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L'agguato (1996)

[Ghost from the Past, USA 1996, Drammatico, durata 123']   Regia di Rob Reiner
Con Alec Baldwin, Whoopi Goldberg, James Woods, Craig T. Nelson



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'agguato: minimo
Ritmo ritmo in L'agguato: presente
Impegno impegno in L'agguato: minimo
Tensione tensione in L'agguato: assente
Erotismo erotismo in L'agguato: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a L'agguato

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a L'agguato (voti: 15 media: 2,87) 15

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locandina di L'agguato

La trama

Poco dopo la mezzanotte del 12 giugno 1963 Medgar Evers, primo segretario dell'Associazione Nazionale per l'Avanzamento delle Gente di Colore, venne ucciso sulla porta di casa. Trent'anni dopo Bobby ( Baldwin), assistente del procuratore distrettuale, riesce a far riaprire il caso. Rischia di mandare in frantumi il suo matrimonio e di compromettere la sua carriera, ma la sua tenacia, alla fine, lo premia. Byron De La Beckwith (Woods), un fanatico del Ku Klux Klan, viene condannato da una giuria mista.  

"Adoro il delta del Mississippi: è il più bel posto del mondo". "Sì se sei una zanzara": oltre centoventi minuti per una sola divertente battuta sono troppi anche per chi dal cinema si aspetta prese di posizione democratiche, legittime vendette, assilli giustizialisti. Ma il film è prevedibile. E Alec Baldwin, pesce lesso che più lesso non si può.

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 16/08/2006 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto mediocre

Sembra quasi impossibile considerare “L’agguato” come la riproposizione in immagini cinematografiche di un fatto realmente accaduto, tanto è conformista e pedissequo, rispettoso dei canoni e delle convenzioni, indiscutibilmente “politicamente corretto” e attento a non “disturbare” le coscienze e gli equilibri, da risultare persino banale (o anche fastidiosamente “irreale”) così profondamente inquadrato come è nella ovvia artificiosità accomodante e posticcia di quella “corrente” cinematografica da tempo di moda a Hollywood e dintorni, conciliante e consolatoria, solo epidermicamente “liberal” e progressista, che pretende di descrivere una società così civile e “incorruttibile” da essere stata capace, pur con sforzi non indifferenti, di produrre anticorpi sufficienti a “debellare” il male delle origini, riscattandosi dalle malvagità che allignavano alle radici di certi comportamenti anomali che si preferisce imputare comunque, più che al sistema, alle devianze aberranti di singole persone o “gruppi di potere” diventati solo all’apparenza in minoranza. D’accordo, Reiner non è un regista di eccezionale levatura e non potremmo chiedergli l’impossibile, ma pur nella sua corretta artigianalità, ha saputo comunque dare prove ben più consistenti e positive (basti pensare alle sospese atmosfere di quel viaggio alla riscoperta delle proprie paure infantili che ci fa intraprendere, nolenti o volenti, con l’incantato e doloroso “Stand by me” – probabilmente la sua opera più riuscita e compiuta – o anche, scendendo nei generi, a “Misery non deve morire”, pellicola assolutamente non consolatoria e inconciliabilmente “cattiva” e fuori dai consueti schemi nel disegnare anomalie e devianze, o a “Harry ti presento Sally”, scintillante commediola mai banale, dall’acido retrogusto corrosivo che va ben oltre le apparenze del semplice divertimento fine a se stesso) di questo scolorito melodramma giudiziario che vorrebbe focalizzare l’attenzione sul tema di un razzismo realisticamente concreto ma in massima parte superato, attribuito in massima parte alle vecchie generazioni in via di estinzione, e lo fa con una superficialità disarmante, dimenticandosi persino di “delineare” esattamente il “contorno” sempre decisivo se si vogliono rendere veramente credibili operazioni come questa, e propinandoci poi una conclusione così “prevedibilmente ovvia” (non tanto perché, trattandosi di un fatto reale, si sa già come è andata a finire, ma proprio per la “tipicizzazione” dei personaggi portata alle estreme conseguenze che in alcuni casi sfiora involontariamente persino la “macchietta”) senza analizzare fino in fondo tutte le implicazioni che stanno alla base “delle ragioni degli uni e degli altri”, come sarebbe necessario. Per carità, ne sono perfettamente cosciente e consapevole: non sempre è possibile rapportarsi alla “storia”e alle “origini” con la cattiveria analitica che definisce le qualità decisamente non assolutorie per esempio di uno Spike Lee (che è parte in causa, e sa meglio di molti altri di che cosa si sta parlando e a che punto è davvero arrivata la situazione, senza che sia possibile farsi eccessive illusioni) ma ci sono comunque vie intermedie meno convenzionali che permetterebbero per lo meno di far percepire il tono della “sincerità partecipata”, della “condivisione della causa” senza la falsità del racconto a tesi, e consentirebbero di scardinare la sensazione di trovarci di fronte a una calcolata esercitazione accademica, quasi un ennesimo, tardivo e patetico tentativo di rimuovere ancestrali sensi di colpa non ancora metabolizzati pienamente, “candeggiandosi” la coscienza con un buonismo di facciata che non trova ahimè riscontro nella realtà comportamentale di tutti i giorni (non solo di “quella” società, ma del mondo intero in cui ci troviamo a vivere) permeata da una intolleranza discriminante di ritorno sempre più dilagante e così sottilmente camuffata, da risultare ancor più spaventosa e perversa di quelle plateali esibizioni che rappresentano le “anomalie” del passato e che qui vengono raccontate e finalmente “condannate”. ESPANDI +
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SI

