Foglie d'autunno (1956)
Con Joan Crawford, Cliff Robertson, Vera Miles, Lorne Greene
La trama
Milly (Crawford) è una donna di mezza età ancora molto bella. Milly si innamora, ricambiata, di Burt (Robertson), un uomo molto più giovane di lei. In breve i due decidono di sposarsi. Lui è un giovanotto gentile e simpatico che però, dopo le nozze, si rivela psichicamente malato. Alla radice della sua depressione c'è il tradimento della sua prima moglie consumato con il padre dello stesso Burt. Milly si impegna per tentare di farlo guarire. Incisiva l'interpretazione della Crawford. Robert Aldrich, regista versatile, pur non essendo a suo agio nel dramma psicologico, dirige con mano sicura.
L'opinione più votata
Di jonas scritta il 12/05/2009 - utile per 1 utenti
Voto al film: 
4 giugno 2009 Opinione di mr gimmick su "Foglie d'autunno"
Primo melodramma al femminile per Aldrch. Qualche buon momento di regia e una grande Crawford salvano un film che nel risvolto traumatico del personaggio di Robertson e nella conclusione ha il suo punto debole. Voto 6
voto al film: 
12 maggio 2009 Opinione di jonas su "Foglie d'autunno"
Una donna di mezza età, ormai rassegnata allo zitellaggio, conosce un uomo molto più giovane e lo sposa, per poi scoprire le sue turbe psichiche. Melodramma sentimentale, con il titolo che già suggerisce un clima crepuscolare, e inopinate sfumature thriller. Come in altri casi, la Crawford è ben migliore del film che interpreta; in particolare la performance di Robertson è decisamente sopra le righe.
voto al film: 
18 aprile 2006 Opinione di killyky su "Foglie d'autunno"
Buon film di Aldrich con dei buoni attori e una buona storia...
voto al film: 
22 gennaio 2003 Opinione di Miss Parker su "Foglie d'autunno"
film di sicuro impatto,dove la solitudine domina sapientemente la scena,una fobia che la Crawford sapientemente mette fuori con una recitazione degna e naturale
voto al film: 
10 dicembre 2002 Opinione di woody su "Foglie d'autunno"
Burrascoso e sassoso melodramma (della solitudine) costruito su misura per una eccellente Crawford, fossilizzata zitella colma di rassegnazione e fredda disillusione. Rude e spigoloso (pare rifinito a colpi di scure), ma anche maldestramente incatramato da alcuni affettati dialoghi e dall'elefantisiaca, sfrenata e deliberatamente ultrateatralcaricata performance di Robertson (bastino il folle sguardo sbarrato che affiora dallo spiraglio della porta o gli ostentati piagnistei): non v'era...
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