Opinione di davide69 su Intervista col vampiro
Con Tom Cruise, Brad Pitt, Kirsten Dunst, Stephen Rea, Antonio Banderas
- negative [7]
- sufficienti [5]
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Sul film
Il miglior film in assoluto di vampiri che abbia visto in epoche recenti, e tenete presente che chi scrive è un "vampirologo" appassionato su quanto passa in pellicola ma soprattutto su cartaceo. Grazie al lavoro prezioso della Rice (sceneggiatura ma anche autrice del libro da cui questa è tratta) e soprattutto alla grande regia di Neil Jordan, perfino divi hollywoodiani da "blockbuster", solitamente asserviti alla logica del botteghino e imprigionati in inespressivi ruoli da "macho" come Pitt, Cruise e Banderas sfornano il meglio delle loro capacità emozionali e recitative riuscendo nel non facile obiettivo di dare spessore, tragicità e soprattutto originalità alla figura del "non -morto". La pellicola è opulenta, barocca, colorata e accuratissima nella fotografia, come è nelle corde del regista. Il sangue è strettamente funzionale alla vicenda raccontata e questa è già una cosa di per sé notevolissima. Con questo si intende dire che non è esageratamente splatter, con ettolitri di rosso buttato lì a caso per suscitare una superficiale e immediata emozione da due soldi o peggio ancora imitare uno stile fumettistico (come nelle ultime recenti pellicole su modello "Blade" o Underworld") ma nemmeno elemento assente, subliminale e addirittura supefluo come nella recentissima saga di "Twilight" (dove i vampiri arrivano ad aborrire il sangue e quindi, in qualche modo, a negare la loro stessa esistenza). Si respira una affascinante e piacevolissima atmosfera retrò, molto "classica", decadente, che personalmente apprezzo sopra ogni altra cosa in questo tipo di pellicole; un ritorno all'epoca d'oro della filmografia vampirica alla "Hammer" dove l'inquietudine e l'orrore passavano attraverso paesaggi cupi e desolati, scenografie notturne e nebbiose e un cupo senso di angoscia e smarrimento incombeva sull'agire dei protagonisti. Il film è, sopra ogni altra cosa, una riflessione sul senso di una immortalità non cercata e non voluta, sul tormento che provoca la consapevolezza di una esistenza priva di amore che potrebbe dare una parvenza di "umanità" o anche solo di appartenenza; sulla struggente necessità di trovare un senso, una "filosofia" ad una non-vita che nella sua illimitatezza porta il rischio di divenire una triste e allucinata caccia "alimentare" per la sopravvivenza.
Commenti
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2 settembre 2011, 04:52 di spopola
,.. se non lo hai visto (solo perchè è un titolo rarissimo) ti consiglio anche "IL BUIO SI AVVICINA" del 1987, grande esordio della Bigelow
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