Due o tre cose che so di lei (1966)
Con Marina Vlady, Anny Duperey, Roger Montsoret
La trama
Il film segue e "intervista" Juliette, donna sposata, di tanto in tanto si prostituisce e spiega le proprie motivazioni. Juliette, tipico soggetto del nuovo consumismo, funge da guida e da metafora della città di Parigi, che negli anni sessanta subisce radicali trasformazioni.
Ritratto distaccato e brechtiano di una donna e di una città (la "lei" del titolo non è Juliette ma Parigi), un film-saggio, fra i migliori di Godard. Parti quasi documentarie come quelle sui cantieri parigini e la presentazione dell'attrice Marina Vlady si alternano ad altre quasi di fiction. Subito dopo gli entusiasmi nouvelle vague e subito prima del '68, uno dei punti di equilibrio massimo del percorso godardiano.
L'opinione più votata
Di ed wood scritta il 19/04/2012 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
- negative [3]
- sufficienti [1]
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8 maggio 2012 Opinione di Backoj su "Due o tre cose che so di lei"
Un immenso, rivoluzionario, magnifico Jean Luc Godard. Nonostante sia un film "a tesi", una via di mezzo tra documentario e film saggio, riesce a coinvolgerti emozionalmente dall'inizio alla fine. Lunga vita a Jean Luc!
voto al film: 
19 aprile 2012 Opinione di ed wood su "Due o tre cose che so di lei"
A parte "Fino all'ultimo respiro", manifesto della Nuovelle Vague e del cinema moderno, credo sia inutile cercare i "capolavori" nella sterminata cinematografia di JLG. La sua opera va giudicata per ciò che rappresenta nel suo complesso, per la quantità di innovazioni stilistiche, per la pregnanza dei contenuti, per l'ideologia di fondo. Ogni suo film è un tassello di questa monumentale cine-tele-opera, all'insegna delle avanguardie militanti, di Brecht, dell'anti-dramma, della realtà...
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18 ottobre 2009 Opinione di jonas su "Due o tre cose che so di lei"
Godard torna a parlare di prostituzione e realizza quasi una versione saggistica di Questa è la mia vita, con una struttura se possibile ancora più rigida e didascalica (grazie all’adozione dello strumento dell’intervista) e una protagonista appartenente a una classe sociale più elevata. Oltrettutto il regista introduce vari altri argomenti (il consumismo, l’urbanizzazione, il Vietnam), che non sempre si amalgamano bene. Comunque è un film che...
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12 agosto 2009 Opinione di mm40 su "Due o tre cose che so di lei"
Può essere affascinante, l'approccio alla forma filmica di Godard, ma certo lascia perplessi. Impossibile cogliere esattamente ciò che l'autore voleva significare, disponendo in scena una folla inquieta che si domanda di continuo su comunismo, tv a colori, futuro e passato, lavoro, sesso, beni quotidiani più o meno essenziali. Ed è proprio il superfluo - a quanto pare di poter dedurre da Due o tre cose che so di lei - a fornire la facciata di una metropoli...
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26 dicembre 2008 Opinione di sasso67 su "Due o tre cose che so di lei"
Secondo me Godard è uno dei registi più sopravvalutati dalla critica, nonostante che abbia quasi sempre manifestato, con i suoi film, un totale disprezzo per il pubblico. I suoi film, compreso questo "Due o tre cose che so di lei" è un film di nicchia o, come direbbe Checco Zalone, "di micchia". E' assolutamente inguardabile ed insopportabile e se quarant'anni fa poteva avere un suo significato, oggi appare un oggetto indefinibile, che comunque ha poco a che vedere con il cinema.
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23 maggio 2008 Opinione di carlos brigante su "Due o tre cose che so di lei"
Come viene ripetuto in qualunque recensione (o presunta tale), la "Lei" è la regione parigina a quel tempo al centro di notevoli cambiamenti (sconvolgimenti?), ma per estensione può diventare la società tutta, la condizione femminile in emancipazione, la guerra, la rivoluzione ormai nel cassetto. Di sicuro è uno dei migliori e più compiuti Godard che abbia mai visto. Rabbioso, pessimista, rivoluzionario. E' un film in cui si respira l'aria del '68 in anticipo però sui tempi (infatti...
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