Boiling Point (1990)
Con Masahiko Ono, Yuriko Ishida, Takeshi Kitano, Minoru Iizuka
La trama
La vita di uno spericolato affiliato alla Yakuza, la mafia giapponese, in una piccola città di provincia. Tra bar, partite di baseball, omicidi, Takeshi Kitano, all'opera seconda, gira un film completamente svincolato da qualsiasi convenzione narrativa e di genere. Forse è il meno convincente dei suoi film, ma resta comunque interessantissimo.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 08/08/2011 - utile per 5 utenti
Voto al film: 
L’incipit è l’interno di una latrina, qualche secondo e Masaki esce sul campo da baseball (da cui il titolo, 3-4 x j?gatsu, il punto vincente segnato all'ultimo minuto dalla squadra ospite in chiusura di campionato).
Pessimo giocatore di baseball, lavora in un distributore di benzina e ha un bel po’ di problemi di incomunicabilità.
Rompe un braccio ad un arrogante cliente della stazione di servizio e questo scatena la vendetta della yakuza locale.
Bisogna procurarsi pistole per questa faida senza esclusione di colpi, ma a Tokio non è facile e allora si parte per Okinawa, città “senza legge”.
Scatta qui il corpo centrale del film, quasi prova generale del capolavoro successivo, Sonatine.
Scene fulminanti di violenza, stile impassibile, humor nero e grottesco affidato a volti immobili e poche parole, lunghe inquadrature sul prima e sul dopo gli snodi della vicenda (il durante tocca a noi), e riprese infinite sul mare dove Masaki, tra un colpo e l’altro, continua ad esercitarsi con una improvvisata mazza da baseball, molto più simile al bastone lanciato in aria da Kubrik che a quella imbrattata di sangue nazista di Tarantino.
Masaki è un non-eroe, serve una spinta per far partire il gioco, nella vita come nel baseball, e ci pensa Uehara, lo yakuza pazzo di Okinawa, a metterlo sulla strada dell’ostinazione tenace e senza speranza, ma necessaria.
Se per ottenerla serve annullare tutti i comportamenti sani e razionali, ben vengano, allora.
Un attacco così diretto al conformismo della piccola borghesia giapponese (ma poi, si direbbe, di ogni età e paese), affidato ad una violenza visiva esibita così platealmente da sembrare uno sberleffo che ha l’aria di ridere di sé stesso, è quanto di meglio Beat Takeshi potesse mettere in campo per essere coerente con la sua dichiarazione “I miei film sono per persone molto intelligenti e popolo molto stupido, non per le grandi masse”.
Priva di colonna sonora, unico pezzo "Akujo" di Miyuki Nakajima nella scena al karaoke, l’assenza di musica rende ancora più irreale (e paradossalmente quasi virtuale) un gioco al massacro condito dei momenti tipici, sempre inaspettati, della Kitano way of life: un campo di straordinari fiori gialli di cui s’incorona e si fa riprendere in primo piano, la mitraglietta che si mette a sparare in alto da sola per sbaglio, nascosta nel gran mazzo di fiori, i colpi in testa che Uehara dà alla povera amante/puttana che ha scopato con un altro per ubbidirgli “….e tu solo perché te l’ho detto io ti fai scopare?” e la molla lì, per strada, così in macchina c’è meno gente e fa meno caldo……insomma un mondo di pazzi, ma, come si sa, quelli veri non sono sempre quelli che crediamo, sembra dire Kitano.
Alla fine, dopo quel buio e solitario incipit di cui si è detto, il film esplode nella conflagrazione totale del tir HYPER 2000EX guidato da Misaki con la ragazzina dolce dalle lunghe trecce al fianco.
Torna l’incipit sui titoli di coda, si riprende col baseball.
Sogno o realtà? Cinema.
