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Professione reporter (1974)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Professione reporter: assente
Ritmo ritmo in Professione reporter: minimo
Impegno impegno in Professione reporter: forte
Tensione tensione in Professione reporter: forte
Erotismo erotismo in Professione reporter: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a Professione reporter

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a Professione reporter (voti: 75 media: 3,67) 75

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La trama

Un giornalista assume l'identità di un morto, ma il suo sarà un viaggio nel buio.

David Locke, reporter affermato, durante un viaggio nel Sahara si imbatte nel cadavere del trafficante d'armi David Robertson, quasi un suo sosia, e, disgustato della sua vita, ne assume l'identità. Rientrato in Europa e precisamente in Spagna verrà aiutato da una misteriosa ragazza a sfuggire alla moglie di Robertson che sta cercando il marito. 

Antonioni getta uno sguardo di lucido pessimismo sul vuoto esistenziale dei suoi personaggi, costruisce un film di eccezionale intensità drammatica, pur nella sua apparente fragilità narrativa. Un grande Nicholson e una "rivelazione": Maria Schneider.

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L'opinione più votata

Di Snaporaz68 scritta il 25/10/2010 - utile per 12 utenti

Voto al film: voto ottimo

IDENTIFICAZIONE DI UNA MORTE
Potremmo azzardare che la carriera cinematografica di Michelangelo Antonioni ha il suo picco proprio nel 1974, anno dell’uscita di questo splendido Professione Reporter che vede in Jack Nicholson e Maria Schneider i protagonisti principali. Dopo usciranno Il Mistero di Oberwald (una sperimentazione un poco autoreferenziale che sembra lo Zabrinskie Point del suo cinema), Identificazione di Una Donna (film sicuramente sopra la media ma non al livello dei capolavori degli anni 60-70) e i due film irrisolti e stanchi Al di Là delle Nuvole e l’episodio in Eros in cui il maestro, debilitato dalla malattia fa apparire solo a sprazzi il mitico bagliore di un tempo che fu.
La Tabula Rasa di Locke ovvero Ultimo Tango a Barcellona
Professione:Reporter è la vetta della narrazione per sottrazione e della indecifrabilità della realtà che caratterizza tutta la produzione del regista ferrarese. La Tabula Rasa di sentimenti e ragionamenti è ben rappresentata dalla progressiva desertificazione e dalla rarefazione del suono e dell’immagine. Il giornalista David Locke (vi ricorda qualcosa questo cognome?) inviato in Africa (Algeria?) come reporter di guerra si trova a fare i conti con una civiltà diversa dalla sua e con il deserto interiore che rimbomba e risuona nel vuoto del suo corpo. Questa separazione tra realtà psichica e realtà fisica determina la perenne fuga di David Locke. Quando gli si presenta l’occasione di imparare ad essere come morto (a non esserci, ad essere una assenza in una stanza vuota, ad uscire da sé stesso) non si fa pregare due volte ed assume una seconda identità (possibilità) vestendo i panni dell’amico trafficante d’armi Robertson (che gli somiglia), morto d’infarto (ma sarà poi vero? O è una altra morte per mano di sicari?) nella stanza d’albergo accanto alla sua. Il grande pregio di questo film è il tentativo di superare le balbuzie della sceneggiatura e i problemi della lingua parlata (Parli inglese?, francese?) con grandi affreschi e visioni panoramiche. Il deserto africano che si apre immenso ai lati della inquadratura e fa rimpicciolire la Jeep Azzurrognola della nostra ombra nera Jack- David, impantanato e furioso. I ventilatori al soffitto e gli scorpioni sui fili elettrici mentre su un piano sequenza si innesta improvviso un flashback di un colloquio tra Locke e Robertson: lo sguardo poetico del reporter che si trasforma presto in freddo narratore dallo stile documentaristico (con la morte di un ribelle per fucilazione proposta e riproposta dalla televisione in maniera immorale) accanto alla visione pragmatica e affaristica del trafficante d’armi, che sfrutta le proprie conoscenze ed entrature per vendere armi d’avanguardia ai sovversivi. E poi ancora l’ambiente di Monaco attraversato da una carrozza bianca (che fa il verso a quella di Bunuel) che annuncia un matrimonio (ma con accanto un cimitero). ESPANDI +
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SI

Opinioni su Professione reporter


3 marzo 2011 Opinione di Simon Hackman su "Professione reporter"
Simon Hackman

Per vedere il film devo dire che, oltre ad aver fatto fatica a trovarlo, ho fatto molta fatica a vederlo fino alla fine perchè l'ho trovato troppo lento e noioso in molte sue parti e io non era cosi che sinceramente me lo aspettavo! Secondo me il film su quasi ogni aspetto poteva e doveva essere fatto meglio sopprattutto per quanto riguarda la regia, da molti, molto acclamata di Antonioni che a me non è piaciuta per come è stata fatta e anche la trama, che...

voto al film: Simon Hackman assegna il voto mediocre a Professione reporter (1974)

1 commento
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21 dicembre 2010 Opinione di satura su "Professione reporter"
satura

