che ispirò "Nodo alla gola" di Hitchcock, un "nero" giudiziario tesissimo e barocco diretto da un grande artigiano. I tre protagonisti (i due ragazzi e l'avvocato Orson Welles) furono premiati a Cannes.

Due figli di papà (Stockwell e Dillmann)iscritti alla facoltà di giurisprudenza sono infatuati dalle teorie del filosofo Nietzsche, naturalmente fraintese. Sentendosi superiori alle leggi che essi stessi studiano, decidono di commettere un reato particolarmente grave per sperimentare le loro bislacche teorie. Così rapiscono e uccidono un ragazzino. 

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L'opinione più votata

Di spopola scritta il 07/11/2007 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto buono

Il film rievoca il caso Leopold-Loeb, un fatto di cronaca particolarmente efferato e gratuito (l’omicidio che avrebbe dovuto essere “perfetto” commesso nella Chicago dei “ruggenti anni 20” da due adolescenti dell’alta borghesia, semplicemente per dimostrare la loro superiorità) che è già alla base della storia dalla quale prende spunto il “virtuosismo sperimentale” di “The Rope” di Alfred Hitchcock. Il taglio di “Frenesia del delitto” è molto più giornalistico (né è possibile fare alcun confronto fra le due opere al di là della “coincidenza” ispirativa della cronaca di riferimento): Fleischer ci racconta non solo il fatto, ma anche – e molto di più - il “dopo”, concentrando gran parte della sua attenzione proprio sul processo che ne seguì e che occupò le prime pagine dei quotidiani per molto tempo. Ciò gli permette di unire all’analisi comportamentale che trae origine dalle aberranti teorie di una corrente di pensiero specifica e avversabile, quella analogamente significativa che lo porta a puntare lo sguardo sui meccanismi della giustizia e di soffermarsi anche sulle problematiche che riguardano un certo tipo di ribellione giovanile sempre e comunque di “contrapposizione” alle regole codificate della società e a volte anche a quelle della morale. Il tutto, inserito in un attento, documentato, fedelissimo “quadro” dell’epoca di riferimento. Come si potrà evincere quindi, i temi trattati sono in effetti molteplici, e vanno oltre l’episodio narrato toccando argomenti “ancor oggi di “scottante attualità” (si veda l’appassionata requisitoria contro la pena di morte di un istrionico, eccessivo, ma come al solito superlativo, Orson Welles nell’ingrato ruolo dell’avvocato difensore, una “partecipazione speciale” significativa e pregnante che finisce - forse proprio per la debordante personalità dell’attore - per assumere “caratteristiche” di assoluta centralità nella rappresentazione). Non vanno sottovalutati poi nell’economia di un poliziesco indubbiamente anomalo che ha evidenti ambizioni sociologiche (e che si discosta fortemente dai “modelli” codificati del genere realizzati nel periodo) le raffinatezze fotografiche che lo impreziosiscono (il ricorrente riferimento anche “visivo” agli occhiali, così spudoratamente esibiti, da diventare quasi un’ ossessione, ne è un esempio lampante, così da far diventare l’oggetto il suo più peculiare “biglietto da visita” - vedi in particolare la più volte “citata” scena nella quale accusati e accusatore si riflettono a turno proprio in “quelle lenti” – e l’elemento riconoscitivo di maggior spicco, chiaramente sottolineato dalle locandine pubblicitarie). Una pellicola insomma molto ambiziosa (magnificamente sorretta dal solido mestiere di un abilissimo artigiano dell’immagine e dall’ottima sceneggiatura di Richard Murphy) che forse non centra perfettamente tutti gli obiettivi, ma che rappresenta comunque un importante tentativo di evoluzione del genere noir ma che è anche al tempo stesso, un lucidissimo scandaglio sufficientemente “inquietante” e analiticamente documentato, della mentalità criminale e delle sue aberrazioni. Ho già accennato alla possente caratterizzazione di Welles (l’avvocato Clarence Darrow) e a “quella” memorabile arringa con la quale riesce a salvare i due criminali dalla pena capitale con un esercizio dialettico di alto istrionismo, ma non vanno dimenticate le prove ugualmente maiuscole degli altri due protagonisti, gli assassini “indifferenti”, freddi e scostanti, persino provocatori, deviati da confuse quanto devastanti letture filosofiche interpretati dagli allora giovani, quasi esordienti, Bradford Dillmann e Dean Stockwell (non a caso il trio colse l’alloro cumulativo della Palma d’oro per la migliore interpretazione maschile al festiva di Cannes di quell’anno, davvero meritatissima). Puntuali e ineccepibili anche gli altri (Diane Varsi e E.G. Marshall). Concludendo, un’opera non secondaria, meritevole e importante che qualcuno dovrebbe ricordarsi di far riemergere dall’oblio perché da troppo tempo risulta latitante, e che ambirei rivedere per controllarne la temperatura attuale e la effettiva resistenza alle ingiurie del tempo. A quando una (auspicabile) edizione in DVD?
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SI

Opinioni su Frenesia del delitto


19 marzo 2010 Opinione di mm40 su "Frenesia del delitto"
mm40

La sceneggiatura è di Richard Murphy, il soggetto è un romanzo di Meyer Levin, ma tutto ciò che è contenuto in Frenesia del delitto è pura realtà, tratta dalle vicende che videro coinvolti Nathan Leopold e Richard Loeb nella Chicago del '24. Questo è innanzitutto un ottimo spunto di riflessione sul ruolo del cinema: fino a che punto la finzione può spingersi, quando un lavoro del genere vive essenzialmente di assoluta realtà (ed...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Frenesia del delitto (1959)

nessun commento
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7 novembre 2007 Opinione di spopola su "Frenesia del delitto"
spopola

Il film rievoca il caso Leopold-Loeb, un fatto di cronaca particolarmente efferato e gratuito (l’omicidio che avrebbe dovuto essere “perfetto” commesso nella Chicago dei “ruggenti anni 20” da due adolescenti dell’alta borghesia, semplicemente per dimostrare la loro superiorità) che è già alla base della storia dalla quale prende spunto il “virtuosismo sperimentale” di “The Rope” di Alfred Hitchcock. Il taglio di “Frenesia del delitto” è molto più giornalistico...

voto al film: spopola assegna il voto buono a Frenesia del delitto (1959)

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