Opinioni su L'agguato


12 agosto 2011 Opinione di panflo su "L'agguato"
panflo

Amo Rob Reiner per tanti bei film che ci ha regalato. In questo però mi ha notevolmente deluso. Un processo iniquo per un fatto di cronaca  nel profondo sud americano , intriso di razzismo e prevenzioni, avvenuto mentre JFK combatteva proprio contro quella piaga, viene riaperto dopo venticinque anni  nel tentativo di fare un tardivo atto di giustizia. Una storia vera che il regista adatta per lo schermo usando tutti gli inflazionati mezzi  usati per questo genere...

voto al film: panflo assegna il voto mediocre a L'agguato (1996)

nessun commento
[utile per 2 utenti]

30 ottobre 2009 Opinione di supadany su "L'agguato"
supadany

VOTO : 5. Il vero agguato qui me l'ha fatto il buon Reiner. Lui spazia tanto tra i generi (anche se ovviamente è la commedia il suo habitat preferito), e non ne capisco le motivazioni. Il film è davvero banale, nonostante il tema che ha sempre un certo effetto scenico (quindi in questo caso diventa aggravante), spesso noioso, senza alcun coinvolgimento sentito. Questo è davvero grave per il tipo di film. Non appassiona, non coinvolge, praticamente inutile. Da...

voto al film: supadany assegna il voto mediocre a L'agguato (1996)



16 agosto 2006 Opinione di spopola su "L'agguato"
spopola

Sembra quasi impossibile considerare “L’agguato” come la riproposizione in immagini cinematografiche di un fatto realmente accaduto, tanto è conformista e pedissequo, rispettoso dei canoni e delle convenzioni, indiscutibilmente “politicamente corretto” e attento a non “disturbare” le coscienze e gli equilibri, da risultare persino banale (o anche fastidiosamente “irreale”) così profondamente inquadrato come è nella ovvia artificiosità accomodante e posticcia di quella...

voto al film: spopola assegna il voto mediocre a L'agguato (1996)

2 commenti
[utile per 2 utenti]

4 agosto 2006 Opinione di dskat su "L'agguato"
dskat

Film anonimo e scialbo. Da un film del genere mi aspetterei un tribunale trasformato in ring con dialoghi avvincenti e dal ritmo incalzante. Invece la visione di questo film passa liscia come l'olio, senza nessun sussulto, senza interessi. Sceneggiatura molto precaria e cast anonimo. I giustizialisti lasciassero perdere, i vendicatori idem. VOTO=4.

voto al film: dskat assegna il voto mediocre a L'agguato (1996)



25 settembre 2003 Opinione di RageAgainstBerlusca su "L'agguato"
RageAgainstBerlusca

Brava Woopy, effettivamente mortifero Baldwin, ma il film non è da buttar via... certo, non regge il confronto con il 90% degli altri polizieschi-giudiziari.... e soprattutto non c'è alcuna vera ragione del perchè condannare l'imputato alla fine se non la vendetta razziale... il che mi pare a sua volta un po' razzista!!!!

voto al film: RageAgainstBerlusca assegna il voto sufficiente a L'agguato (1996)


26 maggio 2003 Opinione di Hantola su "L'agguato"
Hantola

Il film è molto bello perchè tratto da una storia vera. Gli attori sono all'altezza della situazione.

voto al film: Hantola assegna il voto buono a L'agguato (1996)



24 maggio 2003 Opinione di Caryn Johnson su "L'agguato"
Caryn Johnson

Non lo giudico assolutamente prevedibile e la critica di questo sito ha veramente esagerato questa volta!! E' un buon film e non vedo che bisogno ci sia di criticare Alec Baldwin, quando in realtà è stato bravo! Bravissima Whoopi Goldberg!

voto al film: Caryn Johnson assegna il voto buono a L'agguato (1996)


1 luglio 2002 Opinione di julie87 su "L'agguato"
julie87

il film è bello e alec baldwin non è un pesce lesso!!!!!!!cmq whoopi goldberg è stata bravissima come sempre! per chi ha scritto che c'è una sola battuta in tutto il film: la segretaria:"ehi, signor de laughter, ha sentito la novità?hanno sparato al presidente lincholn!sembra sia stato un certo..." bobby"io esco, vuoi che ti porti qualcosa?", la segretaria"sì, vorrei una merchedes decappottabile, ma mi basta anche una limonata" dopo aver consegnato l'autopsia du un uomo morto da 30...

voto al film: julie87 assegna il voto buono a L'agguato (1996)




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