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Opinione di Snaporaz68 su Angeli perduti





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11/10/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Lost in Hong Kong
 
Bastano pochi minuti di questo film per riconoscere la mano di Wong Kar Wai, le scene al rallentatore, le musiche inconfondibili, le deformazioni del grandangolo, la fotografia allucinata di Cristopher Doyle. Il regista di Hong Kong Express e Happy Together, di In the Mood for Love e di 2046, è uno dei pochi che riesce a trasmettere un senso di decadenza e solitudine esistenziale, facendo immergere le sue anime dannate nello Stige del flusso metropolitano (Hong Kong City) che travolge emozioni e sentimenti. Questa megalopoli Babilonica sembra minacciare più che proteggere gli angeli caduti perché hanno osato volare troppo in alto. Le luci artificiali, il rumore di aerei treni navi, i simboli delle multinazionali e persino lo stadio di calcio con i suoi riflettori sembrano disperdere per sempre queste anime in pena, bloccarne ogni possibilità comunicativa (più che parole al massimo qualche video, la musica, un gelato, un alone di profumo), ipertrofizzarne i tratti cinici e disillusi, spezzare l’atroce inganno di amori senza amore, a senso unico. Tra sparatorie in cui Killer rimane miracolosamente illeso e canzoni al juke box che mettono la parola fine a rapporti ambigui non c’è spazio per fermarsi a piangere, la vita continua, il flusso inarrestabile sembra essere infinito. Wong Kar Wai alterna momenti di comicità da comica muta (avvicinandosi alla pantomima di Takeshi Kitano) con disperati atti di autoerotismo in cui il corpo in primo piano sembra dibattersi tra il piacere e il dolore. E nella solitudine delle camere d’albergo o negli angusti spazi di ricoveri di fortuna, si compie il rito di espiazione di questi poveri Cristi che provano ad andare avanti nonostante tutto, vivendo giorno per giorno. Una corsa in moto, un po’ di calore umano, una canzone anni 60: sapendo che non è niente, non è per sempre.


SI

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