Opinione di OGM su Apocalypse Now
Con Marlon Brando, Martin Sheen, Robert Duvall, Frederic Forrest
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
A prima vista, questo film sembrerebbe un'antologia sulla volgarità della guerra, che emerge laddove il combattimento avviene nell'assoluta mancanza di coscienza. In questa storia l'aggravante è costituita dall'arrogante invadenza dell'imperialismo occidentale: una patina aggressiva e kitsch che oltraggia l'ambiente indocinese come un fumo rosa shocking nella foresta tropicale. C'è, però, un recondito significato, che l'opera enuclea poco a poco, mano a mano che la missione segreta s'avvicina alla sua fosca destinazione. La Guerra è solo in apparenza uno spettacolare e terribile fuoco d'artificio; è un incendio che divampa in un istante, però poi continua a bruciare a fuoco lento, e nel frattempo cova, sotto la cenere, le sue ragioni profonde e sconosciute. L'enigmatico colonnello Kurtz, asserragliato nel folto della giungla, impersona un insondabile perché, estraneo alle logiche strategiche; un perché germogliato come una pianta carnivora ai bordi del campo di battaglia, resistente al napalm e ai colpi di mitragliatrice, che non persegue metodicamente la vittoria, ma si ciba di sangue come un'oscura divinità pagana.
La follia di Kurtz è il nonsenso che, anziché consumarsi fulmineamente in sfrenati scoppi di violenza, si sedimenta nell'anima e affonda le radici nella terra, assumendo le sembianze misteriose di un culto primordiale. In questa religione, la perfezione coincide con l'azione che prescinde dal giudizio, con la crudeltà pura ed ingiustificabile, che non prevede scrupoli morali, perché si pone ciecamente al servizio dell'Orrore. Per sopravvivere all'inferno in terra, bisogna rinunciare alla propria umanità, e divenire il tempio di una superiore entità assassina. Questo è, d'altronde, il principio di ogni fuga nella follia, che solleva l'individuo dal confronto col proprio operare, dalla responsabilità a priori e a posteriori, dal dilemma come dal rimorso, assoggettandolo al dominio di una potenza estranea, totalizzante ed incoercibile.
La grandezza di Francis Ford Coppola, in questo insuperabile capolavoro, sta nell'aver modulato la visione su quella frequenza ultraterrena in cui gli eventi appaiono come concetti nudi, e privi di ogni sbavatura; non ci sono scorie di materia a turbare l'atroce limpidità di ciò che accade, non c'è appiglio per la ripugnanza, e cade così ogni pretesto per distogliere lo sguardo. Il bene e il male, l'amore e l'odio, il prima e il dopo, si rincorrono e si abbracciano, intatti e nitidi come la Luna e il Sole, roteanti in una danza di sfere celesti; ed il loro movimento incanta, con il terrore che si fa destino, ed il destino che sale, per acclamazione, ad occupare il podio nel golfo mistico del teatro umano.
Commenti
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28 settembre 2009, 14:20 di Daskabinett
Una recensione lucidissima che illustra perfettamente il "cuore di tenebra" del film, complimenti.
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