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Due o tre cose che so di lei (1966)

[Deux ou trois choses que je sais d'elle, Francia 1966, Drammatico, durata 95']   Regia di Jean-Luc Godard
Con Marina Vlady, Anny Duperey, Roger Montsoret



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Due o tre cose che so di lei: minimo
Ritmo ritmo in Due o tre cose che so di lei: forte
Impegno impegno in Due o tre cose che so di lei: molto forte
Tensione tensione in Due o tre cose che so di lei: minimo
Erotismo erotismo in Due o tre cose che so di lei: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a Due o tre cose che so di lei

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a Due o tre cose che so di lei (voti: 20 media: 3,80) 20

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La trama

Il film segue e "intervista" Juliette, donna sposata, di tanto in tanto si prostituisce e spiega le proprie motivazioni. Juliette, tipico soggetto del nuovo consumismo, funge da guida e da metafora della città di Parigi, che negli anni sessanta subisce radicali trasformazioni.  

Ritratto distaccato e brechtiano di una donna e di una città (la "lei" del titolo non è Juliette ma Parigi), un film-saggio, fra i migliori di Godard. Parti quasi documentarie come quelle sui cantieri parigini e la presentazione dell'attrice Marina Vlady si alternano ad altre quasi di fiction. Subito dopo gli entusiasmi nouvelle vague e subito prima del '68, uno dei punti di equilibrio massimo del percorso godardiano.

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L'opinione più votata

Di ed wood scritta il 19/04/2012 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto buono

A parte "Fino all'ultimo respiro", manifesto della Nuovelle Vague e del cinema moderno, credo sia inutile cercare i "capolavori" nella sterminata cinematografia di JLG. La sua opera va giudicata per ciò che rappresenta nel suo complesso, per la quantità di innovazioni stilistiche, per la pregnanza dei contenuti, per l'ideologia di fondo. Ogni suo film è un tassello di questa monumentale cine-tele-opera, all'insegna delle avanguardie militanti, di Brecht, dell'anti-dramma, della realtà che irrompe nella finzione ma che al contempo ne è corrotta. Detto questo, è chiaro che alcuni di questi "tasselli" risultano più ispirati e interessanti di altri. "Due o tre cose" rientra certamente fra gli esiti maggiori del "godardismo". Didascalie, una (sotto)voce fuori-campo, Marina Vlady che guarda in macchina e pensa ad alta voce, brevi e ficcanti panoramiche dei dissestati sobborghi paragini; conversazioni da bar, da negozio d'abbigliamento, da parrucchiere; la dialettica fra parola ed immagine, fra oggetto e soggetto, come supporto filosofico/estetico alla riflessione sull'alienazione dell'individuo nella civiltà industriale; prodotti, servizi e quant'altro annichilisca l'umano nella società dei consumi, disoccupazione e precarietà, prostituzione e solitudine, i drammi e le angosce dell'Europa a cui fanno eco tragedie ancor più devastanti, nel Vietnam messo a ferro e fuoco dalle truppe americane. Qua e là si perde la bussola, ci si complica la vita, si cade nell'intellettualismo, si rischia di fare un film neo-borghese, futile; ma al di là di qualche passaggio a vuoto, JLG alterna sapientemente l'esterno di una città dal volto incomprensibile con l'interno di un animo indifferente, apatico, prosciugato da ogni linfa vitale, inventando anche immagini di grande potenza e suggestione: una su tutte, il dettaglio delle bollicine del caffè, che si uniscono e si disintegrano, metafora biologica fatalista sul destino dei popoli. La società moderna, pare dirci Godard, confonde i pensieri delle persone, inquina i loro animi, li rende incapaci di comprendere quali siano i loro veri desideri, i loro bisogni affettivi, rendendoli spaesati, abulici ed impotenti.
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SI

