Noi tre (1984)
Con Lino Capolicchio, Ida Di Benedetto, Christopher Davidson, Carlo Delle Piane
La trama
Un episodio (vero?) dell'adolescenza di Mozart nella campagna bolognese.
Bologna, 1770. Il quattordicenne Wolfang Amadeus Mozart è ospite nella villa dei conti Pallavacini per prepararsi all'esame dell'Accademia dei Filarmonici. È in questo periodo che trova l'amicizia di Giuseppe Pallavicini, suo coetaneo, e di Antonia Leda, una quindicenne di nobili natali. Per non interrompere la permanenza decide di inserire nell'elaborato scritto per la prova d'esame un grossolano errore. Anche in questa pellicola c'è il consueto minimalismo intimista di tutti i film del bolognese Pupi Avati, riscattata da una certa leggerezza.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 12/05/2011 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Un esame di contrappunto all'Accademia dei Filarmonici dovrà consacrarlo compositore, l’attesa del severo Leopold è alta, Amadé la vive con dolcezza svagata e ubbidiente.
Povero Leopold, sembra suggerire Avati, Amadé vorrebbe “solo pensare la musica” e vivere la vita semplice di tutti i ragazzi.
Fedele alla sua cifra stilistica, qui più che mai in sintonia col clima della storia, Avati ricostruisce fatti, ambienti e personaggi con una leggerezza trasognata, che può sconfinare in debolezze di sceneggiatura ma che, forse, proprio per questa sua imperfezione, ci racconta da vicino, da un’ottica quotidiana, il destino di un genio che “fino a tardi - scrive Hildesheimer - troppo tardi nella sua vita non seppe chi era. La sua solitudine era la più profonda ma anche la più discreta: non se ne rese conto, almeno fino agli ultimi mesi della sua vita”
Dissonanze, dunque, perché dissonante è il destino di un ragazzo che scopre l’amicizia, che stupisce dell’amore, che aspetta la neve per tutta la notte, e quando arriva attraversa il bosco correndo da Antonia perché ora la può corteggiare, e poi deve partire per non tornare mai più.
“Nessun Dio incaricò Mozart di esternare le sue sofferenze”, scrive ancora Hildesheimer, e allora Amadé ci piace immaginarlo come ce lo fa vedere Avati, fuori da tutte le oleografiche o stranianti ricostruzioni che un mito necessariamente fa fiorire.
Boschi che sfumano all’ocra mentre arriva l’autunno dopo l’estate lussureggiante, magnifici scorci di architetture rinascimentali che portano addosso il peso sfatto delle glorie passate, stanze in penombra popolate di personaggi normalmente strani, un conte malaticcio e lungimirante su Mozart, sufficientemente cinico per non diventare un insopportabile podagroso (alla vecchia signora vicina di latifondo, ormai cadavere sul feretro, sussurra all’orecchio “era ora che te ne andassi!”), che mangia a pranzo la terra della sua proprietà con l’aria del Titano che torna a riprendere vita dalla madre Gea (un vero pezzo di bravura nella carriera di Delle Piane), una moglie bella, giovane e vagamente inquietante, un cugino che si aggira per la proprietà immerso in una strana follia, malinconico “imperatore dell’inverno” che resta a guardia del palazzo avito quando tutti tornano in città, e ci par di capire che la solitudine è la sua follia, ma a quella non c’è rimedio e se lo porteranno via dopo l’ennesima crisi.
"Il bosco che cercavo per Leda, Giuseppe e Amadé - afferma l'autore - era il Bosco degli Addii. Un insieme di piante e di radure, una montagna di ombre e di tagli di luce, dentro la quale il vibrante cuore dei miei tre ragazzini potesse vivere il tremore e il trasalimento, l'emozione e l'incanto di quel loro brevissimo idillio. Un bosco dove il mio Amadé potesse nascondersi cercando di sottrarsi al mondo che lo attendeva, per sempre".
