Opinione di teaestefano su Il minestrone
Con Roberto Benigni, Franco Citti, Ninetto Davoli, Giorgio Gaber
- positive [8]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Bellissimo, altro che sufficiente! Questi erano i film per la TV di una volta, che venivano dati in prima serata. Non c'è nessun paragone con la piattezza, la sciatteria, la totale mancanza di idee, di mestiere di quelli di oggi. Lo spunto - che viene mantenuto e sviluppato in tutto il corso dell'opera - potrebbe sembrare a sentirne parlare di una banalità sconcertante e impossibile da far stare in piedi. Invece Citti lo fa filare che è una meraviglia, riuscendo a commuovere e a divertire insieme. Certo, perchè aveva quella qualità detta fantasia o creatività, desolatamente assente nei personaggi che fanno oggi i film (specie per la TV). Chi riuscirebbe a tenere desto l'interesse mostrando le tragicomiche vicissitudini di tre scalcagnati tormentati dalla fame che cercano disperatamente di mangiare? La metafora è chiara e per nulla pesante o troppo ragionata: la fame è immagine dell'incolmabile insoddisfazione umana, materiale ma non solo. Il mondo è diviso nei pochi che hanno da mangiare in abbondanza (ma non felici) e in tanti poveretti morti di fame, che non ce l'hanno. Questa rappresentazione però, che molti avrebbero trasformato in un discorso ideologico, marxista, didascalico, retorico, è però quanto mai schietta e sincera, umana e spontanea. L'immagine dei tre derelitti che tante volte sperano di avercela fatta ma i più strani imprevisti li privano dell'oggetto dei loro desideri è l'immagine dell'uomo che cerca di addentare la felicità senza mai riuscirvi. Citti non ha mai fatto scuole di regia (imparò da Pasolini), i tre protagonisti non hanno mai fatto corsi di interpretazione, eppure il quartetto funziona benissimo, perchè ognuno ce l'aveva nel sangue. Benigni è come straniato e spaesato, molto diverso da quello che sarebbe diventato. L'episodio del paranzo immaginario nella trattoria sulla spiaggia è un capolavoro di inventiva e fantasia, che a me ha fatto cadere dalla sedia per le risate (specie quando i bocconi immaginari gettati ai gatti diventano improvvisamente reali). Il finale è perfetto e geniale anch'esso. Citti (almeno all'epoca del film, poi non so) non aveva trovato Dio, e pertanto la vita la vedeva come una folle e inutile corsa verso il nulla, o verso il non senso. Ho avuto la fortuna di vedere la versione integrale per la TV, e non quella che uscì nelle sale.
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