La casa dalle finestre che ridono (1976)
Con Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Vanna Busoni
La trama
Incaricato di restaurare un affresco dipinto da un pittore suicida in un paese del ferrarese, Stefano assiste a eventi e morti inquietanti, indagando sulle quali scopre (e ci svela) tutto il torbido e il sordido che si agita nelle pieghe profonde della provincia.
Per chi conosce solo l'Avati degli ultimi anni questo film di vent'anni fa rappresenterà certamente una vera sorpresa.
L'opinione più votata
Di Baliverna scritta il 29/09/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Da notare è anche come il senso di mistero e minaccia, come pure di marciume nascosto, è costruito soprattutto con la presenza di personaggi sinistri e loschi, molti dei quali pazzoidi o comunque molto strani (chi vorrebbe come amico quel sagrestano?). Per bene che vada sono ostili e omertosi. L'omertà, cioè la ritrosia nello smascherare ed estirpare il male, caratterizza spesso le piccole comunità e a volte le stesse famiglie; è un fenomeno psicologico misterioso, che permette al male di perpetrarsi. E fino alla fine - o forse ancor più alla fine - il protagonista dovrà combattere contro l'omertà dei paesani. L'ubriacone del paese (l'avatiano Gianni Gravina) dà una spiegazione non sciocca del come il pittore sia impazzito, e di come la famiglia sia tutta contaminata dalla follia: sono andati contro natura, e da certe cose non si torna indietro. Trovo indovinati anche i riferimenti a certi sottoboschi culturali del Brasile, tutt'altro che inventati.
I silenzi e la pacatezza di questo film hanno molto da insegnare al cinema di oggi, che per costruire un'atmosfera di tensione e mistero ricorre a tutt'altri mezzi, riuscendoci solo in parte.
- negative [7]
- sufficienti [12]
- positive [62]
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17 gennaio 2012 Opinione di XANDER su "La casa dalle finestre che ridono"
Mi aspettavo molto di più da questo film. E' vero che la tensione c'è ma prima di ogni colpo di scene bisogna sorbirsi un ritmo veramente lento che annoia e gli interpreti non recitano al massimo (anche perchè si vede che non sono professionisti), così come la pessima colonna sonora. Detto ciò il film riesce a spaventare e non poco, molto curati sono le scenografia e soprattutto l'ottima fotografia. Eccellente il finale, ma siamo lontani da film come Profondo Rosso o come Zeder
voto al film: 
3 gennaio 2012 Opinione di alfatocoferolo su "La casa dalle finestre che ridono"
Horror ben confezionato, dignitoso, di cui andar fieri. Avati ha già una mano ferma e sicura, la sceneggiatura (curata anche da Costanzo) è solida, gli attori all'altezza ed il regista può lavorare serenamente sulla suspance ed il terrore attraverso un intelligente gioco di tempistiche, suggestioni e sonorità. Consigliato, voto: 7/7,5.
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29 settembre 2011 Opinione di Baliverna su "La casa dalle finestre che ridono"
Davvero dignitoso quest'originale giallo-horror, che cattura l'attenzione non tramite l'inizio veloce l'azione a tutti i costi, ma tramite i silenzi, l'aria di mistero, gli strani personaggi, e la torbida vicenda. E' da questo che si vede la capacità di un regista. Avati conduce con sicurezza il tutto, e riesce a raccontarci questa storia in modo originale e un po' bizzarro, caratteristiche costanti di tutto il suo primo periodo. Unico difetto del film è secondo me un infelice divagamento...
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12 giugno 2011 Opinione di serfanti su "La casa dalle finestre che ridono"
Avati dirige un horror ben fatto, ricco di pathos, di colpi di scena e con un finale sospeso. Sceneggiato dal regista, dal fratello Antonio Avati, da Gianni Cavina (che interpreta il ruolo di Coppola) e da Maurizio Costanzo, il film e' pieno di idee geniali tra cui quella di trasformare un piccolo paesello, silenzioso all' apparenza, in uno scabroso teatro dell' horror. Nel 1979 ha vinto il premio della critica al Festival du Film Fantastique di Parigi. Voto 7.
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11 dicembre 2010 Opinione di wang yu su "La casa dalle finestre che ridono"
Horror lento e costante che trasmette suspense e curiosità, ambientato in un mondo che vive in una natura troppo silenziosa dietro le vesti dei suoi abitanti con le bocche chiuse,la storia d'amore è patetica e impaccciata.
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2 settembre 2010 Opinione di Luke Vacant su "La casa dalle finestre che ridono"
Recensione col vecchio nickname Titanic900: "Accattivante e diabolico, questo film di Avati è proprio una grande sorpresa. Si riesce a mettere in piedi una storia che sempre di più intriga e non lascia scampo. Il livello di tensione rimane sempre nascosto e fa capolino sempre al momento giusto. Ottimi gli interpreti. Una nota sul finale, spiazzantissimo, ma forse troppo forzato."
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9 luglio 2010 Opinione di bukowski91 su "La casa dalle finestre che ridono"
Film con un livello di tensione che sale progressivamente. E' a mio parere un ottimo film di genere(più thriller che horror), poiché sa spaventare senza effettacci splatter. Molto suggestivo e angosciante il paesino dell'emilia in cui è ambientata la vicenda, perché rappresenta un mondo dimenticato da tutti, dove gli ultimi turisti erano stati i soldati tedeschi 30 anni prima...
voto al film: 
19 giugno 2010 Opinione di jonas su "La casa dalle finestre che ridono"
Un giovane restauratore arriva in un paese in provincia di Ferrara per occuparsi di un affresco con san Sebastiano, opera di un pittore considerato pazzo, e solleva un vespaio. Un horror dalla struttura perfetta: un titolo misteriosamente evocativo, situazioni inquietanti che lievitano a poco a poco all’interno di un contesto in apparenza tranquillo e rassicurante (la Romagna è una terra tipicamente godereccia), un estraneo che sembra essere l’unico fra tutti a voler...
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28 maggio 2010 Opinione di chribio1 su "La casa dalle finestre che ridono"
l'ho rivisto 'sto pomeriggio ma come qualche anno fa non mi ha proprio terrorizzato o altro. Di horror non ce ne' nulla di nulla,se vogliamo l'unica traccia la si ritrova all'inizio con i titoli e con le urla;ecco,quello forse fa abbastanza terrore.voto.4.
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27 maggio 2010 Opinione di Myau su "La casa dalle finestre che ridono"
Capolavoro. Uno dei film più disturbanti che abbia mai visto. La provincia italiana diventa ricettacolo e scenario di aberrazioni inimmaginabili. Ha del miracoloso come tutto suoni così sorprendente e iquietante. Certo, il film deve parecchio al primissimo Argento, (quello de L'Uccello dalle Piume di Cristallo - anche là le radici dell'orrore si rinvenivano in amene campagne), ma nessuno dei film del Mastro colpisce con una tale, dirompente...
voto al film: 
- negative [7]
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