Ci piace pensare così Amadé, un folletto che corre nel bosco con il primo amico, Giuseppe, ruvido e un po’ ottuso con la sua parlata romagnola e Antonia, breve amore di adolescente prima di finire nelle mani di Constance, e la sua musica, quella che voleva “soltanto pensare”, e che ora tutti pensiamo, grazie a lui.
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18 gennaio 2012 Opinione di Carlo Ceruti su "Noi tre"
Avatiano doc in tutti i sensi. Molte sequenze apprezzabile, ottimi attori ed una bellissima colonna sonora. Non manca neanche qualche momento di poesia. Tabellino dei punteggi di Film Tv humor:1 ritmo:2 impegno:1 tensione:1
voto al film: 
12 maggio 2011 Opinione di yume su "Noi tre"
Estate 1770, è il primo dei tre viaggi di Mozart in Italia. Ospiti a Bologna del conte Pallavicini, il quattordicenne Amadè e il padre Leopold arrivano nella villa patrizia fuori Porta San Vitale. Un esame di contrappunto all'Accademia dei Filarmonici dovrà consacrarlo compositore, l’attesa del severo Leopold è alta, Amadé la vive con dolcezza svagata e ubbidiente. Povero Leopold, sembra suggerire Avati, Amadé vorrebbe “solo pensare la...
voto al film: 
12 ottobre 2010 Opinione di mm40 su "Noi tre"
Noi tre è uno dei lavori meno noti di Avati, che in effetti ha prodotto in quantità inarrestabile, ma sempre attestandosi su apprezzabili livelli qualitativi. Racconta un breve periodo dell'adolescenza di Mozart - e curiosamente lo fa nello stesso periodo in cui Forman gira Amadeus -, cogliendo ispirazione dalla momentanea trasferta del compositore in Emilia-Romagna. Poteva sfuggire un simile dettaglio (pur minimo nella biografia di Mozart) alla curiosità del regista...
voto al film: 
13 febbraio 2010 Opinione di curiosone49 su "Noi tre"
Gioello da gustarsi per la lingua parlata, la foto, i dialoghi...la descrizione dei personaggi...LA MUSICA!!! Pochissimo conosciuto, introvabile nelle cineteche, ne posseggo purtroppo una copia in VHS fortunosamente registrata (ma di non eccellente fattura). APPELLO: chi ne avesse da vendere una copia (anche in VHS) IN OTTIMO STATO è pregato di scrivermi!
voto al film: 
16 giugno 2007 Opinione di sasso67 su "Noi tre"
La cosa migliore di questo film è il coraggio di Avati di proporre un ritratto del grande musicista salisburghese, proprio a ridosso dell'uscita del miliardario kolossal di Milos Forman "Amadeus" (1984). Qui si narra di un viaggio del giovane Amadè nei pressi di Bologna, per prepararsi all'esame di compositore presso una prestigiosa accademia musicale felsinea. Per tre mesi il giovane prodigio austriaco, già circondato di una gran fama di musicista geniale, fu ospite della villa del...
voto al film: 
3 maggio 2007 Opinione di zederfilm su "Noi tre"
Uno dei film più belli e sottovalutati del Maestro: la vicenda è incentrata sul breve ma intenso soggiorno del giovane Mozart nella villa che lo ospitò nel cuore dell'appennino bolognese, giusto il tempo per un esame presso il Conservatorio del capoluogo emiliano. Uscito poco prima del gigante Amadeus di Forman, questo film deve la sua riuscita ad una miscela di ingredienti che lo rendono veramente unico, a partire dalla regia fino alle musiche (di Riz Ortolani), alle scenografie (Basili,...
voto al film: 
22 ottobre 2006 Opinione di stalker63 su "Noi tre"
Una rara gemma del bravo regista bolognese. L'episodio, tratto dalla adolescenza di Mozart, si sviluppa con leggerezza ed armonia, nonostante la difficoltà del gestire un film in costume.
voto al film: 
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