Opinione di bradipo68 su La mia generazione
Con Silvio Orlando, Claudio Amendola, Francesca Neri
- sufficienti [4]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
La mia generazione è un film che si muove su un terreno sdrucciolo in un malfermo equilibrio tra due posizioni contrapposte ferocemente.
Un film che procede su un crinale pericoloso in bilico tra la rivalutazione approssimativa e frettolosa della lotta ideologica(prima) ed armata (poi) e la risposta dello Stato a questi rigurgiti di rivolta.
Scritto in parte da due militanti di questi gruppi eversivi, l'opera della Labate è precisa nelle notazioni, circostanziata nella descrizione degli umori e degli ambienti soffocanti di cui il film letteralmente si nutre.
Ed è proprio per questo che si possono perdonare eccessi di fioritura in fase di scrittura legati soprattutto a quel minimo di tentativo di empatizzazione che sembra caratterizzare il capitano nei confronti del prigioniero, oppure alla parte in cui è protagonista Francesca Neri che appare slegata dal contesto. Viene da pensare che questa sezione serva proprio per interrompere anche cromaticamente il plumbeo viaggio in cellulare che da Sud porta il terrorista Braccio verso Nord,per vari colloqui con la sua ragazza che nel frattempo sta combattendo per costruirsi una nuova vita, alla luce del sole.
Braccio e il capitano dei carabinieri non sono semplicemente due uomini che rispondono alla propria coscienza o a ordini superiori:sono due simboli.
L'antistato e lo Stato.
Inconciliabili esattamente come materia e antimateria.
La mia generazione è la testimonianza di un fallimento culturale ed ideologico, è la certificazione di uno stato irreversibile di rassegnazione alla sconfitta, è uno sguardo accorato e doloroso a quelli che sono stati i nostri anni di piombo.
Sotto le spoglie di un anomalo road movie in cui quello che accade fuori non interessa(al contrario di quello che impone normalmente il genere), Braccio e il capitano mettono in scena l'impossibilità di comunicare: lo Stato non può scendere a patti in nessun modo con le cellule eversive che ne minerebbero le fondamenta.
Eppure il personaggio di Braccio è l'unico che rispetta una sorta di codice etico. Non un personaggio tratteggiato in positivo, semplicemente un uomo coerente con le proprie idee e incrollabile nelle proprie convinzioni.
Ha imboccato una strada senza uscita , quella voce che esce dalla cornetta del telefono è solo un ulteriore rigirare il coltello nella piaga.
Meglio rinunciare e affidarsi a un futuro dietro le sbarre.
Encomiabile la prova dei due protagonisti, Claudio Amendola e Silvio Orlando in due parti complesse.
Sulla regia di Wilma Labate
Ottimo lavoro sugli attori e sulle atmosfere
Sull'interpretazione di Silvio Orlando
molto bravo
Sull'interpretazione di Claudio Amendola
di bravura sorprendente
Sull'interpretazione di Francesca Neri
la sua parte appare slegata dal contesto, anche se il personaggio merita...
Commenti
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30 agosto 2011, 13:16 di Marcello del Campo
Come?, detesto questo film e do l'utilità all'opinione. Sì, bradipo mi è stato utile nel farmi ricordare come è brutto il film della Labate!
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30 agosto 2011, 15:13 di maurri 63
Ciao, bradipo! Ho letto con interesse, lasciami solo aggiungere che "La mia generazione" va assolutamnente confrontato con "Le mani forti": in entrambi i casi, il tema del terrorismo (ridondante, comunque) determina ed inflaziona la struttura dell'opera. In buona sostanza, il piacere di raccontare è superato dall'ottica militante. Prevalgono più le ragioni di chi dirige che non il suo raccontare. Ne "Le mani forti" Francesca Neri fa da "contraltare" a Claudio Amendola, qui accade il contrario. In entrambi i casi, il "collante" è dato da un attore napoletano (in quegli anni, i partenopei venivano chiamati sempre per questi ruoli di caratterista, succedeva spesso per Carpentieri): ne "Le mani forti" è Enzo Decaro, qui è Silvio Orlando. I due film sono uno del 1995, l'altro del 1997: ci si cominciava ad interrogare sul periodo buio, ma l'età anagrafica dei registi ne impediva l'adesione ideologica. Ecco, infine, perchè il tema del terrorismo post-settanta non è mai stato veramente affrontato. La domanda ultima resta: come e perchè fini la stagione di "piombo" ?...Un carissimo saluto, M
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30 agosto 2011, 19:23 di bradipo68
@Marcello:abbiamo trovato un film su cui dissentiamo e mi pare anche profondamente.Forse le quattro stelle sono esagerate ma ho trovato che sia un film sofferto che riesce a tratti a evadere dal compromesso di scrittura(i due terroristi e Petraglia tra gli altri) da cui è nato.Via, non l'ho trovato così brutto ma naturalmente non c'è problema se lo valutiamo diversamente.@maurri: azz e mi hai lasciato con il pensierino della sera:mi hai fatto pensare che mentre noi italiani non siamo ancora riusciti a superare quella stagione di piombo(ogni film che ne parla sono sempre polemiche,vedi La prima linea),in Germania la stagione di piombo per molti versi assimilabile alla nostra è vista con molto più distacco,almeno a me così sembra.Da Anni di piombo della Von Trotta che era forse troppo vicino anche come tempi a quello che era successo ,si è passati ad altri film che hanno cercato di inquadrare il periodo storico il più oggettivamente possibile e senza troppe dietrologie politiche.Mi viene in mente Il silenzio dopo lo sparo di Schlondorff a questo proposito che a suo modo parlava lo stesso di impossibilità di venire a un compromesso.Come e perchè è finita la nostra stagione di piombo?Non credo che noi semplici cittadini sappiamo veramente tutto quello che è successo ...Saluti a entrambi
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20 aprile 2012, 23:19 di Enrique
Bel commento, condivido quasi tutto quello che hai scritto...ma non quando dici che "lo Stato non può scendere a patti in nessun modo con le cellule eversive che ne minerebbero le fondamenta"...ma come? E' proprio quello che stava per succedere nel film, il che corrisponde approssimativamente a quanto accadato dagli anni '80 in poi quando, grazie alla nuova legislazione speciale antitorroristica (che contemplava attenuanti e sconti di pena in caso di collaborazione), i militanti hanno iniziato a collaborare, così consentendo di scoperchiare un sistema praticamente impenetrabile...
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20 aprile 2012, 23:41 di bradipo68
ciao Enrique e grazie del commento: la frase è riferita a quello che succede in questo film:in realtà il capitano al terrorista lo ha preso in giro dal primo all'ultimo km del viaggi.Un saluto!
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21 aprile 2012, 14:42 di Enrique
Sì, in effetti l'atteggiamento ambiguo del capitano (sarà perchè interpretato da quel simpaticone di Orlando?) può prestarsi anche ad una lettura più burlesca...A presto!
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