Opinione di luisasalvi su Tarda primavera
Con Chishu Ryu, Setsuko Hara, Yameji Tsukioka, Haruko Sugimura
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Somiya, anziano professore vedovo, vive solo con la figlia Noriko; sua sorella cerca di procurare un marito a Noriko e lui comprende che così è bene, anche se per lui è doloroso restare solo; poiché la figlia si rifiuta lui le fa credere di avere intenzione di risposarsi e così la convince, ma resterà solo. Il tema della generosa rinuncia a sé per gli altri, a costo di fare (come nel film precedente) o simulare cose ritenute "immorali" dalla mentalità tradizionale. Credo che il tema principale sia proprio il dramma e le difficoltà del cambiamento di situazione e di mentalità: vedovi che si risposano, donne che lavorano e sposi che divorziano: Aya, l'amica e consigliera di Noriko, è divorziata ed è autonoma perché lavora. Anche il problema della sincerità: nel precedente l'amica consiglia a Tokiko di tacere sulla sua dolorosa esperienza per non addolorare il marito, invece lei gli ha detto tutto per mantenere un rapporto di sincerità totale; qui, in una situazione opposta, il padre mente alla figlia apparendo "immorale" nell'opinione di lei, per convincerla a sposarsi per il suo bene. Eccesso di tradizionalismo, comunque, in entrambi; e credo che tale sia la posizione (la "denuncia"?) di Ozu: ad essi è contrapposto un amico e collega di Somiya che, in una situazione quasi identica a quella di Somiya, si è felicemente risposato e deride benevolmente il moralismo di Noriko che lo critica, peraltro contro la tradizione che vieta a una donna, e giovane, di rimproverare un uomo, anziano, professore universitario e collega del padre. L'ultimo incontro con questo professore felicemente risposato avviene poi a Kioto, dove questi vive: città di templi, di tradizione, a sottolineare credo il buon esempio di questi rispetto ai rigori moralistici di Noriko e in fondo anche del padre che è anche disposto a fingere per convincerla a lasciarlo, ma non a risposarsi davvero: in un'etica del sacrificio e della dedizione che abbiamo già visto altre volte (p. es. in C'era un padre) applicata in modo eccessivo e credo proposto come eccessivo da Ozu. Ma sono sempre cose difficili da giudicare per noi… come sono difficili da valutare film così lontani dalla nostra cultura. A me questo pare molto bello, ma mi chiedo quanto profonda conoscenza dell’arte e della cultura giapponese abbiano quegli italiani che lo giudicano con sicurezza un capolavoro perfetto…
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