Pulp Fiction - La recensione di FilmTv
Con John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Tim Roth, Harvey Keitel, Maria De Medeiros, Christopher Walken
La recensione di FilmTv
Quentin Tarantino ha risposto con questo film a tutti quelli che lo accusavano di versare troppo sangue. E ha vinto la Palma d'oro a Cannes. Con un irresistibile e travolgente intreccio di episodi, dalla sceneggiatura geniale. Grande cast con Travolta, Willis, Keitel e il fascino di Uma Thurman
Comincia in una tavola calda, con una coppia di fidanzati un po' scoppiati che discutono sulla maniera migliore di far soldi; e, visto che le rapine agli spacci di alcolici sono diventate troppo pericolose, i due si guardano teneramente, si baciano e, pistola spianata, saltano in piedi urlando come assatanati e rapinano la tavola calda. Prosegue con due killer, un nero e un bianco che è appena tornato dall'Olanda, che disquisiscono sulla maniera europea di mangiare gli hamburger, poi regolano i conti con una banda di pivelli, e uno dei due (Travolta, con l'anellino all'orecchio) porta a ballare la ragazza del suo capo (Uma Thurman, con la pelle più bianca e i piedi più belli della storia del cinema). Flashback su un ragazzino che riceve da un militare pomposo l'orologio d'oro lasciatogli dal padre (conservato per i 5 anni della prigionia nell'unico anfratto del corpo nel quale i giapponesi non frugano, ed espulso con un attacco di dissenteria). Da grande, il ragazzino è il pugile suonato Bruce Willis, anche lui sulla lista nera di due killer. Qualche altro massacro, un paio di scontri a fuoco e un sacco di personaggi dementi, poi ci si ritrova tutti nella tavola calda dell'inizio, con i due fidanzati rapinatori faccia a faccia con i due killer. Il bello è che gli episodi non sono in successione cronologica (e talvolta incontriamo chi abbiamo visto morire nell'episodio precedente); e che (ancora più bello), per quanto cerchiate e analizziate, non troverete un solo, minimo errore di costruzione e consequenzialità, in questo secondo, irresistibile travolgente pastiche di Quentin Tarantino. Pulp Fiction (che in America designa la letteratura gialla un po' sensazionalistica, che negli anni ’40 e ’50 si stampava sulla carta più scadente) è la risposta di Tarantino a tutti quelli che si sono indignati per il troppo sangue versato nelle Jene; ne versa altrettanto, ma con ironia più esplicita e irridente. A tutti quelli che hanno liquidato Le jene e Una vita al massimo (scritto da Tarantino e diretto da Tony Scott) come banali action movies tutti effettacci; invece Tarantino gioca soprattutto sulle sceneggiature, geniali, di ferro; ricchissime. A tutti quelli che l'hanno scambiato per l'ennesimo ragazzaccio alla moda, senza capire che il suo cinema è l'ultima mutazione possibile di «quei cattivi ragazzi» (e dell'iperrealismo disperato) di Scorsese: quella che rivolta tutto in una risata macabra, lacerata, autoironica. La nuovissima Hollywood comincia da qui.
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