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Chiedi perdono a Dio e non a me (1968)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Chiedi perdono a Dio e non a me: assente
Ritmo ritmo in Chiedi perdono a Dio e non a me: assente
Impegno impegno in Chiedi perdono a Dio e non a me: assente
Tensione tensione in Chiedi perdono a Dio e non a me: assente
Erotismo erotismo in Chiedi perdono a Dio e non a me: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a Chiedi perdono a Dio e non a me

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a Chiedi perdono a Dio e non a me (voti: 3 media: 3,33) 3

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La trama

A Cjamango sterminano l'intera famiglia del protagonista e lui si comporta di conseguenza: mette in atto la vendetta sterminando la banda degli Smart e anche Stuart, il mandante.Per la verità dovrebbero essere gli autori di questo film a chiedere perdono a Dio e agli incauti spettatori, senza nessuna certezza di venire assolti. Tra i comprimari, vecchi caratteristi di cinema e teatro (Tano Cimarosa, Dante Maggio, Luigi Pavese). 

L'opinione più votata

Di scapigliato scritta il 2007-07-16 11:03:19 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto buono

Tra il 1964 di Sergio Leone e il 1970 del primo “Trinità” sono apparsi i film più belli dello Spaghetti-Western. Non che dopo non ce ne fossero stati, ma in questo arco di tempo ce n’è la concentrazione più alta. In seguito alla grande invenzione di Barboni con Terence Hill e Bud Spencer si virò astutamente verso la commedia western, senza però capire che un conto è il prodotto meditato e creato ad hoc, e un altro è il prodotto dozzinale. Si va così sul viale del tramonto, lungo più o meno otto anni, dello Spaghetti-Western. Ma prima che tale inversione di marcia arrivi, registi e attori, produttori e sceneggiatori e cascatori e costumisti, maestri d’armi, scenografi e direttori della fotografia ci hanno regalato delle pietre preziose come questo “Chiedi Perdono a Dio, Non a Me” di Vincenzo Musolino. Il regista s’inserisce tra il Giulio Questi di “Se Sei Vivo Spara!” e il Cesare Canevari di “Matalo!”. Anche “Chiedi Perdono a Dio, Non a Me” è un western autarchico, che non si rivolge al cinema precedete, né ne ipotizza uno futuro. Usa i luoghi, i personaggi e i moduli conosciuti in base alla propria esigenza autoriale. Una manifestazione chiara e limpida di un western fatto non per piacere al pubblico quanto per piacere a chi lo fa. Un’espressione del sé che come in Questi e Canevari si sposa con una padronanza magistrale del mezzo cinematografico: dalla messa in scena alle inquadrature fino al montaggio. Con un incipit che strizza l’occhio al nostro gotico italiano, il regista già ci fa sapere che la storia piegherà drasticamente sulla disperazione, sull’angoscia, l’afflizione, il tormento, la privazione di speranza e serenità. Si inzia con un povero messicano che piange il padre e la madre sulla loro tomba e giura vendetta. Il suo incessante pianto fa da contraltare alla maschera impenetrabile di un invecchiato George Ardison (un fantasma?) che gli racconterà la sua storia. Con un colpo di flashback ci troviamo in una terra bellissima, fotografata con idea, la cui messa in scena ci apre lo sguardo e il cuore. Il passo pesante, funerario e grave fa il paio con il tono mesto e disperato della narrazione. Il bravo protagonista George Ardison vuole vendicarsi dello sterminio della sua famiglia. Non conosce gli assassini, ma intuisce chi possono essere. Li trova poco alla volta, alla spicciolata, e li secca tutti fino al massacro finale. Il film di Musolino ripercorre così la traccia modulistica di uno dei motivi tra i più interessanti dello Spaghetti-Western: quello del “uno dopo l’altro”. Come in “Sentenza di Morte” o più avanti ne “Il Mio Nome è Shanghai Joe” il film è sviluppato sulla ricerca degli assassini e sul confronto/scontro con questi. Ecco che il Cjamango di Ardison (creatura nata proprio dalla penna di Musolino e che fa la sua prima apparizione nel 1967 in “Cjamango” interpretato però da Ivan Rassimov e diretto da Edoardo Mulargia) si incontrerà e scontrerà con due giocatori d’azzardo, poi con un povero messicano laido interpretato da Tano Cimarosa (la cui morte è così crudele che ai tempi fu tagliata per l’uscita nelle sale) e infine con Peter Martell, ubriaco, folle e forse anche perverso vista la mise non proprio pudica. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Chiedi perdono a Dio e non a me


2008-10-15 11:04:34 Opinione di chen kuan tai su "Chiedi perdono a Dio e non a me"
chen kuan tai

non è un gran che- ne muoiono a decine pugni da stendere un cavalllo e non si vede una macchia di sangue

voto al film: chen kuan tai assegna il voto mediocre a Chiedi perdono a Dio e non a me (1968)


2008-10-15 11:00:57 Opinione di chen kuan tai su "Chiedi perdono a Dio e non a me"
chen kuan tai

non è un gran che

voto al film: chen kuan tai assegna il voto mediocre a Chiedi perdono a Dio e non a me (1968)



2007-07-16 11:03:19 Opinione di scapigliato su "Chiedi perdono a Dio e non a me"
scapigliato

Tra il 1964 di Sergio Leone e il 1970 del primo “Trinità” sono apparsi i film più belli dello Spaghetti-Western. Non che dopo non ce ne fossero stati, ma in questo arco di tempo ce n’è la concentrazione più alta. In seguito alla grande invenzione di Barboni con Terence Hill e Bud Spencer si virò astutamente verso la commedia western, senza però capire che un conto è il prodotto meditato e creato ad hoc, e un altro è il prodotto dozzinale. Si va così sul viale del tramonto,...

voto al film: scapigliato assegna il voto buono a Chiedi perdono a Dio e non a me (1968)

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