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Opinione di backstreet70 su Lo sguardo di Ulisse

[To vlemma tou Ulisse, Francia, Grecia, Jugoslavia 1995, Drammatico, durata 180']   Regia di Theo Anghelopoulos
Con Harvey Keitel, Maia Morgenstern, Erland Josephson




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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21/10/2004 voto al film: voto mediocre

Sul film

Un film di una bruttezza quasi epocale. Angelopulos continua a fare film sempre con la stessa inquadratura (come per primo fece notare il grande Sergio Leone) e ci propina una filosofia spicciola da bignami. Sfrutta la tragedia dei balcani per la sua causa (quella di fare un film "artistico") e noi dovremmo fare tutti oooohhhh stupiti (cosa che non facciamo visto che a Cannes è stato trombato a favore di quel capolavoro - questa volta vero - di "Underground"). Eh sì che il film contiene tre sequenze veramente memorabili (l'inizio, la scena da ballo e la statua di Lenin), il che è peggio perchè dimostra la superbia di un regista che invece di fare cinema si china a fissare "il suo ombelico palpitante".


SI

Commenti

  • 26 febbraio 2011, 11:05 di Inside man

    Dici benissimo, film di impressionante bruttezza con tre scene memorabili. Anghelopoulos si impegna oltremodo nel far recitare in modo patetico l'intero cast (in cui figurano attori di sicuro valore), e nel raggiungere il ridicolo involontario in molte sequenze pseudo liriche e finto-poetiche (coadiuvato in questo da un Tonino Guerra al suo peggio), per cui risultano quasi sempre d'accatto le spasmodiche e iper-costruite ricerche dell'esperienza visiva "alta" e filosofica, o dell'emozione con la E maiuscola; viceversa rimane spesso uno sterile e irritante simbolismo, salvo appunto nei tre casi da te precisamente addotti (e su tutti l'ispiratissima scena del viaggio del busto a pezzi di Lenin). Fatto un bilancio artistico complessivo della sua filmografia, computando le diverse pellicole impresentabili (e premiatissime) degli ultimi trent'anni, comincio a condividere sempre più Ghezzi, quando sostiene sia Damianos, con i suoi soli tre film, il maggiore regista espresso dalla Grecia.

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  • 26 febbraio 2011, 12:45 di maldoror

    Nel ricordare a backstreet70 che se Angelopoulos usa sempre la stessa inquadratura (scelta stilistica perfettamente funzionale alla sua poetica del paesaggio come proiezione dell'anima), Sergio Leone buttava giù continuamente primi e primissimi piani "ad cazzum" soltanto per drammatizzare le scene a volte con esiti piuttosto naif e anche qui, decisamente irritanti, e che stiracchiava fino all'inverosimile intere macro-sequenze gongolandosi in un esibizionismo tanto gratuito quanto irritante (non meno irritante di Angelopoulos a mio avviso, anche se in maniera diversa e anche se nonostante ciò rimane pur sempre un grande), anche lui per far fare "ooooooohhhh" allo spettatore e per cercare la facile emozione---e premettendo inoltre che concordo abbastanza sulle accuse di autocompiacimento estetico, di annacquamento poetico e soprattutto di pessima direzione degli attori (specialmente Keitel, particolarmente fastidioso nella sua costante e impacciata immobilità facciale) rivolte ad Angelopoulos, vorrei chiedere a @Inside man di farmi qualche esempio di ridicolo involontario, visto che io non ne ricordo poi così tanti almeno se paragonati ad altri titoli del regista greco, e se TUTTI gli episodi di ridicolo involontario presenti nel film, così come tutti gli altri difetti sopra elencati, siano tali da rendere Lo sguardo di Ulisse addirittura un film di "impressionante bruttezza", giudizio che francamente mi pare piuttosto ingeneroso

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  • 3 marzo 2011, 12:38 di backstreet70

