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Luci d'inverno (1963)

[Nattvardsgästerna, Svezia 1963, Drammatico, durata 81', b/n]   Regia di Ingmar Bergman
Con Gunnar Björnstrand, Ingrid Thulin, Max Von Sydow, Gunnel Lindblom



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Luci d'inverno: assente
Ritmo ritmo in Luci d'inverno: presente
Impegno impegno in Luci d'inverno: forte
Tensione tensione in Luci d'inverno: presente
Erotismo erotismo in Luci d'inverno: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Luci d'inverno

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Luci d'inverno (voti: 37 media: 4,35) 37

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locandina di Luci d'inverno

La trama

Tomas Ericsson, un pastore protestante, dopo la morte della moglie si accorge non solo di aver perso la fede, ma, forse, di non averla mai avuta. In piena crisi non riesce più a dare conforto ai suoi parrocchiani uno dei quali si ucciderà. È una delle vette della produzione bergmaniana: girato in un glaciale bianco e nero tenuto sulle tonalità grige come quelle delle vite dei personaggi. Inquietante e ancora inspiegato, il finale aperto. 

L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 13/04/2012 - utile per 17 utenti

Voto al film: voto buono

Padre Tomas Ericsson (Gunnar Bjornstrand) è ossessionato dal timore di aver perso la fede. La perdita della moglie, avvenuta quattro anni prima, accresce il senso della sua crisi esistenziale e l’offerta d’amore della timida Marta (Ingrid Thulin) non basta affatto a lenirgli il dolore. Da lui si presentano i coniugi Persson (Max Von Sidow e Gunnel Lindblom) per una richiesta d’aiuto, ma padre Tomas è costretto a constatare che lui non può più aiutare nessuno, “perché sono un cattivo pastore”.”Luci d’inverno” è il secondo film di una trilogia (insieme a “Come in uno specchio” che lo precede e “Il silenzio” che verrà dopo) che Ingmar Bergman dedicò specificatamente al tema religioso. Attraverso un bianco e nero di pungente secchezza stilistica (sempre ottima la fotografia del fidato Sven Nykvist) e dei dialoghi che seguono in una logica linearità emotiva i patemi spirituali rappresentati, il film (e la trilogia) delinea sia i contenuti speculativi che connotano la natura trascendente dell’oggetto religioso che la gravità dei toni che si accompagna alla rigidità della sua struttura morale. Il film si apre e si chiude con una funzione religiosa, nel mezzo sono tratteggiati, con una chiarezza espositiva che fa perno soprattutto sull’uso sapiente delle parole, i dilemmi del pastore protestante Tomas Ericsson che, in quanto uomo, sente ancora il peso della perdita della moglie (l’unica che riusciva “a riempire il mio vuoto”), e come religioso avverte nel “silenzio di Dio” il sintomo più evidente di quella sensazione di abbandono da cui si sente oppresso. Credo che questa scelta narrativa adottata da Bergman sia servita per creare un'evidente contrapposizione tra il momento in cui è resa ufficiale l’esistenza di un entità sacra e trascendente e quello in cui è continuamente problematizzata la sua concreta veridicità ; tra il momento in cui la volontà divina si fa specchio delle insopprimibili sofferenze terrene e quello in cui le sofferenze esistenziali di un uomo sono alimentate dai dubbi sulla consistenza della sua scelta di fede. “Sono venuti Jonas Persson e la moglie. Ho detto un sacco di sciocchezze e Dio non mi ha assistito. Eppure sentivo che ogni parola aveva un significato”, dice Tomas a Marta in un impeto di sopraggiunta debolezza emotiva. Come pastore di anime per la chiesa, Tomas si sente ormai inadeguato nel compito conferitogli di recare conforto alle altrui sofferenze (somigliando in questo al povero “curato di campagna” di Bresson-Bernanos), il "silenzio di Dio" lo ha reso sordo a quelle parole che servono a dare forma e sostanza alle più intime pulsioni spirituali di un credente. Sente di regredire lungo la strada che conduce alla vita eterna, le parole gli sembrano acquisire una veste sinistramente ambigua, tanto solenni e aperte alla ricerca dell’assoluto quelle canonizzate dal rito della santa messa, quanto profondamente inadeguate nel lenire le pene dell’animo quelle pronunciate durante il libero esercizio delle proprie facoltà critiche. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Luci d'inverno


13 aprile 2012 Opinione di Peppe Comune su "Luci d'inverno"
Peppe Comune

Padre Tomas Ericsson (Gunnar Bjornstrand) è ossessionato dal timore di aver perso la fede. La perdita della moglie, avvenuta quattro anni prima, accresce il senso della sua crisi esistenziale e l’offerta d’amore della timida Marta (Ingrid Thulin) non basta affatto a lenirgli il dolore. Da lui si presentano i coniugi Persson (Max Von Sidow e Gunnel Lindblom) per una richiesta d’aiuto, ma padre Tomas è costretto a constatare che lui non può più aiutare nessuno, “perché sono un...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a Luci d'inverno (1963)

3 commenti
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17 marzo 2012 Opinione di emmepi8 su "Luci d'inverno"
emmepi8

