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Opinione di Baliverna su La vita a modo mio

[Nobody's Fool, USA 1994, Commedia, durata 110']   Regia di Robert Benton
Con Paul Newman, Melanie Griffith, Jessica Tandy, Bruce Willis




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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17/12/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Bello, non c'è che dire, e sembra un po' uscito dagli anni '70. Lo stesso fatto che il film rinunci a una trama con colpi di scena e che sia a tutti i costi veloce per tener desta l'attenzione è già un elemento di coraggio, ben sorretto per di più dalle capacità del regista/sceneggiatore Robert Benton. L'artista riesce infatti a scavare bene nei personaggi e nelle situazioni, dimostrando una sensibilità e un'attenzioni non comuni. Se poi pensiamo che il film è degli anni '90, periodo in cui la definizione dei personaggi l'indagare la loro interiorità non erano certamente tra i primi obiettivi dei cineasti americani, allora possiamo mettere a questo film anche le mostrine.
Paul Newman offre una buona interpretazione in consonanza con la sua età anagrafica, e dà prova con questo ruolo di essere invecchiato benissimo. Forse il suo zoppicare rispecchia anche una menomazione interiore, dovuta a gravi errori e omissioni, come pure di sofferenze subite, del lontano passato. Bruce Willis, da parte sua, è il perfetto mascalazone, a volte persino un po' carogna, cioè un marito che proprio non sa rinunciare ad una nuova sfacciata relazione con una nuova segretaria, subito dopo aver chiesto perdono alla moglie per la precedente. Tuttavia, come si sa, l'attore si fece stupidamente togliere dai titoli di testa, e questo la dice lunga sulla sua idea di cinema e su quali secondo lui dovessero essere i suoi ruoli. Interessanti trovo anche certi personaggi secondari, come la vecchia padrona di casa o il poliziotto isterico e frustrato.
Il film, nel suo complesso, mi sembra una dolente riflessione sui legami familiari infranti o pericolanti, e sulla grande sofferenza che ciò provoca nelle persone. Il regista si sofferma in particolare sulle ferite che l'assenza del padre provoca nei figli, da piccoli e da grandi. Tuttavia anche dopo una vita intera di colpevoli omissioni, di egoismo e di ripicche, c'è ancora il tempo e il dovere di riparare, e di recuperare il più possibile. Lo stesso discorso vale per le famiglie divise. A questo proposito, a certi (Mereghetti) sfugge il contenuto della telefonata del figlio con la moglie, parte della quale sentiamo solo in sottofondo e fuori campo.


SI

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