Riscoprire Antonioni attraverso un suo classico per re-innamorarsi del Cinema con la C maiuscola, ecco come definirei la mia (tardiva) visione di questa meravigliosa "tragedia" degli equivoci. Rifiuto dell'equazione vita=identità, vagheggiamento di un mondo in cui non esistano caselle, ruoli immutabili e soprattutto NOMI a ingabbiare il reale (M. Schneider, angelo/demone perfetto, non ha nome), echi e rimandi a "Il fu Mattia Pascal" (vicenda) e "Uno, nessuno, centomila" (i...

voto al film: satura assegna il voto ottimo a Professione reporter (1974)

nessun commento
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10 dicembre 2010 Opinione di luisasalvi su "Professione reporter"
luisasalvi

David Locke (Nicholson), di professione reporter, in un paese sahariano (forse a Tindouf in Algeria, dove era il quartiere generale di Polisario, in lotta per l’indipendenza da Marocco e Mauritania che si erano spartiti il Sahara spagnolo; era questa la lotta nel Sahara più seguita dai giornali occidentali quando veniva girato il film; il capo del paese contro cui combattono i rivoltosi parla di disordini nel nord del paese, che perciò sembra essere la Mauritania; in...

voto al film: luisasalvi assegna il voto buono a Professione reporter (1974)

1 commento
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25 ottobre 2010 Opinione di Snaporaz68 su "Professione reporter"
Snaporaz68

IDENTIFICAZIONE DI UNA MORTE Potremmo azzardare che la carriera cinematografica di Michelangelo Antonioni ha il suo picco proprio nel 1974, anno dell’uscita di questo splendido Professione Reporter che vede in Jack Nicholson e Maria Schneider i protagonisti principali. Dopo usciranno Il Mistero di Oberwald (una sperimentazione un poco autoreferenziale che sembra lo Zabrinskie Point del suo cinema), Identificazione di Una Donna (film sicuramente sopra la media ma non al livello dei...

voto al film: Snaporaz68 assegna il voto ottimo a Professione reporter (1974)

4 commenti
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15 settembre 2010 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "Professione reporter"
Utente rimosso (signor joshua)

Locke diventa Robertson, e Robertson diventa Locke, ma nonostante questo, nessuno potrà mai uccidere il loro “io”, ciò che li caratterizza e che li rende individui. La loro vita si intreccia, e percorre cambiando direzione, allineandosi con quella dell'altro, il risultato? Entrambi, in breve, finiscono nella tomba. Perché, fondamentalmente, a questo mondo, non ci sono compromessi: lo si odia, ma si ha la possibilità di accettarlo, oppure di rinnegarlo,...

voto al film: Utente rimosso (signor joshua) assegna il voto ottimo a Professione reporter (1974)

nessun commento
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13 giugno 2010 Opinione di PP su "Professione reporter"
PP

Voto 7. [13.06.2010]

voto al film: PP assegna il voto buono a Professione reporter (1974)



23 marzo 2010 Opinione di Baliverna su "Professione reporter"
Baliverna

Antonioni, l'uomo dal deserto nel cuore. Così definirei il regista. Al di là di questo epigramma, il film si fa guardare volentieri, nonostante il suo ritmo lento e viscoso. Il personaggio di Nicholson si potrebbe definire annoiato, apatico, indifferente, qualunquista, triste, e anche disperato. L'indifferenza e la leggerezza con cui mette in atto quell'assurdo piano di scambiarsi l'identità con uno che non sa neppure chi sia, e il suo perseverare in esso anche quando si...

voto al film: Baliverna assegna il voto buono a Professione reporter (1974)


20 dicembre 2009 Opinione di maldoror su "Professione reporter"
maldoror

C'è poco da aggiungere a quanto è stato già detto, inutile ripetere la solita solfa sull'identità, la fuga dall'Io e i rimandi pirandelliani. In questo film Antonioni raggiunge l'apice del suo cinema mediante la rarefazione estrema delle azioni, del movimento, della narrazione e delle psicologie dei personaggi, che non si distinguono più dai luoghi desertici che attraversano e che rimandano a loro volta al deserto della condizione umana, al...

voto al film: maldoror assegna il voto buono a Professione reporter (1974)

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7 dicembre 2009 Opinione di hallorann su "Professione reporter"
hallorann

Nel 1974 Michelangelo Antonioni è un regista affermato a livello mondiale, dopo essere stato negli anni ’50 una voce fuori dal coro neorealista, negli anni ’60 il cantore assoluto dell’alienazione e dell’incomunicabilità, nel ’66 gira nella “swinging London” BLOW UP e nel ’70 ZABRISKIE POINT ambientato negli Stati Uniti. In “PROFESSIONE: REPORTER”, Antonioni racconta la storia di un giornalista inviato “in una...

voto al film: hallorann assegna il voto ottimo a Professione reporter (1974)

1 commento
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23 novembre 2009 Opinione di dedo su "Professione reporter"
dedo

Il film, di oltre due ore, mi ha lasciato di stucco. Non ho capito niente, mi sono annoiato a morte e più passava il tempo in attesa di qualcosa, quasi ipnotizzato come quando si è di fronte ad uno spettacolo orrendo e non si riesce a staccare gli occhi. Michelangelo Antonioni è a detta sia dei critici che di un'ampia schiera di attori un grande regista. Rispetto tutte le opinioni ma a me non ha fatto effetto (me lo dovevo aspettare quando vidi "deserto rosso") e pur...

voto al film: dedo assegna il voto mediocre a Professione reporter (1974)

14 commenti
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