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Opinione di Snaporaz68 su Mission: Impossible





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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27/03/2011 voto al film: voto buono

Sul film

APOLOGIA DELLA SOVVERSIONE  
Stroncato dalla maggior parte dei critici come manieristico esercizio di stile asservito alla logica del profitto hollywodiano in realtà il film rappresenta, nemmeno troppo velatamente, una dimostrazione lampante della differenza tra ribellione e sovversione. De Palma deve sopravvivere al Sistema, e un modo per farlo è quello non di attaccarlo dall’esterno ma di minarlo dall’interno, violandolo. Questo stupendo film è una grande metafora su come sopravvivere al sistema.
E’ diviso in tre blocchi ben distinti: nel primo vediamo una rappresentazione scenica dello yin e dello yang, Ethan Hunt Tom Cruise che, riappropriandosi della sua identità (una maschera che muore), inietta l’antidoto appena in tempo alla bella Emanuelle Beart che resuscita (una morta che ritorna a vivere) mentre attorno vengono spostate le pareti della falsità e del trucco teatrale.
Il gruppo di agenti segreti capitanato da Ethan Hunt, sotto la supervisione (demiurgica e doppia) del capoccia John Voight, si trova a Praga per recuperare un dischetto che svelerebbe le identità di molti agenti segreti (e lo squarciare il velo di Maya rappresenterebbe la morte per questi fantasmi).
La realtà viene vivisezionata e rappresentata con ogni telecamera che segue ogni agente nei suoi spostamenti, il demiurgo (regista!) è l’unico ad avere la visione di insieme (ed è l’unico che può morire e resuscitare dalle acque). In realtà sappiamo che c’è una altra squadra di agenti segreti del controspionaggio, perfettamente doppia, perfettamente complementare a quella del gruppo MI.
In una Praga buia e malinconica (nera come il carbone) si compie un eccidio dal colore rosso pompeiano.Dal momento in cui il sistema cerca di incolpare Ethan Hunt della strage della sua truppa (inchiodandolo con falsi moventi e non perdonandogli il fatto di essere un sopravvissuto), il nostro eroe letteralmente sparisce (diventa leggero e silenzioso) e inizia la sua risposta alla aggressione del Sistema con la sovversione. Qui inizia il secondo blocco, avvincente, con perno centrale sulla sacra scrittura (e Conoscenza) del libro di Giobbe (ci vuole pazienza per tessere la tela). Si riforma una squadra yin yang stavolta di quattro elementi: guardate la disposizione dei quattro elementi sul treno: da un lato Ethan ed Emanuelle dall’altro il nero e Jean Reno. La disposizione simmetrica non è casuale (due puri di cuore e due cuori di tenebra uno di fronte all’altro). Ed ecco la scena madre, nel bianco accecante dell’ovatta primordiale, nell’alveo apparentemente puro del vero Potere, nella metafisica stanza dei segreti inconfessabili,
Ethan Hunt si cala silenzioso e leggero, vuoto e rapido, come De Palma si cala dentro il sistema hollywooddiano per sabotarlo e farlo implodere. La terza parte è la perfetta sintesi dei due capitoli precedenti, con la resa dei conti che prevede l’immedesimazione con il cattivo (la maschera del cattivo rivela il tradimento) e il ristabilirsi del numero 2 (come all’inizio la morte), ai tavolini di un bar, bianco e nero, ma stavolta in sintonia di intenti con lo stesso angolo di visuale (alla fine la vita).
Non voglio essere presuntuoso, ma invito i veri amanti di De Palma a rivedere questo film tralasciando l’assenza di spessore di alcuni personaggi e le baracconate (soprattutto nel finale) che non sono altro che un piccolo messaggio segreto del buon Brian che strizzandoci l’occhio sembra volerci dire: “Vedete il Sistema cosa mi costringe a fare? Mi tagliano la storia d’amore tra La Beart e Cruise e guardate che pasticcio viene fuori! Mi costringono ad usare effettoni speciali? Ed io ipertrofizzo la scena tra elicottero e TGV, fregandomene della verosimiglianza”.
Sovvertire non è più una impossible mission.
Mission:Impossible non è un capolavoro, ma certamente è un film sottovalutato e travolto dal calunnioso venticello della maldicenza di osservatori superficiali.


SI

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