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Opinione di woody su Il cielo può attendere

[Heaven Can Wait, USA 1943, Commedia, durata 101']   Regia di Ernst Lubitsch
Con Don Ameche, Gene Tierney, Charles Coburn, Eugene Pallette




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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23/07/2002 voto al film: voto buono

Sul film

Un classico (un pò contratto ad esser sinceri) della sophisticated comedy per uno dei maghi del genere e che non può che riconsacrarlo tale. Primo ed ultimo a colori per lui - fattore in parte penalizzante (alcuni abbinamenti di tonalità pastello, quasi kitsch, nauseano) - sembra quasi un testamento non voluto poiché contiene tutti i topoi del regista (le debolezze umane, la sottile ironia, le frivolezze di un certo mondo, il ruolo delle donne, le molteplici relazioni amorose, la belle époque, etc.) ricapitolati insieme nella consueta ambientazione sfarzosa dell'alta società. Consueta grazia e levità nell'esposizione, spumeggiante ma anche agrodolce bilancio senile cui nemmeno il Diavolo ha il coraggio di condannare. Perché dovrei farlo io? Il brio lascia spazio alla tenerezza, e l'aspetto ironico, via via, alla struggente comprensione ed accettazione di un'epoca trascorsa e passata, nonostante il birichino e scapestrato, invece di starsene in panciolle, preferisca ancora flirtare, anche se il Grande Amore ed il suo ricordo, più dell'età, infine lo sopraffanno. La saggezza della vecchiaia, cui quel gran volpone del nonno aveva già dato simpatica anticipazione. Spiritoso e sofisticato, il buon vecchio lubitsch, anche lui, non si esime dal flirtare col pubblico e le sue pause di aristocratica bellezza rapiscono lo spettatore che sa che quel preciso momento va delicatamente degustato con gli occhi e con la medesima intensità apprezzato anche interiormente, come l'ultimo ballo o la porta che si richiude con carrellata all'indietro verso la conclusione (rammentandoci quanto ciò che apparentemente lui esclude o nasconde valga più di tante immagini), solo per citarne due. Il "tocco di Lubitsch" è sempre vivo, anche se qualche acciacco il film lo manifesta.

Sulla regia di Ernst Lubitsch

Il suo celebre "tocco" non svanisce mai. Pur non essendo all'altezza dei suoi capolavori, il suddetto film ha acquisito nel tempo la meritoria onorificenza di "classico". Il technicolor in parte esalta il décor, in parte lo rende nauseabondo.

Sull'interpretazione di Charles Coburn

Simpaticissimo e paffuto mattacchione, nonché complice e simpatizzante del nipote, ispira il desiderio di riaverlo tra noi.

Sull'interpretazione di Gene Tierney

Soave e regale. I suoi occhi sono autentiche gemme. Crudele averla invecchiata, ma le consente di commuovere chiunque nella sua espressione di trasporto adombrata di mestizia durante l'ultimo ballo. Decurtata in parte della sua bellezza acquista in fascino lacrimevole.

Cosa cambierei

Ne farei anche una versione decolorata.


SI

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