Opinione di carlos brigante su Casinò
Con Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Woods
- negative [4]
- sufficienti [3]
- positive [53]
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Sul film
Imponente, titanico, ma anche profondamente amaro. Sono questi gli aggettivi che (mi) vengono in mente dopo aver visto “Casino”. Un'opera che nella sua maestosità non fa perdere la bussola a Scorsese , il quale riesce sempre a trovare il giusto equilibrio tra sfarzo (registico) e compostezza (narrativa), senza lasciarsi prendere la mano da quei superflui dolly svolazzanti o da quelle sfiancanti carrellate riscontrate ad esempio nell'ultimo “Shutter Island”.
Mischiando il collaudato schema di ascesa/discesa del gangster movie e ammantandolo di morbose tinte melodrammatiche, il (fu) grande regista italo-americano ci spalanca le porte del microcosmo America in un lungo flashback a due voci.
La Las Vegas di Scorsese è una Venezia che invece di poggiare sull'acqua, si innalza da un mare di denaro; un'isola (s)perduta circondata dalla sabbia del deserto, vero e proprio cimitero per chi non rispetta le regole. Tra i luccicanti palazzi di questa Babele della corruzione legalizzata si muovono Nicky (Joe Pesci), Ginger (Sharon Stone), Sam (Robert De Niro), novelli Icaro destinati presto o tardi a precipitare. Ognuno percorre la propria strada spinto dai propri spasmodici desideri; inesorabilmente, però, finiscono per incrociarsi ed inciampare l'uno sull'altro. La smania di potere di Nicky; la brama di denaro di Ginger; la voglia di essere accettato e rispettato di Sam. Ogni personaggio è caratterizzato alla perfezione in ogni sua singola sfumatura in un meccanismo ben oliato in cui la granitica sceneggiatura si amalgama alla perfezione con le interpretazioni degli attori: un De Niro non ancora schiavo delle proprie smorfie; una Sharon Stone mai così convincente nei panni di una donna intossicata dall'alcol, dalle droghe e dal denaro; un mefistofelico Joe Pesci che, rimanendo sulla stessa lunghezza d'onda di quello visto in “Quei bravi ragazzi”, riesce in più di un'occasione a rubare la scena a De Niro stesso.
Ad un certo punto, però, la vecchia Las Vegas, fatta ancora da uomini (con tutte le loro contraddizioni), inizia a sgretolarsi. Poco a poco, e non senza un filo di nostalgia, lascia il posto ad una nuova città in mano alle grandi company, tramutandosi di fatto in una Disneyland del denaro senz'anima.
Once upon a time in Las Vegas (U.S.A.).
Cosa cambierei
8,5
Commenti
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24 agosto 2010, 10:21 di Daskabinett
Ottima recensione. Sono d'accordo su tutto: la potenza è niente senza controllo e qui Scorsese riesce ad a dominare le mille luci di Las Vegas; il declino attuale del regista e di Scorsese; la bravura di Pesci e della Stone; ecc. Un saluto.
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24 agosto 2010, 12:52 di carlos brigante
"la potenza è niente senza controllo" direi che è più che azzeccato caro dask ;)
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24 agosto 2010, 14:09 di 21thcentury schizoid man
"Casinò", secondo me, è l'ultimo capolavoro di un (ex ?) grande regista, Martin Scorsese, che negli ultimi anni sembra aver smarrito gran parte del genio che lo ha reso grande. Chissà se il vecchio Martin riuscirà a tornare ai livelli di una volta.
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24 agosto 2010, 14:31 di carlos brigante
Scorsese è stato una delle mie prime folgorazioni cinematografiche e "taxi driver" rimane un mio cult a cui sono anche molto affezionato. Dopo la cocente delusione di "Gangs of New York" saltai a pie' pari i successivi due film per poi immergermi di nuovo in "Shutter Island", rimanendone quasi affogato da una nuova e cocente delusione. Purtroppo ai miei occhi il Martin Scorsese di questo come di altri film è un regista totalmente diverso dal martin scorsese degli ultimi anni (e l'uso delle maiuscole/minuscole non è casuale). Ovviamente è solo una mia modesta opinione, ma mi fa piacere che non sono il solo a vederla in questa maniera. un saluto
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24 agosto 2010, 14:57 di 21thcentury schizoid man
"The departed", pur essendo interessante, a mio avviso non vale l'originale a cui si ispira, "Infernal Affairs", diretto da Andrew Lau e Alan Mak. A proposito: i tre capitoli che compongono la trilogia di "Infernal Affairs" sono fantastici. Il migliore, forse, è il terzo: grazie ad una narrazione vertiginosa che lo rende qualcosa di pazzesco. Un saluto.
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24 agosto 2010, 19:00 di Travis Bickle 1979
"Casinò" rimane l'ultimo grande capolavoro di Scorsese. Ma non trascurerei nemmeno il bizzarro e allucinato "Al di là della vita", un altro dei suoi grandi viaggi nella notte, fra deliri, visioni e sensi di colpa e la musica dei Clash a scandire una folgorante scena "drogata". Ottima recensione comunque, secca, senza fronzoli, che va dritto al sodo, centrando appieno lo "spirito" del film.
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24 agosto 2010, 19:13 di carlos brigante
Ti do ragione travis. Purtroppo non ho più rivisto "Al di là della vita" da quando mi feci 40 km e parcheggiai in divieto di fermata pur di vederlo... ma all'epoca lo apprezzai! è ora che lo riveda. grazie e un saluto
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24 agosto 2010, 20:17 di steno79
A mio parere The departed è un film degno del miglior Scorsese, ma forse Casinò segnò la fine di un'epoca per il grande maestro... complimenti per l'analisi del film!!!
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24 agosto 2010, 21:39 di carlos brigante
purtroppo dopo la cocente delusione di "Gangs of New York" ho sempre avuto un certo timore nell'affrontare "The departed" e soprattutto "The aviator" proprio per non ricascare in un'altra delusione. Dovrò fare uno "sforzo" prima poi e decidermi a vedere "The departed" visto che non sei il primo steno che ne parla in maniera buona. ti ringrazio per l'intervento. un saluto
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24 agosto 2010, 23:53 di Daskabinett
Al di là della vita ha degli spunti interessanti, ma The Aviator e The Deaprted sono solo film patinati, forse addirittura un po' furbi (e mi dispiace da morire dire questo del regista di Taxi Driver e Quei Bravi Ragazzi) nel senso che si appoggiano al mestiere, all'esperienza ma non sembrano avere più ispirazione. E la scelta degli attori non è estranea a questo declino: da De Niro, Pesci, Liotta, Keitel a Di Caprio?? a Matt Damon???
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25 agosto 2010, 00:31 di carlos brigante
Matt Damon proprio non lo sopporto...
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