    Beh quella di Angelopoulos sara funzinale alla sua poetica ma a me tre minuti di camera fissa sulla nebbia mi rompono solo i coglioni e basta. A parte che Sergio Leone l'avevo solo citato comunque se dici che "buttava giù continuamente primi e primissimi piani "ad cazzum" soltanto per drammatizzare le scene" direi che cadi nelle frasi buttate "ad cazzum" visto che: 1- Leone, ti piaccia o meno, ha cambiato proprio il concetto di ripresa nel cinema western e questo lo puoi vedere guardando le pellicole prima e dopo rispetto a "Per un pugno di dollari". 2- La famosa sequenza del triello in "Il buono, il brutto e il cattivo" è ancora oggi studiata fotogramma per fotogramma in moltissime scuole di cinema mondiali, e qualcosa vorrà pur dire no? La bruttezza esasperante di "Lo sguardo di Ulisse", se hai letto fino in fondo quanto ho scritto (e premesso che comunque io sono un semplice opinionista) è data dal fatto, anche , che Angelopoulos sa girare sequenze stupende (e nel film ce ne sono almeno tre) ma si è autoconvinto di essere un grande regista (la cosa peggiore per chi fa questo mestiere) e cade nell'autocompiacimento più estremo.

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  • 4 marzo 2011, 20:07 di maldoror

    Beh, se per te Lo sguardo di Ulisse è di una "bruttezza esasperante" solo perchè tre minuti di camera fissa sulla nebbia "ti rompono i coglioni", mi sa che anche tu cadi un po' nella superficialità, come quella di chi dice che 2001 odissea nello spazio è un film noiosissimo perchè non succede nulla ed è tutto musica classica (cosa che effettivamente in molti, incredibilmente, hanno detto), o che Antonioni è noioso perchè anche qui non succede niente o perchè i dialoghi sono insignificanti e altre superficialità di questo tipo. So perfettamente che Leone è studiato nelle università (anche se con quello che è diventata oggi l'università ciò non è necessariamente lusinghiero), sono perfettamente a conoscenza delle innovazioni che ha apportato al genere western e che molte sue sequenze sono ormai delle pietre miliari, non ho detto il contrario e ho anche sottolineato che è stato un grande, e aggiungo pure che adoro alcuni suoi film e che diverse sue sequenze sono magistrali; ho soltanto sottolineato il fatto che, se lui critica Angelopoulos perchè userebbe sempre la stessa inquadratura (cosa che, ripeto, non è necessariamente un difetto), c'è anche da dire che pure Leone faceva un uso reiterato, irritante e non sempre giustificato (anzi quasi mai) del primo e del primissimo piano, e il fatto che lo facesse principalmente per drammatizzare le scene non me lo sono uscito io dalle tasche, è stato confermato anche da gente che lo ha conosciuto e a cui Leona aveva riferito questo suo "trucchetto" (ma direi che lo si può verificare anche coi propri occhi). Sull'autocompiacimento di Angelopoulos non si discute, solo ritengo che ne Lo sguardo di Ulisse lui riesca a raggiungere una sorta di equilibrio più o meno stabile fra l'ispirazione sincera e l'esibizionismo fine a sè stesso (cosa che accade anche con Leone, diverse sue sequenze sono tanto magistrali quanto irritanti), e che molti suoi piani-sequenza (e non mi riferisco soltanto alle scene già citate) riescano effettivamente a trascinare lo spettatore in una sorta di dimensione lirica e trasfigurata, tanto che alla fine, come anche qualche altro utente ha notato, i pregi del film riescono tutto sommato a farne dimenticare i difetti, almeno in parte. Angelopoulos ha fatto molto di peggio in termini di bruttezza visiva, di autocompiacimento e di scivoloni nel patetico, con film come Il passo sospeso della cicogna o L'eternità e un giorno, proprio Lo sguardo di Ulisse mi pare uno dei migliori del suo secondo periodo, e in ogni caso definirlo di una "bruttezza epocale" o di una "impressionante bruttezza", mi sembra veramente eccessivo.

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