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Opinione di Lina su Nightmare Before Christmas

[Tim Burton's Nightmare Before Christmas, USA 1993, Animazione, durata 76']   Regia di Henry Selick




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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24/01/2011 voto al film: voto ottimo

Sul film

"Cos'è, cos'è? Ma che colore è, quel bianco intorno a me? Cos'è?" - Fiaba gotica molto originale ed anche istruttiva che illustra lasciando comprendere (ed apprezzare) non solo cosa sia Halloween, ma anche il Natale. Come film d'animazione in stop motion (uno dei primi sul genere che siano mai stati realizzati e che abbiano in seguito lanciato anche il 3D al cinema) trae spunto da un poema di Tim Burton nel quale sono stati messi in contrapposizione due mondi molto diversi fra loro, eppure paralleli. Il Natale ed Halloween infatti, sono due feste molto amate ed attese dai fanciulli (e non solo) che si divertono parecchio nel celebrarle. Il protagonista della storia in questo caso è Jack Skeletron, il re delle zucche che stanco della monotonia del mondo dark di Halloween che governa e nel quale vive, dopo essersi addentrato in una foresta, trova attraverso un'insolita cerchia di alberi, un punto di contatto con altre dimensioni: il mondo di San Valentino, quello di San Patrizio, della Pasqua, del Thanksgiving e del Natale, ma varca solo una porticina, cioè quella che lo condurrà ad un magico viaggio nel regno più allegro, colorato e gioioso del Natale fino ad allora a lui sconosciuto. Il calore e la magnificenza di quel posto però lo attraggono subito così tanto che Jack quasi ne invidia il sovrano Babbo Nachele (Sandy Claws in lingua originale) tanto che alla fine decide di prendere il suo posto sostituendolo per un giorno. Babbo Nachele quindi viene messo temporaneamente fuori uso, ma quel che è peggio è che poi viene addirittura rapito e minacciato di morte. La smania di Jack di fungere da sovrano anche nel regno del Natale intanto non porta a buoni risultati, perchè lui è convinto che come nel paese di Halloween, ai bambini piacciano dei doni spaventosi e quando inizia a distribuirglieli, invece di generare in loro gioia e soddisfazione, genera terrore. Gli viene quindi data presto la caccia ed il suo carro con le renne (ironicamente scheletriche) viene distrutto. Solo allora Jack capisce di aver sbagliato nel pensare di poter rimpiazzare un personaggio fin troppo differente dal suo modo di vedere e vivere la vita e comprende che è giusto che ognuno rimanga nel proprio regno continuando a svolgere il proprio compito e naturalmente tutto si conclude nel migliore dei modi. Jack si precipita a salvare e liberare Babbo Nachele che per ringraziarlo, dona un po' di magica atmosfera natalizia alla lugubre città di Halloween (bellissima e suggestiva la scena della neve) e si rivela di una macabra sensualità l'abbraccio d'amore finale di Jack e della creatura rappezzata Sally, che lo ama da sempre (Sally è una bambola di pezza creata dal dottor Finklestein - un ironico omaggio al dottor Frankenstein probabilmente).
Insomma, siamo di fronte ad una favola bizzarra, ma geniale nel suo genere, educativa e moralistica, che riflettendo il valore di due feste di natura opposte, lascia comprendere che comunque sia, il fascino oscuro del mondo Halloweeniano, la sua mestizia e le sue decorazioni e caratteristiche inquietanti, non siano in grado di competere con il gioioso spirito natalizio, con la serenità che esso infonde e con lo scintillio ammaliante delle sue decorazioni. Lo stesso protagonista succitato, Jack Skeletron, con il suo teschio dai grandi buchi neri al posto degli occhi, un sorriso raccapricciante ed un fisico smilzo da misero mucchietto di ossa è troppo poco rassicurante per poter vestire i panni di Babbo Natale. Lui è invece il perfetto signore del terrore ed è quello l'unico ruolo a cui può aspirare, ma in fondo, avendo un animo buono, conquista le simpatie dei bambini, insegnandoli a non avere paura di tutto ciò che possa essere macabro.
Halloween dunque viene mostrato come un gioco, attraverso canzoncine divertenti e creature bizzarre orribili d'aspetto, ma non veramente cattive (l'unico cattivo della storia infatti è Bau Bau) e così si assiste ancora una volta ad un abile mix composto da tutto ciò che è tipico del cinema di Tim Burton e di Henry Selick: spunti onirici che si amalgamano alla perfezione con un horror semplice e primordiale; ambientazioni gotiche; cimiteri; freaks, mostriciattoli, spettri e situazioni ambigue caratterizzate da sprazzi di umorismo e di romanticismo puro. Curiosi poi gli effetti speciali, simpatici i dialoghi, suggestivi la grafica, i disegni (di mostri, fantasmi, demoni, scheletri, vampiri, licantropi, folletti ecc.) e gli ambienti dark naturalmente, mentre trascinante ed influente si rivela la colonna sonora con versi spesso composti da intelligenti e deliziose rime baciate. Ne esce un film musicale a mio parere da Oscar (da noi cantato e doppiato da Renato Zero), ricco di animazioni inquietanti che riescono davvero a riprodurre la magia ed il fascino di Halloween. Da vedere assolutamente per poter rivivere la gioia del Natale o quella di Halloween appunto (dipende dai gusti o dai punti di vista, anche perchè è poco chiaro se sia più una favola sul Natale o su Halloween), tornando piccini per più di un'ora e mezza.

