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Opinione di luisasalvi su Tarda primavera

[Banshun, Giappone 1949, Drammatico, durata 108', b/n]   Regia di Yasujiro Ozu
Con Chishu Ryu, Setsuko Hara, Yameji Tsukioka, Haruko Sugimura




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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04/01/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Somiya, anziano professore vedovo, vive solo con la figlia Noriko; sua sorella cerca di procurare un marito a Noriko e lui comprende che così è bene, anche se per lui è doloroso restare solo; poiché la figlia si rifiuta lui le fa credere di avere intenzione di risposarsi e così la convince, ma resterà solo. Il tema della generosa rinuncia a sé per gli altri, a costo di fare (come nel film precedente) o simulare cose ritenute "immorali" dalla mentalità tradizionale. Credo che il tema principale sia proprio il dramma e le difficoltà del cambiamento di situazione e di mentalità: vedovi che si risposano, donne che lavorano e sposi che divorziano: Aya, l'amica e consigliera di Noriko, è divorziata ed è autonoma perché lavora. Anche il problema della sincerità: nel precedente l'amica consiglia a Tokiko di tacere sulla sua dolorosa esperienza per non addolorare il marito, invece lei gli ha detto tutto per mantenere un rapporto di sincerità totale; qui, in una situazione opposta, il padre mente alla figlia apparendo "immorale" nell'opinione di lei, per convincerla a sposarsi per il suo bene. Eccesso di tradizionalismo, comunque, in entrambi; e credo che tale sia la posizione (la "denuncia"?) di Ozu: ad essi è contrapposto un amico e collega di Somiya che, in una situazione quasi identica a quella  di Somiya, si è felicemente risposato e deride benevolmente il moralismo di Noriko che lo critica, peraltro contro la tradizione che vieta a una donna, e giovane, di rimproverare un uomo, anziano, professore universitario e collega del padre. L'ultimo incontro con questo professore felicemente risposato avviene poi a Kioto, dove questi vive: città di templi, di tradizione, a sottolineare credo il buon esempio di questi rispetto ai rigori moralistici di Noriko e in fondo anche del padre che è anche disposto a fingere per convincerla a lasciarlo, ma non a risposarsi davvero: in un'etica del sacrificio e della dedizione che abbiamo già visto altre volte (p. es. in C'era un padre) applicata in modo eccessivo e credo proposto come eccessivo da Ozu. Ma sono sempre cose difficili da giudicare per noi… come sono difficili da valutare film così lontani dalla nostra cultura. A me questo pare molto bello, ma mi chiedo quanto profonda conoscenza dell’arte e della cultura giapponese abbiano quegli italiani che lo giudicano con sicurezza un capolavoro perfetto…


SI

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