- negative [5]
- sufficienti [7]
- positive [9]
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20 febbraio 2012 Opinione di alan smithee su "Boiling Point"
Secondo film di Kitano, all’epoca regista ancora in erba e senza il bagaglio di esperienza che lo rese solo pochi anni dopo uno dei massimi autori nipponici contemporanei. La pellicola parte placida e un po' smarrita, descrivendo la bizzarra e tranquilla figura di un ragazzo addetto al lavaggio macchine, appassionato di baseball ma, nonostante l’impegno profuso, assolutamente negato quanto a capacita’ sul campo da gioco. Durante una normale giornata di lavoro il giovane, nonostante...
voto al film: 
19 agosto 2011 Opinione di Mathiasparrow su "Boiling Point"
Un netto passo indietro rispetto all'esordio. Beat Takeshi può contare su quella carta bianca che non gli era stata concessa in Violent Cop e perfeziona lo stile ancora acerbo che lo caratterizzerà poi negli anni della consacrazione. Ma nonostante ciò il film è debole, procede fra tempi vuoti ed eccessi inefficaci: humor, cambi di ritmo e guizzi violenti sono alternati in continuazione rischiando quasi di sembrare fini a loro stessi. Questo mondo yakuza è...
voto al film: 
8 agosto 2011 Opinione di yume su "Boiling Point"
Secondo lungometraggio di Kitano, stavolta anche sceneggiatore. Come attore appare solo a storia avanzata, un ruolo breve ma folgorante di yakuza di Okinawa, vendicativo, totalmente folle e bisessuale (è la parte più straniante e divertente del film). L’incipit è l’interno di una latrina, qualche secondo e Masaki esce sul campo da baseball (da cui il titolo, 3-4 x j?gatsu, il punto vincente segnato all'ultimo minuto dalla squadra ospite in chiusura di...
voto al film: 
30 gennaio 2010 Opinione di ed wood su "Boiling Point"
Un Kitano minore, decisamente. Ancora lontano dalla raffinata stilizzazione e dall'abissale esistenzialismo dei suoi capolavori "noir" (Sonatine su tutti). Ci sono tuttavia in nuce alcuni tratti stilistici che lo renderanno uno degli Autori più caratteristici degli ultimi 20 anni: il mare, le inquadrature fisse, le parentesi umoristiche, le improvvise deflagrazioni di violenza, il gioco, il sado-masochismo, la violenza come necessità dell'uomo, la morte come...
voto al film: 
30 gennaio 2010 Opinione di bradipo68 su "Boiling Point"
Sto conoscendo mano a mano il cinema di Kitano e ogni volta mi stupisce.Stupisce la prospettiva da cui racconta un mondo dove sembra esistano solo yakuza,stupiscono i suoi personaggi che sembrano sempre capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato,stupisce la sua capacità di parlare di se stesso e del proprio cinema in maniera così trasversale toccando vari generi.E questo mi sembra un po'il caso di Boiling point in cui partendo dal diamante...
voto al film: 
25 gennaio 2010 Opinione di chribio1 su "Boiling Point"
yakuza,sesso,soldi e belle donne con in aggiunta il baseball non fanno proprio 1 bel film,anzi.voto.5.
voto al film: 
25 gennaio 2010 Opinione di OGM su "Boiling Point"
Il tema caratteristico dell’opera di Kitano è la nevrosi, che si manifesta in primitive forme di rivalità e prepotenza, di cui la yakuza è l’espressione istituzionalizzata. L’approccio all’argomento oscilla tra la poesia e l’ironia, ma senza alcuna indulgenza. Il Giappone contemporaneo sembra un mondo alla deriva e privo di storia; la società è costituita da singoli individui, in preda ad ossessioni e manie, nella totale...
voto al film: 
1 dicembre 2009 Opinione di luca826 su "Boiling Point"
VOTO 7/8 PROTOTIPO. Scarno ed essenziale anticipa un pò tutto il Kitano che verrà.
voto al film: 
12 maggio 2009 Opinione di marco l su "Boiling Point"
Non conosco il cinema di Kitano. Premessa necessaria per far comprendere l'affermazione che il film, ai non addetti o appassionati, non sembra un granché. Curioso? A tratti, ma non troppo da farne oggetto grottesco. D'azione? no, pur lambendo il genere gangster movie. Strano? Ecco, strano, ma non nella sua accezione più nobile, è forse attributo appropriato. Film se vogliamo esistenzialista, con il protagonista che, non appena si espone alla vita, apre tutta una serie di parentesi legate...
voto al film: 
3 marzo 2009 Opinione di Daskabinett su "Boiling Point"
Non il miglior Kitano secondo me, doveva ancora affinare lo stile per raggiungere l'apice con sonatine e Hana-Bi. Restano comunque personaggi,situazioni e atmosfere superiori alla media.
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