Opinione di LorCio su Tutti dicono I Love You
Con Woody Allen, Goldie Hawn, Alan Alda, Julia Roberts, Drew Barrymore, Tim Roth
- sufficienti [4]
- positive [21]
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Sul film
Musical: passione proibita. Nanni Moretti è una vita che sogna di realizzarne uno (se ne parla in “Aprile”, che si chiude proprio col numero del cuoco trotzkista). Lars Von Trier ha dato una sua versione (“Dancer in the Dark”). Woody Allen si allinea sulle posizioni dell’Alain Resnais di “Parole, parole, parole…”: la vita è una canzone, ogni momento ha la sua melodia. E il nostro background si rifà all’esperienza, dunque è ovvio che per dare sfogo alla nostra parte più celata si ricorra al patrimonio canoro comune: “Tutti dicono I love you” si dirige esattamente in questa direzione. Del cinema alleniano ne è, se non la summa, almeno una bella rappresentazione: valzer di coppie in un’ottica di nevrotica serenità, è un film delizioso dal ritmo strepitoso. Saltando da New York a Venezia fino a Parigi, sfidando le ricostruzioni cartolinesche e servendosi beffardamente degli stereotipi sentimentali (i canali di Venezia e la Senna a Parigi), Allen ragiona sull’amore senza farsi troppi problemi ma ponendosi domande dall’arcana risposta. Se non è lo stato dei rapporti di fine millennio, poco ci manca. E tutto è visto senza disperazione, ma con la buffa e lieta limpidezza che è congeniale al regista newyorkese: ogni cosa, appunto, si può raccontare, trasmettere, comunicare attraverso una canzone. La ronde sarà pure banale, come banali sanno essere i baci rubati lungo i marciapiedi di Manhattan o una passeggiata lungo la Senna, ma è talmente e follemente lineare da essere più che adorabile: riesce nell’obiettivo di far ridere (a parte la bizzarria del cantare all’improvviso, non si rimane impassibili di fronte a Drew Barrymore che ingoia l’anello nascosto da Edward Norton nel dolce; non si può non ridere alle battute di Alan Alda riguardo Cristo da mandare in tribunale; o alle reazioni di Goldie Hawn quando la figlia pianta il fidanzato perché innamoratasi dell’ex galeotto Tim Roth, da lei stessa fatto uscire dal carcere), e anche in quello di deliziare (numeri musicali piacevolissimi, specie quello in ospedale, anticipato da un colloquio spassoso tra Norton e il personale medico). Due particolarità da mettere in risalto: il ricorso ad alcuni effetti speciali funzionali (divertentissima la resurrezione del nonno, per non parlare dei commenti degli afflitti parenti, ma anche la danza volante di Hawn con Allen sulla Senna è memorabile); e la tematica politica: c’è una critica spudorata ai repubblicani di destra (così vengono chiamati), personificata dal figlio dei democratici di sinistra Hawn e Alda, bacati da un’insufficienza di ossigeno al cervello, ma anche i radical chic non sono risparmiati (Hawn si batte per qualunque causa persa, dalle balene ai delinquenti). Un film pazzo e delizioso come i musical più riusciti, con un finale (preceduto dal party in onore di Groucho Marx, in cui tutti gli invitati si mascherano con baffi e occhiali tondi), come già detto, di elegante simpatia: l’amore è sempre l’amore e può resistere anche senza il matrimonio. E a ben pensarci è proprio il matrimonio e le sue disavventure uno dei temi del cinema alleniano degli anni novanta (da “Misterioso omicidio a Manatthan” a “La dea dell’amore”, e qualcosa c’entra la rottura con Mia Farrow). Il regista Allen è così generoso da non lasciare troppo spazio all’attore Allen e alle di lui fisine: e con un cast del genere, intonato in tutti i sensi, è più che comprensibile.
Sulla regia di Woody Allen
Pressoché perfetta: buffa e deliziosa, dolce e nostalgica, armoniosa e beffarda.
Sull'interpretazione di Tim Roth
Galeotto ambiguamente simpatico.
Sull'interpretazione di Drew Barrymore
Simpatica e un po' buffa.
Sull'interpretazione di Julia Roberts
Insolita.
Sull'interpretazione di Alan Alda
Straordinario. E il numero nella camera mortuaria vale il film.
Sull'interpretazione di Goldie Hawn
Una meraviglia.
Sull'interpretazione di Woody Allen
Meno protagonista del solito, sempre sé stesso.
Sulla colonna sonora
Magnifica.
Cosa cambierei
Voto: 8.
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