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Opinione di Kurtisonic su Chinatown

[Chinatown, USA 1974, Poliziesco, durata 122']   Regia di Roman Polanski
Con Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Roman Polanski




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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29/01/2012 voto al film: voto buono

Sul film

Un investigatore privato Jake Giddes ingaggiato per scoprire una presunta infedeltà coniugale resta invischiato in un'intricata vicenda di segreti, inganni, doppi giochi e scandali mediatici.  Il suo ruolo si definirà lungo il film come la necessaria presenza di una pedina di un gioco inaccessibile  e inattaccabile dal suo punto di vista morale ed emotivo. Chinatown è un poliziesco ricco di colpi di scena, in cui si usano sfondi insoliti ed inaspettati. Gli scenari sottolineano la condizione umana alla quale il detective stesso appartiene, in cui prevale un senso di abbandono, di spersonalizzazione dei rapporti, di mancata comprensione di un'intima realtà, sempre a scapito di una logica interpretazione degli elementi di indagine. Polanski descrive all'interno di un film di genere la separazione netta fra il mondo dei ricchi e potenti che possono determinare la qualità della vita altrui (in ballo nel film c'è  una questione importante sul controllo dell'acqua ), e il resto del genere umano, composto da invisibili ghost writers, cameriere, facchini, autisti, contadini, detective, tutti indistintamente al servizio del gruppo privilegiato. Rivisitando a suo modo un genere classico, Polanski gestisce prove d'attore superbe: il detective, la cliente e moglie tradita, il suo ricco padre-padrone, impersonati da J.Nicholson, F.Dunaway, John Huston, si ritagliano indimenticabili fisionomie. Questa volta il regista non allarga a dismisura le sue ossessioni interiori, preferisce muoversi dentro una cornice definita, spostando sapientemente le sue pedine, accumulando per ogni figura elementi descrittivi sempre importanti per la lettura della vicenda. Il ritmo di Chinatown è apprezzabile e senza pausa, il quartiere cinese rievocato più volte e mai rappresentato, si materializzerà solo in un piccolo frammento visivo determinante e finale, rappresenta metaforicamente il caos di un mondo senza più comprensione, nè redenzione, dove il male alla fine domina sempre sulla ragione e contiene tutte le vicissitudini umane.  


SI

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