Sulla trama

Come già detto prima, la trama trae spunto da un poema di Tim Burton che sento la necessità di riportare (mi è piaciuto molto, lo ammetto):

NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS

Era autunno, ad Hallowen, autunno inoltrato.
E faceva molto freddo, un freddo desolato.
In cima a un colle, illuminato dalla luna,
Jack Skeletron meditava sulla sua sfortuna.
Alto, sottile, un tipo allampanato,
portava al collo un pipistrello annodato.
Era stanco di Hallowen, che noia mortale!
Ogni cosa in quel posto era sempre sempre uguale.
“Basta con lo spavento, la paura e il terrore,
sento freddo alle ossa, ho bisogno di calore.
Di strabuzzar le orbite ne ho ormai abbastanza,
a che serve ripetere questa macabra danza?
Detesto i cimiteri non ne posso proprio più
di passar tutta la vita a urlar soltanto ‘Bù!”
Poi da una tomba, s’alzò una nebbia spettrale
e nell’aria si udì l’uggiolio di uno strano animale.
era un piccolo cane fantasma spuntato dall’aldilà,
con un naso a forma di zucca che brillava nell’oscurità.
Si chiamava Zero, era di Jack il migliore amico,
ma lui non lo notò, e il cane ne fu avvilito.
Vagò Jack l’intera notte e tutto il giorno dopo,
il suo cuore sgomento si scioglieva a poco a poco…
Finchè, poco prima che venisse sera,
quando ancora errava nella foresta nera,
Jack s’imbattè in una magica visione
che l’indusse a prendere una risoluzione.
Sul tronco di tre alberi si aprivano tre porte:
e una era di certo la fuga dalla morte.
Jack allungò esitante la scheletrica mano
e aprì una porta piano piano…
Si trovò così in un bianco bagliore,
il cranio prese a girargli per lo stupore.
Jack era piombato all’improvviso,
in una città dove regnava il sorriso.
La città del Natale era chiamata
e qui ogni cosa pareva incantata.
In quella fulgida e scintillante luce,
il volto di Jack si fece meno truce.
E se poi gli amici non avessero creduto
a ciò che le sue orbite avevano veduto,
come prova decise di portare
tutto quanto gli riuscì di arraffare.
Prese così una calza piena di regali,
dolci, canditi e giocattoli dagli scaffali.
Luci, ornamenti, una stella dall’albero di Natale,
e, per finire, la lettera “N” dall’insegna dall’insegna
stradale.

Raccolse ogni cosa, prese tutto all’impazzata
prese perfino un mucchio di neve gelata…
Rubò la foto di Babbo Natale e i suoi folletti,
e tornò ad Hallowen con tutti quegli oggetti.

A casa fu circondato da un gruppo di curiosi
che fissavano stupiti quei pacchi misteriosi.
A questa apparizione nessuno era preparato,
molti erano emozionati, qualcuno spaventato.
Nei giorni successivi, mentre fuori tuonava,
Jack restò chiuso in casa: un’idea l’ossessionava.
“Perché loro diffondono gioia e amore,
mentre noi dobbiamo incutere paura e terrore?
Che cosa m’impedisce di far Babbo Natale?
Perché dev’esser lui, tutti gli anni sempre uguale?”
Ma ebbe all’improvviso una folgorazione
aveva finalmente trovato la soluzione.

Nella città del Natale, mentre i giochi costruiva,
Babbo Natale udì un rumore che dal basso veniva.
Quando andò alla porta ebbe una sorpresa:
tre bizzarre creature erano lì in attesa.
Vestiti in un modo strano, di aspetto disgustoso,
mostravano un cipiglio alquanto minaccioso.
Poi aprirono un sacco, e gridando “Cucù!”
vi infilarono Babbo Natale con la testa all’ingiù.
I tre ladroni allora, riusciti nell’intento,
tornarono da Jack, la mente del rapimento.
Gli abitanti di Halloween si radunarono ancora,
nessuno aveva mai visto Babbo Natale finora.
E mentre tutti scrutavano quell’omone barbuto,
Jack gli spiegò il suo progetto astuto:
“Mio caro signore, penso sia una crudeltà
che voi siate Babbo Natale per l’eternità!
Quest’anno le parti si son scambiate,
voi state tranquillo, non vi preoccupate.
Sarò io a fare il vostro mestiere
e non c’è nulla, credetemi, da temere.
Toccherà a me soddisfare tutti i desideri
mentre voi vagherete per i cimiteri.”
Ma benché Jack e i suoi amici
fossero animati dalle migliori intenzioni,
la loro idea del Natale era piuttosto macabra.
Giunta infine la vigilia di Natale,
Jack legò le sue renne alla bara spaziale.
Ma quando tutto ormai era già pronto,
e il sole volgeva rapido al tramonto,
Halloween fu avvolta da una nebbia fitta,
così non si poteva proprio guidare la slitta.

