Opinione di Peppe Comune su Viaggio all'inizio del mondo
Con Marcello Mastroianni, Jean-Yves Gautier, Leonor Silveira
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Sul film
Durante un giorno di pausa nella lavorazione di un film, il vecchio regista Manoel (Marcello Mastroianni, qui nella sua ultima interpretazione), con cappello e pullover alla "de Oliveira", si mette in viaggio verso il nord del Portogallo (la zona montuosa che confina con la Spagna) per accompagnare l'attore Afonso (Jean-Yves Gautier) desideroso di conoscere la zia (Isabel de Castro) e di visitare il villaggio in cui è nato e cresciuto il padre prima di trasferirsi in Francia. E' l'occasione anche per l'anziano regista di fare tappa in diversi luoghi della sua infanzia. Li accompagnano altri due attori, Judite (Leonor Silveira) e Duarte (Diogo Dòria). "Viaggio all'inizio del mondo"è una magistrale riflessione sullo scorrere del tempo e sulla forza lenitrice dei ricordi, un viaggio nella memoria alla ricerca delle proprie radici che diventa un resoconto sulla condizione esistenziale dell'uomo moderno ("Vivere a lungo è un dono di Dio ma ha un suo prezzo", dice a un certo punto Manoel). Temi complessi che Manoel de Oliveira ci restituisce scarnificati di ogni superflua verbosità, limitandosi a farci toccare con mano la sensazione dolce della nostalgia, quando arriva coi suoi vecchi odori a rimescolare le carte di un presente precario. Con l'ironia pungente ed elegante di sempre. La prima parte del film è tutta caratterizzata da continui incroci di parole e da lunghi e raffinati soliloqui. E' soprattutto Manoel (chiaro alter ego dell'autore portoghese) a tenere banco coi racconti sulla sua infanzia, a fluttuare coi ricordi nel cuore antico del Portogallo. Sono i luoghi della sua memoria quelli davanti a cui sosta con devota commozione, ammirandoli come si ammira un quadro, cercando di ridargli la forma che avevano un tempo, di ricostruirne le esatte fattezze. E' lui che si riscopre all'improvviso bambino, con la stessa identica capacità di stupirsi e l'adulta consapevolezza di chi sa benissimo che quello è un tempo che non torna più. Gli altri lo seguono e si rendono partecipi di questo sentimento contemplativo, aggiungendo a questa rivitalizzante ricognizione nella memoria spunti storici e aneddoti personali, situazioni legate al contingente e considerazioni sul mondo ("Sarajevo è in tutto il mondo"). Più si avanti nel viaggio e più i ricordi sembrano farsi più nitidi e i racconti più circostanziati, più si avvicina la meta finale e più cresce la sensazione che l'auto sia diretta verso l'origine di tutto. Cosa voluta evidentemente e che trova l'espediente tecnico nella macchina da presa che inquadra la strada sempre dalla parte posterire dell'auto, come se il suo procedere diritta davanti a se significasse andare a ritroso nel tempo, verso l'inizio del mondo. Arrivati alla meta, nel piccolo paese di Castro Laboreiro, le parole che davano forma e sostanza ai ricordi lasciano il passo al lento riconoscimento di un legame di sangue, passando dall'iniziale diffidenza di una vecchia zia che non si capacita che quello che dice di essere il figlio di suo fratello non sappia parlare la sua stessa lingua (Afonso parla solo il francese), al linguaggio degli occhi che una volta carpiti nel profondo non tradiscono l'origine da uno stesso frutto. Afonso arriva nel paese della sua immaginazione bambina, quello che nei racconti del padre scaturiva in quei luoghi da favola che uno sogna di poter veramente visitare un giorno. Lui ci riesce e ritrova quei luoghi così come li aveva lasciati il padre, con la stessa sensazione di abbandono e la stessa voglia di fuggirsene oltre i monti. Luoghi sospesi in un tempo indefinito, dove si può ancora sentire il calpestio dei piedi sul selciato e i rintocchi delle campane che accompagnano lo scorrere delle ore, la presenza della natura e il vento che accarezza la pelle. Suoni amari come i rimpianti per una bellezza semplice che non c'è più, suoni di un presente eternamente uguale a se stesso. Afonso è giunto alla fine della sua ricerca e all'inizio delle sue radici, fin dove è conservata la sua natura primigenia per rinvenirvi i segni da cui tutto ha avuto inizio, la sua vita personale e la storia di tutti. Capolavoro.
Commenti
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18 marzo 2011, 20:44 di Snaporaz68
Grazie Peppe per avere ricordato questo film immenso
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18 marzo 2011, 21:14 di Peppe Comune
Grazie a te per la gentilezza mostrata.
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19 marzo 2011, 09:50 di lao
gli ultimi grandi quasi i fantasmi del cinema che fu
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19 marzo 2011, 12:16 di panflo
Quando perderemo anche de Oliveira il mondo del cinema sarà ben misera cosa: Bellissimo commento. Ciao.
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19 marzo 2011, 14:53 di Peppe Comune
Beh, direi che il maestro portoghese resiste bene. Comunque Patrizio, non sarei così pessimista. Un saluto anche a lao.
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