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Opinione di davide69 su Intervista col vampiro

[Interview with the Vampire, USA 1994, Horror, durata 122']   Regia di Neil Jordan
Con Tom Cruise, Brad Pitt, Kirsten Dunst, Stephen Rea, Antonio Banderas




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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01/09/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Il miglior film in assoluto di vampiri che abbia visto in epoche recenti, e tenete presente che chi scrive è un "vampirologo" appassionato su quanto passa in  pellicola ma soprattutto  su cartaceo.  Grazie al lavoro prezioso della Rice (sceneggiatura ma anche autrice del libro da cui questa è tratta) e soprattutto alla grande regia di Neil Jordan, perfino divi hollywoodiani da "blockbuster", solitamente asserviti alla logica del botteghino e imprigionati  in inespressivi ruoli da "macho"  come Pitt, Cruise e Banderas sfornano il meglio delle loro capacità emozionali e recitative riuscendo nel non facile  obiettivo di dare spessore, tragicità  e  soprattutto originalità  alla figura del "non -morto".  La pellicola è opulenta, barocca,  colorata e accuratissima nella fotografia,  come è nelle corde del regista.  Il sangue  è strettamente funzionale alla  vicenda raccontata e questa è già una cosa di per sé notevolissima. Con questo si intende dire che non è esageratamente  splatter,   con ettolitri di rosso buttato lì  a caso per suscitare una  superficiale e immediata emozione da due soldi o peggio ancora imitare uno stile fumettistico (come nelle ultime recenti pellicole su modello  "Blade" o Underworld") ma nemmeno  elemento assente, subliminale   e  addirittura supefluo come nella recentissima saga di "Twilight" (dove i vampiri arrivano ad aborrire il sangue e quindi, in qualche modo, a negare la loro stessa esistenza). Si respira una affascinante e piacevolissima atmosfera retrò, molto "classica", decadente,  che personalmente apprezzo sopra ogni altra cosa in questo tipo di pellicole; un ritorno all'epoca   d'oro della filmografia vampirica alla "Hammer" dove l'inquietudine e l'orrore passavano attraverso paesaggi cupi e desolati, scenografie notturne  e nebbiose   e  un cupo senso di angoscia e smarrimento incombeva sull'agire dei protagonisti.  Il film  è, sopra ogni altra cosa,  una  riflessione  sul senso di una immortalità non cercata e non voluta, sul tormento che provoca la consapevolezza di una esistenza priva di amore che  potrebbe dare una parvenza di "umanità" o anche solo di appartenenza; sulla struggente necessità di trovare un senso, una "filosofia"  ad una non-vita che nella sua illimitatezza porta il rischio di  divenire una triste e allucinata caccia "alimentare" per la sopravvivenza. 
 


SI

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