Quand’ecco una luce s’intravide in quel grigiore,
era del cane Zero, l’amico suo migliore.

“Mio buon amico!” esclamò Jack con baldanza,
“Con il tuo lume mi ridai speranza!
Seguirò nel buio la tua scia luccicante
e tu sarai la mia guida, il mio faro volante.”

Così si avverò il grande sogno di Zero:
guidare la slitta di Jack, essere il suo nocchiero.
“Buon Natale! Buon Natale!” gridò Jack esultante
seduto su quello strano oggetto volante.

Era la notte di Natale, e mentre fuori nevicava,
nelle case della città la gente riposava.
Nelle calze appese in fila davanti al camino,
un’orribile sorpresa attendeva ogni bambino.
Nel caldo dei loro letti i bimbi ignari
sognavano i mostri paurosi e i lupi mannari.
La luna si rifletteva sulla neve argentata,
tutto taceva nella città addormentata.
Ma ecco riecheggiare cupi alti lamenti,
nell’aria si udì un rumore di ossa stridenti.
Una slitta spettrale solcò il cielo tenebroso:
una bara guidata da uno scheletro spaventoso.
Saltando di tetto in tetto, calandosi per i camini,
Jack consegnò i suoi giochi a tutti i bambini.
Si muoveva con grazia, con aria impassibile,
non si rendeva conto del suo aspetto terribile.

Jack visitò Suzie e Dave, i due fratelli,
fece loro regali da drizzare i capelli.
Visitò la piccola Jane e, per farsi una risata,
le regalò una bambola bella e indemoniata.

Regalò un treno dai binari tentacolari,
un serpente e due lupi mannari.

Regalò una pianta carnivora dai fiori avvelenati
e un vampiretto dai lunghi denti affilati.

Dalla città salivano urla e grida di terrore,
ma Jack non le sentiva, lui agiva con candore.
E quando guardò in basso dal cielo stellato,
udì scoppi, tumulti e un forte boato.
“Son contenti!” si disse. “Questo è il ringraziamento
per un lavoro ben fatto, portato a compimento.”
Ma ciò che lui credeva esser fuochi artificiali,
erano invece spari, cannonate micidiali.
Cercando di schivare i colpi d’artiglieria,
salì in alto con Zero e tentò di fuggir via.
Volteggiavano nell’aria più veloci di un ciclone,
finchè un missile guidato li centrò alla perfezione.
cadde Jack a capofitto proprio dentro al cimitero,
cadde accanto a bianche tombe con il suo fedele Zero.

Con le ossa a pezzi e l’umore nero,
Jack si appoggiò a una croce del cimitero.
voleva essere Babbo Natale, voleva portare amore,
ma invece della gioia, aveva destato orrore.
Alzò sconsolato le vuote orbite al cielo,
poi pianse a lungo, il cuore stretto dal gelo.
E mentre insieme a Zero se ne stava a meditare,
all’improvviso una voce udì familiare.

“Caro Jack!” disse la voce del vecchio Babbo Natale.
“Io lo so che quanto hai fatto non è stato intenzionale.
Ora sei riste, sconsolato, ti senti proprio giù,
ma per fare il mio mestiere, sai, ci vuole ben di più.
Il tuo posto non è altrove, è Halloween la tua città,
ed è qui che devi stare, dare a lei felicità.
Vorrei dirti tante cose, prolungare il mio soggiorno,
ma mi tocca proprio andare, a Natale far ritorno.”
Poi, salendo sulla slitta, salutandolo gridò:
“Buon Natale, caro amico, un regalo ti farò.”
Così Jack s’incamminò
tutto solo e desolato,
ma il suo cuore generoso
dal buon vecchio fu premiato.
Nella notte di Natale
cadde piano un manto lieve,
tutta la città di Halloween
fu coperta dalla neve.

Sulla regia di Henry Selick

Ottimo lavoro.

Sulla colonna sonora

Bella, bella, bella. Amo in particolare i pezzi: "Questo è Halloween", "Re del blu, Re del mai","Cos'è" e l'assolo di Sally.

Cosa cambierei

Nulla.


SI

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