Lo sguardo di Ulisse (1995)
Con Harvey Keitel, Maia Morgenstern, Erland Josephson
06/11/2010
Sequenze. Lo sguardo della storia.
Ci sono sequenze cinematografiche che mi entrano dentro e che ogni volta che le vedo non posso fare a meno di emozionarmi, di aprire la porta a sensazioni che ritornano sempre uguali proprio nel...
di Peppe Comune
La trama
A., un cineasta greco esiliato negli Stati Uniti, torna finalmente in patria. Il ritorno coincide con un viaggio a ritroso nel tempo, nei meandri della memoria, e un'esplorazione meravigliata di un'attualità che sembra quasi irreale. Il novello Odisseo costeggia le insidie di un mondo che non riconosce, da Costanza a Bucarest: un pellegrinaggio sofferto attraverso le ambiguità e i conflitti dei Balcani.
Un lungo e gravoso percorso (in tutti i sensi: il film dura tre ore) da cui emergono il cinema, la letteratura, la guerra, l'Europa orientale - simile ad un iceberg pericoloso - e il socialismo fatto a pezzi, come la statua di Lenin sezionata e trasportata da una chiatta lungo il Danubio.
L'opinione più votata
Di Peppe Comune scritta il 13/09/2010 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
- negative [2]
- sufficienti [1]
- positive [4]
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14 ottobre 2010 Opinione di maldoror su "Lo sguardo di Ulisse"
A mio avviso, questo è il miglior film del secondo Angelopoulos (cioè della fase post-La recita), quello in cui i difetti principali del suo cinema sono meno avvertibili, vale a dire un certo autocompiacimento stilistico, un certo “annacquamento” poetico e la tendenza al manierismo; tutti elementi presenti a mio avviso, ma compensati da una sincerità d’ispirazione che rende questo film uno dei suoi più struggenti, emozionanti e sinceri,...
voto al film: 
13 settembre 2010 Opinione di Peppe Comune su "Lo sguardo di Ulisse"
A. (Harvey Keitel) è un regista greco che vive negli Stati Uniti. Torna nel suo paese per la prima di un suo film ma soprattutto per mettersi alla ricerca di tre bobine di un negativo ("Le tessitrici") girato nel 1905 dai fratelli Maniakas, pionieri del cinema e testimoni di un mondo che sta irrimediabilmente andando perduto. La sua ostinata ricerca lo porta a girovagare lungo tutta la regione balcanica, tra l'Albania e la Macedonia, la Bulgaria e la Romania, fino a giungere nella...
voto al film: 
10 agosto 2008 Opinione di sasso67 su "Lo sguardo di Ulisse"
Anghelopoulos ha ormai più di settant'anni e il sospetto che manchi innanzitutto del dono della sintesi è molto fondato. Il regista greco si conferma un regista dello sguardo, nel senso che osserva quanto la vita (spesso di brutto) offre intorno a lui, come dimostra la bellissima sequenza della statua di Lenin imbarcata su una chiatta nel porto fluviale di Costanza, in Romania. Il suo Ulisse - si chiama A. come Kafka chiamava K. i suoi personaggi - compie un viaggio attraverso i Balcani,...
voto al film: 
21 ottobre 2004 Opinione di backstreet70 su "Lo sguardo di Ulisse"
Un film di una bruttezza quasi epocale. Angelopulos continua a fare film sempre con la stessa inquadratura (come per primo fece notare il grande Sergio Leone) e ci propina una filosofia spicciola da bignami. Sfrutta la tragedia dei balcani per la sua causa (quella di fare un film "artistico") e noi dovremmo fare tutti oooohhhh stupiti (cosa che non facciamo visto che a Cannes è stato trombato a favore di quel capolavoro - questa volta vero - di "Underground"). Eh sì che il film contiene...
voto al film: 
21 dicembre 2003 Opinione di Sam Gamgee su "Lo sguardo di Ulisse"
Un viaggio sul filo della memoria, tra luoghi disastrati in un mondo ormai a pezzi. I Balcani e i suoi eterni conflitti emergono come madri dolenti e stanche, stanche dei loro figli morti, stanche del troppo sangue versato, stanche dei repentini cambiamenti della Storia. Ormai non si riconoscono più, hanno perso la propria identità. I vecchi regimi solcano ormai in frantumi un fiume (il Danubio) che marca i suoi confini. Un uomo ricerca una vecchia illusione, una pellicola all'alba del...
voto al film: 
12 novembre 2003 Opinione di SONATINE su "Lo sguardo di Ulisse"
UN CAPOLAVORO.L'OPERA CHE PIU'AMO DI ANGELOPOULOS,UN MERAVIGLIOSO VIAGGIO NELLA MEMORIA E SULLA MEMORIA DEL CINEMA,VIAGGIO PERSONALE NEL PASSATO DI UN ARTISTA,IN CIO'CHE PER LUI RAPPRESENTA LA SETTIME ARTE.VIAGGIO NELL'ANIMA DI UN PAESE,CHE SI è COSTRUITO SULLA MEMORIA OFFUSCATA,SUI BRUTTI RICORDATI ACCANTONATI.MA IL CINEMA SI COSTRUISCE ANCHE SU QUELLI.FORSE PROPRIO PER QUELLI.PERCHE'SI CONTINUI A LOTTARE PER POTER ESPRIMERE LA PROPRIA RABBIA,IL PROPRIO SENSO DI FRUSTRAZIONE A NON POTER...
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- negative [2]
- sufficienti [1]
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