Opinioni su Due o tre cose che so di lei


8 maggio 2012 Opinione di Backoj su "Due o tre cose che so di lei"
Backoj

Un immenso, rivoluzionario, magnifico Jean Luc Godard. Nonostante sia un film "a tesi", una via di mezzo tra documentario e film saggio, riesce a coinvolgerti emozionalmente dall'inizio alla fine. Lunga vita a Jean Luc!

voto al film: Backoj assegna il voto ottimo a Due o tre cose che so di lei (1966)


19 aprile 2012 Opinione di ed wood su "Due o tre cose che so di lei"
ed wood

A parte "Fino all'ultimo respiro", manifesto della Nuovelle Vague e del cinema moderno, credo sia inutile cercare i "capolavori" nella sterminata cinematografia di JLG. La sua opera va giudicata per ciò che rappresenta nel suo complesso, per la quantità di innovazioni stilistiche, per la pregnanza dei contenuti, per l'ideologia di fondo. Ogni suo film è un tassello di questa monumentale cine-tele-opera, all'insegna delle avanguardie militanti, di Brecht, dell'anti-dramma, della realtà...

voto al film: ed wood assegna il voto buono a Due o tre cose che so di lei (1966)

2 commenti
[utile per 7 utenti]


18 ottobre 2009 Opinione di jonas su "Due o tre cose che so di lei"
jonas

Godard torna a parlare di prostituzione e realizza quasi una versione saggistica di Questa è la mia vita, con una struttura se possibile ancora più rigida e didascalica (grazie all’adozione dello strumento dell’intervista) e una protagonista appartenente a una classe sociale più elevata. Oltrettutto il regista introduce vari altri argomenti (il consumismo, l’urbanizzazione, il Vietnam), che non sempre si amalgamano bene. Comunque è un film che...

voto al film: jonas assegna il voto sufficiente a Due o tre cose che so di lei (1966)


12 agosto 2009 Opinione di mm40 su "Due o tre cose che so di lei"
mm40

Può essere affascinante, l'approccio alla forma filmica di Godard, ma certo lascia perplessi. Impossibile cogliere esattamente ciò che l'autore voleva significare, disponendo in scena una folla inquieta che si domanda di continuo su comunismo, tv a colori, futuro e passato, lavoro, sesso, beni quotidiani più o meno essenziali. Ed è proprio il superfluo - a quanto pare di poter dedurre da Due o tre cose che so di lei - a fornire la facciata di una metropoli...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a Due o tre cose che so di lei (1966)

2 commenti
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26 dicembre 2008 Opinione di sasso67 su "Due o tre cose che so di lei"
sasso67

Secondo me Godard è uno dei registi più sopravvalutati dalla critica, nonostante che abbia quasi sempre manifestato, con i suoi film, un totale disprezzo per il pubblico. I suoi film, compreso questo "Due o tre cose che so di lei" è un film di nicchia o, come direbbe Checco Zalone, "di micchia". E' assolutamente inguardabile ed insopportabile e se quarant'anni fa poteva avere un suo significato, oggi appare un oggetto indefinibile, che comunque ha poco a che vedere con il cinema.

voto al film: sasso67 assegna il voto pessimo a Due o tre cose che so di lei (1966)

nessun commento
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23 maggio 2008 Opinione di carlos brigante su "Due o tre cose che so di lei"
carlos brigante

Come viene ripetuto in qualunque recensione (o presunta tale), la "Lei" è la regione parigina a quel tempo al centro di notevoli cambiamenti (sconvolgimenti?), ma per estensione può diventare la società tutta, la condizione femminile in emancipazione, la guerra, la rivoluzione ormai nel cassetto. Di sicuro è uno dei migliori e più compiuti Godard che abbia mai visto. Rabbioso, pessimista, rivoluzionario. E' un film in cui si respira l'aria del '68 in anticipo però sui tempi (infatti...

voto al film: carlos brigante assegna il voto ottimo a Due o tre cose che so di lei (1966)

5 commenti
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30 settembre 2005 Opinione di nico80 su "Due o tre cose che so di lei"
nico80

7.5

voto al film: nico80 assegna il voto nd a Due o tre cose che so di lei (1966)



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