  Un film di Bergman, un autore che ho amato da sempre, certamente uno sguardo cinematografico, sottolineo cinematografico, diverso e colmo dell'idea che vuole rappresentare in maniera forte ed impegnativa. Bergman viene dal teatro e la sua visione cinematografica é legata moltissimo ai contenuti nel rispetto, quasi sempre, del mezzo, conoscendone le diversità ed i significati espressivi ai massimi livelli. Qui si affronta un argomento religioso come quello del credere, del suo bisogno o...

voto al film: emmepi8 assegna il voto ottimo a Luci d'inverno (1963)

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17 febbraio 2012 Opinione di vicky13 su "Luci d'inverno"
vicky13

Il film dedicato al silenzio di Dio è ricco di parole degli uomini, illustrando in modo straziante il tormento che costituisce per ogni anima profonda il "silenzio" di Dio.Anche Cristo ha sofferto il silenzio di Dio. " Dio mio Dio mio, perchè mi hai abbandonato?"L'Amore ha un ruolo essenziale come apertura al divino. Lamore è la stada per la ricerca di Dio, qualsiasi tipo di amore.Ma B. non racconta mai la conquista completa della fede, pittosto racconta il cammino, che l'uomo percorre...

voto al film: vicky13 assegna il voto ottimo a Luci d'inverno (1963)

4 commenti
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2 settembre 2010 Opinione di OGM su "Luci d'inverno"
OGM

La distanza tra Dio e gli uomini estende, verso il Cielo, la distanza che separa gli uomini sulla Terra. La solitudine e la mancanza di fede sono condizioni accomunate dallo stesso dramma: l’assenza di un altro essere su cui misurare la grandezza della propria anima e l’importanza della nostra vita. Senza punti di riferimento, il tutto e il nulla vengono a coincidere, esistere o dissolversi diventano le due facce della stessa insensata realtà. Non amare significa, allora,...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Luci d'inverno (1963)

2 commenti
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11 aprile 2010 Opinione di luca826 su "Luci d'inverno"
luca826

VOTO 8 RIGOROSO Amore e Dio, forse la stessa cosa. Siamo così soli. Ma basterebbe un segnale, solo un piccolo segnale. Bergman quintessenziale, breve (1h20m), senza indugi scava nella psiche dei personaggi: un prete che ha perso la fede, una donna che lo ama non è corrisposta, un uomo deluso e affranto dal vivere ma anche dal perchè vivere che compie il gesto estremo del suicidio. La regia fredda come sempre, lucidissima, in pochi ambienti, con luce morta e camera sui...

voto al film: luca826 assegna il voto buono a Luci d'inverno (1963)


1 febbraio 2010 Opinione di cantautoredelnulla su "Luci d'inverno"
cantautoredelnulla

Il libretto a cura di Aldo Garzia che mi aiuta a riflettere su alcuni messaggi del film conclude dicendo: "Chissà che Dio non sia altro che amore e che l'assenza di amore non sia proprio il silenzio di Dio". Quest'ultima frase riassume in breve lo spirito di questo film. La prima volta che l'ho visto, il dialogo tra il pastore e Jonas mi colpì tantissimo, ma forse mi colpì ancor di più la disperazione così incredibilmente umana di Jonas, una disperazione...

voto al film: cantautoredelnulla assegna il voto ottimo a Luci d'inverno (1963)

3 commenti
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1 febbraio 2010 Opinione di AIDES su "Luci d'inverno"
AIDES

Il silenzio di Dio si pone al cuore di un dramma radicale che ha la sua vera origine nel silenzio dell'uomo, nella desolata aridità spirituale di un essere smarrito ancor prima che abbandonato. Il gelo plumbeo degli inverni, la coltre spoglia e severa del mondo non è tanto il volto doloroso del 'creato' orfano di una luce divina, quanto la proiezione dolente di una creatura orfana di se stessa. Dio tace alla sordità dell'uomo, incapace di ascoltare quelle risposte che...

voto al film: AIDES assegna il voto buono a Luci d'inverno (1963)

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30 dicembre 2009 Opinione di CristinaG su "Luci d'inverno"
CristinaG

Un bellissimo film sull'angoscia dell'uomo di fronte al silenzio di Dio. Mi ha colpito molto il dialogo tra il pastore e il sagrestano, quando quest'ultimo ribalta la situazione ricordando al pastore il dolore e la solitudine di Dio sulla croce, di fronte al silenzio dell'uomo.

voto al film: CristinaG assegna il voto buono a Luci d'inverno (1963)

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11 settembre 2009 Opinione di fornarolo su "Luci d'inverno"
fornarolo

...eppure è troppo cupo, lento, grigio! Visto la prima volta (anni 70) con entusiasmo, la seconda (anni 90) con dubbi, oggi guardando l'orologio.

voto al film: fornarolo assegna il voto sufficiente a Luci d'inverno (1963)

1 commento
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21 luglio 2009 Opinione di FABIO1971 su "Luci d'inverno"
FABIO1971

Uno dei più vitali e sofferti capolavori di Bergman, cupa e rigorosa messinscena dei tormenti dell'animo umano di fronte al silenzio di Dio: tra i paesaggi innevati della Svezia del Nord e le mura di una chiesa si consuma il dramma interiore di un pastore protestante, in profonda crisi religiosa ed esistenziale. Un'opera di angosciante respiro, magistrale per toni drammatici e forza espressiva. Attori in stato di grazia, fotografia, splendida, di Sven Nykvist.

voto al film: FABIO1971 assegna il voto ottimo a Luci d'inverno (1963)

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