Ho affittato un killer (1990)
Con Jean-Pierre Léaud, Margi Clarke, Kenneth Colley, Serge Reggiani
La trama
Distrutto nel morale per essere stato licenziato dopo trent'anni di lavoro, Henry Boulanger paga un killer per farsi uccidere. Ma poi ci ripensa...
L'opinione più votata
Di pazuzu scritta il 30/11/2011 - utile per 18 utenti
Voto al film: 
La delicata stabilità della sua vita in levare, monotona e solitaria, viene però stravolta quando il capo dipartimento lo convoca a colloquio per comunicargli che, in virtù dell'imminente privatizzazione voluta dal governo, la società è costretta a tagliare il personale, e lui, in quanto immigrato, sarà tra i primi a pagare: licenziamento in tronco, quindi, e come buonuscita un orologio d'oro guasto.
Umiliato e annichilito, Henri torna a casa ossessionato da un unico pensiero: il suicidio. Allora prova ad impiccarsi, ma il gancio cui intende appendersi cede di schianto, quindi va in cucina e infila la testa nel forno, ma un imprevisto sciopero del gas gli rende impossibile l'impresa. Scoraggiato dai due tentativi falliti ma ancora teso a raggiungere lo scopo, decide di affidarsi a dei professionisti: così si fa condurre in un night club frequentato da criminali di ogni risma ed ivi incarica un uomo del mestiere del proprio assassinio. Di lì a poco, mentre nel pub sotto casa si regala la prima sbronza e il primo pacchetto di sigarette della sua vita, fa la conoscenza di Margaret, che sbarca il lunario vendendo rose nei locali, e se ne innamora: il proposito di morire viene subito meno, ma il sicario è ormai già sulle sue tracce, e metterlo in tempo utile al corrente dell'avvenuto ripensamento diventa un problema di difficile soluzione.
Sono i sobborghi di Londra quelli in cui si svolge l'azione in questo film di Aki Kaurismäki datato 1990, ma sembra la sua Finlandia operaia, con i suoi interni sciatti e i suoi esterni poveri (ottimo il lavoro del location manager Andy Pavord e dello scenografo John Ebden), con i suoi colori intensi (notevole la fotografia di Timo Salminen), e con i suoi personaggi sconfitti: Henri è un uomo allo sbando, talmente inutile a sé stesso da non riuscire nemmeno ad ammazzarsi, che per 15 anni ha lavorato in un ambiente a lui indifferente quando non velatamente ostile accettando di buon grado il distacco dei colleghi, che da chissà quanto non sente il bisogno di istaurare il benché minimo rapporto con qualunque altro essere umano, che non è abituato a conversare, non ha mai acquistato un fiore, né fumato o bevuto alcolici; Henri ha smesso di vivere da tempo (o forse non l'ha mai fatto), e se in principio la morte gli appare come la conseguenza più logica e indolore al venir meno dello stipendio che fino ad allora gli ha permesso di tirare a campare, è proprio cedendo a qualche vizio, ad un passo dalla propria fine, che trova il coraggio per approcciare un dialogo con una donna e tornare (o iniziare) a lottare davvero per la vita. ESPANDI +
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7 aprile 2012 Opinione di ezio su "Ho affittato un killer"
kaurismaki e' un regista insolito,unico nel panorama odierno.I suoi film sono incentrati su temi sociali fatti di poverta',disoccupazione.Tutti hanno uno sfondo fatto di appartamenti e aree dismesse.Anche questo non si discosta da quello elencato sopra.Da vedere.
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30 novembre 2011 Opinione di pazuzu su "Ho affittato un killer"
Nell'Inghilterra thatcheriana degli anni 80, il francese Henri Boulanger è impiegato presso l'azienda pubblica Waterworks, dove passa intere giornate tra documenti e scartoffie varie senza comunicare con i colleghi neanche durante la pausa pranzo, preferendo sedere in disparte mentre nella tavolata comune questi banchettano raccontandosi barzellette a sfondo razzista; finito il turno lo aspetta un viaggio in tram, poi il silenzio dell'appartamento che ha preso in affitto, l'acqua da dare...
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24 luglio 2011 Opinione di wang yu su "Ho affittato un killer"
Questo film ha molte recensioni positive anche in altri siti,ma io l'ho trovato noioso e lento,tanto che alla alla fine neanche le sorprese mi coinvolgevano più di tanto;questo film sembrava più uno spot per le sigarette fumavano tutti come turchi!voto 4-
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14 ottobre 2010 Opinione di almodovariana su "Ho affittato un killer"
"Ironia della sorte" potrebbe essere il sottotitolo di questo film. Abbiamo un uomo appena licenziato che non riesce a suicidarsi e affitta un killer per farlo. Che succederà se cambia idea? Film agrodolce che tratta temi seri come la disoccupazione e la ricerca dell'umanità negli altri.
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25 ottobre 2009 Opinione di Peppe Comune su "Ho affittato un killer"
Un impiegato statale (Lèud) dopo quindici anni di "onorata carriera" viene licenziato di punto in bianco per effetto dei tagli voluti dal governo della Thatcher. Decide di suicidarsi ma ogni suo tentativo risulta vano percio' assolda un killer per farsi uccidere.Intanto pero' si innamora di una fioraia e gli torna la voglia di vivere ma non sa come farlo sapere a chi ha pagato per farsi ammazzare. Solo a leggere il soggetto verrebbe voglia di vedere il film.Poi il resto non...
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3 giugno 2009 Opinione di mm40 su "Ho affittato un killer"
Una commedia sottile e piuttosto nera, in cui buoni e cattivi si mescolano sapientemente, dalla trama sufficientemente complicata, soprattutto per Kaurismaki. Il protagonista è - come piace al regista/sceneggiatore - un uomo solo e silenzioso, nemmeno particolarmente simpatico, che vive con la massima umiltà un'esistenza quieta nei bassifondi della città: prima novità di Ho affittato un killer, ci troviamo a Londra e non nella consueta Finlandia, con le deduzioni che ne conseguono (una...
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30 aprile 2009 Opinione di Marco M su "Ho affittato un killer"
Commedia noir, surreale, humour. Kaurismaki 'adotta' la classe operaia di Londra, con i suoi personaggi e i suoi ambienti ambienti. mio voto 7/10
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16 gennaio 2009 Opinione di pucho su "Ho affittato un killer"
surreale, con pochi dialoghi ma buona regia e fotografia voto 7 e 1/2
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1 ottobre 2007 Opinione di kotrab su "Ho affittato un killer"
Umorismo stralunato e amaro. 8
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22 aprile 2007 Opinione di willhard su "Ho affittato un killer"
Il coltissimo Kaurismäki schiaccia l'occhio e pesta i calli un po' a tutti, dal polar francese a Godard, da Antonioni a Wim Wenders, da Truffaut a Ken Loach, col consueto stile ironico e asciutto che lo contraddistingue. Grandi comparsate di Serge Reggiani e Joe Strummer, mai troppo compianto cantante dei Clash.
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